sabato 24 novembre 2012

Holy Land: United World Project

News from the Y4UW in Jerusalem:
Thank you for your unity and prayer. We are all well. We are in constant contact with our community in Gaza and they tell us that they are also ok.Last Friday, a group of thirty Youth for a United World (Y4UW) gathered in Jerusalem to launch the United Word Project. This presentation coincided with the siren alert that was sounded all over Jerusalem. It really seemed like a utopia to speak about unity in such circumstances, dominated by a great fear. Nevertheless, the Y4UW courageously continued the scheduled programme till the very end, certain to take upon their shoulders the challenge of being true peace-builders.
We continue to offer everything and greet you with all my heart.”
Notizie dai GMU in Gerusalemme:
“Grazie della vostra unità e preghiera. Siamo tutti bene e anche la nostra comunità di Gaza con la quale siamo continuamente in contatto.
Venerdì scorso allorché ha suonato la sirene su Gerusalemme, un gruppo di una trentina di Giovani per un Mondo Unito erano insieme per presentare il United Word Project. Sembrava proprio una utopia parlare di unità in questa circostanza dove la paura era grande. Hanno svolto tutto il programma previsto con la certezza di essere in prima persona costruttori di pace.
Continuiamo a offrire ogni cosa e vi salutiamo con tutto il cuore.”


venerdì 23 novembre 2012

Fraternità in politica: invito


Ungheria: Onorificenza ai Giovani per un Mondo Unito

“Il 20 novembre alle ore 11 il ministro per le Risorse Umane, Zoltán Balog, ha dato un onorificenza a noi, Giovani per un Mondo Unito.
Il premio ha conferito il sottosegretario, Miklós Soltész, che ha sottolineato tra l’altro: quando si dà un riconoscimento, questo vuol dire che quelli che lo ricevono sono i modelli per gli altri sul campo dove hanno esercitato la loro attività.
E’ una cosa importantissima sostenere fisicamente e spiritualmente e servire i giovani per molti anni. Il premio ha ritirato Feri - il responsabile della nostra zona.
L'argomento ufficiale è così: la sezione giovanile del Movimento dei Focolari ha esercitato un’attività professionale, efficace, esemplare e di valore
Altre foto: https://plus.google.com/photos/111534611165100812141/albums/5812871462601927889?authkey=COn3rf2lq-yz8QE
Con i saluti di tutti i/le gen e GMU dell’Ungheria: Let’s Bridge!”
Rita, Ágoston, Cinzia e Gábor

giovedì 22 novembre 2012

Thanksgiving Day



Il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese) è una festa di origine cristiana osservata negli Stati Uniti d'America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.

Questa storica tradizione, in origine di derivazione religiosa ma ora considerata secolare, risale all'anno 1621. Quando fu effettuato il raccolto nel novembre 1623 William Bradford, Governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini, a Plymouth, nel Massachusetts, emise l'ordine:
« Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli ed i vostri piccoli, radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina... per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni. »
I Padri pellegrini, perseguitati in patria per le loro idee religiose piuttosto integraliste, decisero di abbandonare l'Inghilterra e andare nel nuovo mondo, l'attuale America del Nord. 102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32 bambini) imbarcati a bordo della Mayflower, arrivarono sulle coste americane nel 1621, dopo un duro viaggio attraverso l'Oceano Atlantico; durante il viaggio molti si ammalarono e tanti morirono. Quando arrivarono, l'inverno era ormai alle porte; si trovarono di fronte ad un territorio selvatico e inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. I Pellegrini avevano portato dall'Inghilterra dei semi di vari prodotti che si coltivavano in patria e li seminarono nella terra dei nuovi territori; vuoi per la natura del terreno, vuoi per il clima, la semina non produsse i frutti necessari al sostentamento della popolazione, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno. Questa situazione rischiava di riproporsi anche l'anno successivo se non fossero intervenuti i nativi americani (gli indiani) che indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e quali animali allevare, in specie il granturco ed i tacchini. Dopo il duro lavoro degli inizi, i Pellegrini indissero un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. I coloni invitarono alla festa anche gli indigeni, ai quali dovevano molto se la loro comunità aveva potuto superare le iniziali difficoltà di adattamento nei nuovi territori, gettando le basi per un futuro prospero e ricco di ambiziosi traguardi. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano ci furono pietanze che divennero tradizione per le feste - in particolare il tacchino e la zucca - insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci, torte di cereali, frutta secca e noccioline.

BURKINA FASO: Flash News sul “United World Project”

“Sono Richard Atemnkeng, Paul Kisyaba e Dominique Djiré.
Due settimane fa abbiamo lanciato “United World Project” ai giovani. Abbiamo organizzato una festa invitando i nostri amici. Sono venuti 80 in tutto e 50 erano nuovi. Dopo un’accoglienza calorosa, abbiamo presentato il “United World Project” e siamo rimasti molto contenti da come hanno ben accolto il progetto. Si sono subito sentiti coinvolti. Infatti, hanno subito chiesto: “quando vi trovate per l’incontro?”; “possiamo venire anche noi?”; “volete venire a parlare ai nostri giovani in scuola?”
Così, abbiamo raccolto 80 firme per il “United World Project”. Ognuno è partito con il desiderio di potare la buona notizie ai loro amici nelle scuole. Già oggi abbiamo sentito da uno di loro, che in qualche scuola hanno chiesto il permesso dal preside della scuola e hanno parlato del “United World Project”! In uno delle scuole 150 giovani hanno subito dato le loro firme. Aspettiamo ancora le notizie dagli altri scuole.
Il 24 novembre ci siamo dato l’appuntamento di andare in un ospedale dello Stato per fare le pulizie, un atto concreto che dimostra concretamente la nostra adesione al “United World Project”. Vi faremmo arrivare le notizie.
Nel mese di dicembre, abbiamo programmato di andare con gli adulti per fare una festa per i prigionieri.”

mercoledì 21 novembre 2012

On New Year’s Eve, we are planning to continue the Genfest spirit through a party (by invitation) at Loppiano, Italy. There we could meet again with those who were present at Budapest and get to know all the others who couldn’t make it.
 
A Loppiano, stiamo organizzando una festa (su invito) sull'onda del Genfest, per potersi incontrare per chi c'è stato, e conoscersi per chi non c'è stato.


WORKSHOPS
LIVE CONCERT

Special guest: Genfest Band (and more!)
PARTY / DJ SET
Special Guest: Crydamour DJ (Spain)
Necessaria la prenotazione
Reservations required.
Tel: +39 055 9051102     
E-mail accoglienza@loppiano.it

martedì 20 novembre 2012

"War is a useless massacre"

“War is a useless massacre” once said Igino Giordani (Foco), Italian politician, writer and journalist, born September 24, 1894 at Tivoli, died at Rocca di Papa on April 18, 1980.
We presume you would appreciate seeing the Statement by Dr. Ron Kronish, the Secretary General of the Inter-religious Coordinating Council in Israel, on the recent violent conflict between Israelis and Palestinians in Gaza. This clear short statement points in the right direction.  
We remain in solidarity with all sincere religious believers in Palestine and Israel who yearn for a genuine and just peace.
“Dear friends,
As the war in the South of Israel and in Gaza rages, we are anxiously hoping that a ceasefire will be announced today or tomorrow, before more lives are lost on both sides and even more physical and psychological trauma sets in, causing further damage to both the Palestinian and the Israeli peoples. The sooner the violence stops the better - we need to return to dialogue and negotiation rather than use war as a form of conflict resolution.
We believe that the use of force cannot resolve our conflict. Negotiations for peace are the only way to bring about sustainable security for all peoples in the region.
In the meantime, we continue our peace-building work on the ground in Israel, bringing Jews, Christians and Muslims together in ongoing dialogue and educational programs for youth, women, religious leaders, and educators.  In the end, peace will ensure us more security than ongoing war and recurring violence.
L'Shalom,

Dr. Ron Kronish
Director, ICCI”

domenica 18 novembre 2012

Cuba: è nella "notte" che si vedono le "stelle"

Erano tempi di guerra e tutto crollava...  questa frase di Chiara Lubich ha accompagnato arditamente l’alba del 25 ottobre. La notte era stata di incertezze e paure, in mezzo alla penombra, i venti, l’acqua ed i rumori di quanto cadeva; nella mia casa non è crollato il tetto e non avevamo idea del dramma che allo stesso tempo stavano vivendo migliaia, centinaia di migliaia di famiglie nella città di Santiago di Cuba e in molti dei suoi villaggi più vicini.
Soltanto quando è incominciato ad albaggiare il giorno e a diminuire la pioggia e il vento, abbiamo affrontato la realtà; abbiamo visto prima di tutto i luoghi più vicini del vecinato o il lavoro, poi in tutta la città la furia con la quale il vento ci aveva spogliato della vita, tetti, case, edifici publici, templi, dell’ombra ed il verde degli alberi; la furia con la quale il vento della notte aveva messo in evidenza la precarietà e vulnerabilità di tanti.
Quanto lavoro e sforzo, quanto luoghi di materiale che Sandy ha portato via con sè, mi dicevo. Di quello non c’è immagine che si possa prendere e plasmare: nessuna si avvicina alla realtà. Alcuni piangono, altri sistemano; ci sono chi aiutano, altri si approfittano e cercano di lucrare con la perdita altrui; ci sono chi da una mano per pulire, raccattare, mettere a posto, altri rimangono nel lamento inutile o nell’attesa che altri facciano quello che tocca a loro.

sabato 17 novembre 2012

Una striscia di esplosivo

Nuova crisi a Gaza: molteplici ne sono le ragioni, molteplici possono esserne le conseguenze, mentre la precarietà impera in tutti i Paesi della regione araba
Ci risiamo: l’annosa tensione tra Hamas e Israele si concentra su quella angusta bandella di terra sul Mediterraneo tristemente conosciuta come Striscia di Gaza. Riprendono contestualmente i bombardamenti a tappeto da parte israeliana – con uccisioni mirate di esponenti di spicco di Hamas, ma anche di tanti innocenti, “effetti collaterali” a cui non possiamo mai abituarci, pena la decadenza del nostro “tasso di umanità” –, così come ai lanci di missili più o meno artigianali dalla Striscia verso il sud d’Israele.
Perché questa recrudescenza? Innanzitutto perché le elezioni anticipate in Israele si avvicinano: certi partiti politici, sostanzialmente quelli al potere ma non solo, hanno tutto l’interesse a ripresentare alla propria opinione pubblica la necessità di combattere efficacemente il nemico pubblico n° 1, cioè Hamas. Un’operazione fattibile solo da chi ha di fatto la forza militare dalla propria parte. L’esercito e i servizi israeliani in questo contesto fanno pesare la loro forza.
C’è poi da considerare la grave incertezza che ormai da due anni attraversa tutti i Paesi arabi della regione, nessuno escluso. Sul Golan le scaramucce tra gli eserciti israeliano e siriano rischiano di degenerare, con l’incognita delle “provocazioni” attuate dai cosiddetti ribelli. In Giordania ed Egitto la “transizione araba” non ha trovato ancora una composizione definitiva, anche per l’inattesa crescita esponenziale dell’influenza dei salafiti nella vita politica e sociale, dopo che i Fratelli musulmani stanno conquistando il potere elettoralmente in diversi Paesi arabi, mentre in altri cresce comunque la loro influenza.

venerdì 16 novembre 2012

Peace, Europe, Future: What does peace in Europe mean to you?

It’s also yours: come and receive the Nobel Peace Prize 2012
Congratulations!
Did you know that you have won the prestigious Nobel peace prize? This year the European Union and its 500 million people were awarded this prize for turning Europe from a continent of wars into a continent of peace. The award will be presented in the Norwegian capital Oslo on 10 December 2012.
4 young Europeans - maybe you? - will be accompanying EU leaders to collect this prize.
Are you up for this?
Are you between 8 and 24 years old? Are you a national of an EU country, an acceding country or candidate country to the EU?
Then tell us: What does peace in Europe mean to you? 
Get your pencils and paper - or a computer - out and send us your drawing  (if you are between 8 and 12) or short text of maximum 120 characters (if you are between 13 and 24) by 25 November 2012.
The European Youth Forum, partner of the EU for this contest, will pre-select the 16 best entries for each age group (8-12; 13-17 and 18-24) and a jury will select three final winners (one for each age group).
The 16 pre-selected entries from the categories 18-24 will also be posted on Facebook for a vote by the public. The candidate with the most votes will be invited to Oslo. This winner will also be invited to come to Strasbourg for a special event around the Nobel prize on 12 December, and so will the 9 runners-up!
You could be one of the 4 lucky young Europeans winning a trip to Oslo and an unforgettable experience of the Nobel Peace Prize celebrations!  
Read the rules of the contest and fill in the form below to participate:
http://consilium.europa.eu/peace4eu?lang=en

giovedì 15 novembre 2012

Tutti solidali coi clochard

Il Comune di Milano avvia la raccolta di indumenti pesanti da distribuire ai senza fissa dimora. Dal 2013, inoltre, sarà potenziato e reso gratuito il servizio docce
Coperte di lana, sacchi a pelo, cappotti e giacconi invernali. Il Comune insieme a dodici associazioni attive nel sostegno e nell'accoglienza dei clochard raccoglierà questo materiale con nove gazebo che verranno allestiti nel capoluogo lombardo, sabato prossimo 17 novembre, per poi distribuirlo ai senza tetto in previsione dell’inverno.
A questo proposito sempre il Comune di Milano invita a segnalare le persone in stato di bisogno e a contattare le due strutture comunali che si occupano del soccorso e della prima accoglienza di chi ha bisogno di un posto letto: il Centro aiuto stazione Centrale e la Casa dell'accoglienza (viale Ortles).
Con questa iniziativa dall'assessorato alle Politiche sociali si chiede ai milanesi di dare una mano a chi si trova in difficoltà, donando quello che non si usa più per darlo ai senzatetto e a chi ne avrà bisogno nei mesi invernali che ci aspettano.
Un’altra operazione, denominata "Operazione dignità", sarà attivata prossimamente sempre dal Comune di Milano attraverso l’Assessorato ai servizi sociali. Dalla prossima settimana e per il resto dell’inverno, gli uomini dell’assessorato faranno dei sopralluoghi notturni, e tra loro ci sarà lo stesso assessore Majorino. Perché, spiega quest'ultimo: «Dobbiamo uscire da una logica dell’accoglienza come emergenza e garantire sempre di più standard di qualità. Il diritto alla dignità deve riguardare tutti, anche chi vive per strada».
E in emergenza, appunto, lo scorso anno fu aperto il mezzanino della stazione Centrale: un rifugio per le notti più fredde. «Quest’anno abbiamo aumentato i posti letto fino a 2.500 e vorremmo garantire a tutti un riparo migliore». Si comincerà con il potenziare le docce, attualmente distribuite in tre diversi punti della città. Per utilizzarle, clochard e bisognosi pagano un euro. Dal 2013 saranno gratis e a chi si presenterà, verrà chiesto di compilare una scheda: un modo per cercare di creare un contatto con i servizi sociali. L’obiettivo è anche aumentare l’offerta creando una "rete" con le strutture del terzo settore: da solo, il Comune garantisce 2.500 docce al mese per un massimo di 30mila all’anno; si potrebbe arrivare a 5mila al giorno.

mercoledì 14 novembre 2012

You Taught Me Forgiveness

At her father’s bedside, a Burundese member of the Focolare remembers the deeply Christian lessons he gave to her.
“I lost my Mother, my uncle and his wife at the beginning of the war in 1993. All three of them were murdered by some people from our own quarter, people whom we knew well. Then Father took our orphaned cousins to live with us. There were fourteen of us altogether and Father never showed any partiality towards any one.
In order to keep us together Father decided not to remarry. Being the oldest, I helped him out because the smaller children were feeling their mother’s absence. To my proposals that we seek justice against those who had killed our relatives, Father always helped us to forgive, explaining to us the significance of reconciliation.
He suggested to my brothers that they start a “club”, an association for young people that would promote peace and reconciliation. This club contributed to returning peace to people’s spirits in our Commune.

lunedì 12 novembre 2012

Emergenza Siria: un appello per i profughi

I profughi siriani sono ormai oltre 300.000. Si sono riversati in Turchia, Iraq, Giordania e Libano. Una situazione drammatica in bilico. Cosa possiamo fare.
Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese
Decidere di lasciare la propria terra, la propria casa, il lavoro, gli amici, è un fatto traumatico, quando non si ha altra scelta. Non si può prevedere se e quando si potrà ritornare e se si troverà ciò che si è lasciato. Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese verso regioni meno pericolose, mentre 311.000 – queste le ultime stime dell’ONU – si sono rifugiati nei Paesi confinanti: Turchia, Iraq, Giordania e Libano.
Non si intravvede ancora una possibile soluzione di questo conflitto che vede schierate su fronti opposti le forze governative e le forze di opposizione; anzi, si teme un’estensione della crisi a livello internazionale.

Cuba, dopo l’uragano Sandy

Prima ancora della costa orientale degli Stati Uniti, è stata colpita l’isola di Cuba con gravi danni. Giovani e ragazzi dei Focolari, insieme a tanti, impegnati negli aiuti.
Dopo il passaggio dell’uragano Sandy nella parte orientale dell’Isola ci scrivono da L’Avana: «La città di Santiago e altri paesi della regione circostante sono stati fortemente colpiti. Si prevedeva una ‘tormenta tropicale’, ma, in pochissime ore, si è convertita in un uragano di categoria 3. Le situazioni più gravi sono dovute alla distruzione delle abitazioni e delle coltivazioni».
Secondo fonti governative, da una prima valutazione risultano 15.392 le case distrutte totalmente, e 36.544 parzialmente, senza contare gli effetti sugli ospedali, scuole, chiese ed altre infrastrutture pubbliche. I danni provocati dall’uragano hanno compromesso una situazione abitativa in tanti casi già precaria.
La situazione è molto difficile: scarseggiano i viveri, i materiali per la ricostruzione. Dopo una settimana comincia a ripristinarsi la corrente elettrica.
La comunità dei Focolari, in particolare i giovani e i ragazzi, sono attivissimi nell’aiutare a sgombrare le strade, ad effettuare piccole riparazioni nei loro quartieri, a preparare le mense per i poveri nelle parrocchie.

domenica 11 novembre 2012

USA: Genfest experiences

Letting go of my worry
As a high school senior, I am often stressed by the prospect of what I will do with the rest of my life. The questions of my future eat away at me constantly: what college will I go to? What will I study? What will my career be? These unanswered questions all place a lot of pressure on me.
However, at an international meeting for young people following Genfest, having met so many wonderful happy people who are living various vocations, I came to a profound understanding: no matter what I do, where I go, whatever happens in my life, as long as I live a life of service and love, I will be happy. So whether I work in a construction company, become a priest or own a multibillion-dollar company — if I live the spirituality of unity, it doesn’t matter. At the end of my life, I will be happy with how I’ve lived. And so this has allowed me to let go of my worry and just let God take me where he chooses.
Corbin Cali, Texas
 
Love knows no barriers
Among these experiences shared at the Genfest, one that was very profound for me was of a young person from Egypt. In the span of six years, he had been through so much suffering — first the death of his mum and then his sister, and shortly afterwards he himself was diagnosed with the same disease. I wanted to go and find him, to tell him “thank you” and that he wouldn’t have to suffer alone, that we would live this together. It was the end of the programme, and everyone was leaving to start the march for the flash mob, so it would have been a miracle to find him. God must have arranged it, however, because two minutes after exiting the stadium I saw him! We started talking and laughing, and he looked at me, and with this big, sincere smile said: “God loves us very much.” It was such a strong moment of God that I don’t have words to describe it. We promised each other that we would pray for one another. It was a lived “Let’s Bridge” experience because we probably will never see each other again, but the connection is there and we will continue to pray for the other.
Jessica Berends, Michigan

venerdì 9 novembre 2012

Napoli: I Giovani per un Mondo Unito "invadono" Scampia


È il 1967: Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, si rivolge ai giovani con queste parole “Giovani di tutto il mondo unitevi!”.  Una frase, la sua, che segnerà, nell’anno successivo, l’atto di nascita del Movimento Gen (Generazione nuova): la vecchia generazione lasciava il testimone alla nuova; è l’immagine di una cordata che insieme, ma attraverso esperienze diverse, vuole realizzare il testamento di Gesù, “Che tutti siano uno”.
Nel 1985 sarà il momento dei giovani per un mondo unito: il loro obiettivo è costruire la fraternità universale, attraverso iniziative concrete quali raccolte fondi per progetti di solidarietà e attività di valorizzazione del territorio. In tutto il mondo ci sono tantissimi giovani che vivono per questo ideale, ma hanno l’opportunità di incontrarsi tutti insieme? Chiara aveva pensato a tutto: il Genfest. La prima edizione si tenne nel 1973 a Loppiano (Toscana) con circa 8000 giovani. Soltanto due anni dopo ben 20000 giovani si ritrovarono al PalaEur di Roma alla presenza del papa Paolo VI che li salutò dicendo: «Nasce un mondo nuovo».

mercoledì 7 novembre 2012

Scardinare la xenofobia coltivando la relazione

Cresce in Europa il sentimento di ostilità verso le minoranze. Come arginare questo fenomeno? Le proposte di un centro di ricerca tedesco
Cosa sta alle origini degli atteggiamenti xenofobi? E che si può fare contro la discriminazione? Fin dal 2002 l’università di Bielefeld, nella Renania Vestfalia, ha avviato una ricerca approfondita sul fenomeno della crescita dell’ostilità verso le minoranze che comincia a destare scalpore a livello internazionale. Gli scienziati indagano sui modelli di percezione adottati dalla maggioranza nei confronti delle persone di provenienza sociale, etnica e religiosa diversa. Le analisi empiriche mettono in evidenza alcuni risultati rilevanti: «La discriminazione costituisce un ostacolo decisivo all’integrazione. Chi, però, è costretto a vivere continuamente esperienze di emarginazione, non si sente parte integrante della società».

martedì 6 novembre 2012

Egitto: Con i prigionieri eritrei

Questo Servizio è iniziato quando un gruppo di giovani della Chiesa Anglicana ci hanno chiesto di preparare 150 pasti, circa, per i prigionieri egiziani e stranieri. Abbiamo risposto di sì a questa richiesta e durante tutta la notte abbiamo preparato questi pasti per la mattina dopo. Mentre cucinavamo abbiamo saputo che tanti dei prigionieri sono dell’Eritrea.
Lì per lì, siamo rimasti molto colpiti da questo fatto ed abbiamo deciso di visitare i prigionieri con questo gruppo della Chiesa Anglicana. Entrando nella prigione, siamo rimasti molto colpiti da quello che abbiamo visto. È stata un’esperienza fortissima.
Perciò, abbiamo deciso di visitare questi prigionieri eritrei regolarmente. Durante la visita, cerchiamo di capire insieme le loro esigenze e, per quanto possibile, cercare di sodisfare le loro richieste nella visita seguente. In loro abbiamo visto l’ammalato, lo straniero, il bisognoso, il nudo... Abbiamo capito anche il valore della libertà.
Giovani per un Mondo Unito dell’Egitto.

Pakistan: A hard day's work


Photographer Anjum Naveed immortalizes some a group of Pakistani boys returning home after a day's work on the outskirts of Islamabad. Their survival is based on the collection of recycled items that is later reused. They are silhouetted against the sunset while they are heading home after a day of work.
Pakistan on Sunday, Nov. 4, 2012.