domenica 2 dicembre 2012
venerdì 30 novembre 2012
Cultural Night shows Brazil to the international delegates
Fonte: www.rio2013.com/en
Nov. 28, 2012
Nov. 28, 2012
The erudite met the samba. The ludic, history, culture and the faith also were at the party. This is how we can describe the presentations at the Night Faith and Culture – Meetings between Brazilian Rhythms, last Tuesday at Espaço Tom Jobim.
Two hymns were played at the opening of the performance by the Brazilian Young Symphony Orchestra. The first was the Brazilian Anthem to start the night and then the Hymn of the WYD Rio2013.
The official melody of the event went along with the Hail Mary, by Charles Gounod and Johann Sebastian Bach, played with a cavaquinho (string instrument like a small guitar). After the prayer, came the opera “ O Guarany”, by Antonio Carlos Gomes. The show had then “The Prelude”, by Franz Liszt. The night got the voice of Marlui Miranda who sang the Our Father in Tupi, which was the most spoken language at Brazilian seacoast in the XVI century.
The juvenile choir of Brazilian Symphony Orchestra performed O Trenzinho do Caipira, by Heitor Villa-Lobos and Ferreira Gullar. The show went on with the Brazilian culture O Cio da Terra, Asa Branca and Garota de Ipanema.
The apice was when the Bateria of Unidos da Tijuca Samba School (percussion) showed up, singing Cidade Maravilhosa , with “Mestre-sala” and “ Porta-bandeira”. The closing was made by Olivia Ferreira and Guilherme singing the Official WYD Rio2013 Hymn.
giovedì 29 novembre 2012
Non bisogna essere degli eroi per salvare vite
Testimonianza di Andrea - 21 anni e frequenta il 3° anno di medicina - in occasione dell’evento “Chiara Lubich e le nuove generazioni” svoltosi a Castelgandolfo l'11 marzo 2012
Fonte: www.focolare.org/it
«Ho conosciuto i Focolari grazie ai Giovani per un Mondo Unito che erano nella mia classe al liceo. Mi piaceva il Movimento e avevo un forte desiderio di amare concretamente, ma avevo paura di non potermi avvicinare all’Ideale dell’unità, poiché ero lontano dalla religione.
Non amo essere chiamato ateo, poiché oggigiorno l’ateismo viene letto come posizione in feroce contrapposizione alla Chiesa e alle religioni. Io, invece, cerco di mettere il rispetto davanti ad ogni persona e cosa: per questo preferisco essere chiamato “non credente”.
Vivere ogni attimo amando è ciò che mi fa sentire un vero gen, brillare più che posso, affinché qualcuno sia colpito dalla mia luce.
Vivere ogni attimo amando è ciò che mi fa sentire un vero gen, brillare più che posso, affinché qualcuno sia colpito dalla mia luce.
Vivere in mezzo a tanta gente che è sempre pronta ad amare mi ha fatto capire che non bisogna essere degli eroi per salvare vite. Se si ama nell’attimo presente dovunque, le persone cambiano. Un piccolo gesto di gentilezza può far venire il sorriso e può innescare una serie di eventi positivi a catena – crea una porzione di mondo unito.
mercoledì 28 novembre 2012
Giornata Mondiale della Gioventù - Rio 2013
Il conto alla rovescia per la GMG di Rio2013 accelera sempre di più i cuori e riempie di speranza milioni di giovani che hanno il loro incontro prenotato nella Città Meravigliosa dal 23 al 28 luglio del prossimo anno. Le varie conquiste e momenti sono festeggiati da tutti durante questo tempo di preparazione. Questa settimana il sito ufficiale della GMG avrà un nuovo layout. Ossia, cambia l’aspetto, aumenta l’interattività, si migliora sempre più affinché tutti possano restare connessi per sapere cosa succederà un questi poco più di 250 giorni che ci dividono dal grande incontro con il Papa Benedetto XVI.
martedì 27 novembre 2012
MESTIERE INSEGNANTE, SOLO QUESTIONE DI ORE?
Di Patrizia Mazzola
Le ultime proposte
fatte dal Governo sulla Legge di
stabilità hanno suscitato reazioni in
tutto il mondo della scuola.
Purtroppo il dibattito nel Paese si ferma
sempre sulla professione docente
mentre le riforme scolastiche affrontano di rado una progettualità
“politica” del sistema educativo e
cioè “cos’è la scuola, a che serve,
che cittadino prepara” e così via.
La famiglia rimane sempre più
assente dalla scuola, delegando a
piene mani la formazione dei propri
ragazzi al sistema. I genitori
si fermano ben poco con i propri
figli: baby sitter, tv, tablet e
smartphone sopperiscono a tante carenze
relegando la genitorialità in un
angolo.
Sappiamo tutti quanto
sia indispensabile la collaborazione tra
scuola e famiglia, sono state
scritte pagine su pagine da esperti,
ma purtroppo tutto ciò rimane
sulla carta. In questi giorni sono
stati approvati centinaia di
documenti dai collegi dei docenti di moltissime scuole.
domenica 25 novembre 2012
Genfest: non un ricordo soltanto
![]() |
| Flashmob realizzato dai 12.000 partecipanti al Genfest 2012 |
Sono passati alcuni mesi dal Genfest; ma il Genfest non è un ricordo.
Sentiamo "vivo" il desiderio in ciascuno di continuare a
costruire ponti concretamente. Sono tante le iniziative in corso per
testimoniare quanto vissuto in quegli splendidi giorni.
Eravamo 541 di cui Albania:
55, Campania e Potenza: 302, Puglia e Matera: 184.
Siamo riusciti con l'aiuto di tutti a sostenere economicamente il viaggio e
l'organizzazione dell'evento a Budapest.
Alcuni di noi facevano parte della band musicale e altri erano inseriti nelle
performance del programma.
Cerchiamo di diffonderlo il più possibile utilizzando tutti i canali a nostra
disposizione (twitter, facebook, google+ etc).
E contiamo sull’aiuto di tanti: basta inserire in calce alla propria
mail il link alla pagina per la raccolta delle firme online (http://petition.unitedworldproject.org/).
Sappiamo che sono in cantiere le più varie iniziative,
ed ora che si avvicina il Natale vorremmo intensificare l’impegno per la
raccolta firme, così da raggiungere
l’obiettivo che ci siamo proposti.
Il lancio del Progetto ci pare anche un’occasione per sensibilizzare tanti giovani a quello che chiamiamo “Gesù Abbandonato quotidiano”: interventi tempestivi di aiuto concreto a chi soffre per guerre, calamità naturali. Come non avere particolarmente a cuore la dolorosa situazione che stanno vivendo in Medio Oriente (Siria e Terra Santa) che tutti seguiamo con trepidazione? Così per la Nigeria, Cuba, e i paesi violentemente colpiti dall’alluvione.
Il lancio del Progetto ci pare anche un’occasione per sensibilizzare tanti giovani a quello che chiamiamo “Gesù Abbandonato quotidiano”: interventi tempestivi di aiuto concreto a chi soffre per guerre, calamità naturali. Come non avere particolarmente a cuore la dolorosa situazione che stanno vivendo in Medio Oriente (Siria e Terra Santa) che tutti seguiamo con trepidazione? Così per la Nigeria, Cuba, e i paesi violentemente colpiti dall’alluvione.
Come Giovani per Mondo Unito ci siamo messi in moto per la raccolta di
aiuti a sostegno di queste popolazioni.
I giovani dell’Albania, Basilicata, Campania, Puglia
Let's Bridge... a Scampia!
I giovani dei Focolari si rimboccano le maniche in uno dei quartieri più difficili di Napoli per riparare una baracca fatiscente, ripulire un parco, creare momenti ricreativi per i bambini“Let's Bridge... now!” è il titolo scelto per l’iniziativa dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) del Movimento dei Focolari, che sabato 3 novembre ha animato le strade di Scampia, con il concorso dell’Opera “Don Guanella” ed il sostegno dell’VIII Municipalità del Comune di Napoli.
Non solo un semplice titolo, ma un vero e proprio impegno che si è concretizzato in un quartiere della periferia nord della città di Napoli, in cui criminalità e degrado regnano sovrane. Sono arrivati da tutta la Campania in circa 180. Ospitati nell'oratorio della parrocchia di santa Maria della Provvidenza da don Lillo De Rosa, nella mattinata hanno voluto riportare un pezzo di Genfest, l’evento che ha raccolto più di 12.500 giovani provenienti da tutto il mondo, a Budapest dal 31 agosto al 2 settembre.
Canti e danze hanno coinvolto tutti i presenti, che hanno avuto la possibilità, per chi ha sperimentato l’avventura del Genfest, di riviverla, e per tanti altri, invece, di toccare con mano un mondo dove è possibile che giovani di religioni e culture diverse e credenze non religiose possano lavorare insieme per la fraternità. In che modo? Attraverso le parole di Nancy, di Casoria, partita per pura curiosità, compiendo un vero e proprio salto nel buio, e ritornata invece con una forte carica, insieme a tanti che erano con lei in quei giorni, anche i più scettici, con la voglia di coinvoglere tanti altri per trasmettere quel “miracolo avvenuto in lei”.
sabato 24 novembre 2012
Holy Land: United World Project
News from the Y4UW in Jerusalem:
“Thank you for your unity and prayer. We are all well. We are in constant contact with our community in Gaza and they tell us that they are also ok.Last Friday, a group of thirty Youth for a United World (Y4UW) gathered in Jerusalem to launch the United Word Project. This presentation coincided with the siren alert that was sounded all over Jerusalem. It really seemed like a utopia to speak about unity in such circumstances, dominated by a great fear. Nevertheless, the Y4UW courageously continued the scheduled programme till the very end, certain to take upon their shoulders the challenge of being true peace-builders.
We continue to offer everything and greet you with all my heart.”
Notizie dai GMU in Gerusalemme:We continue to offer everything and greet you with all my heart.”
“Grazie della vostra unità e preghiera. Siamo tutti bene e anche la nostra comunità di Gaza con la quale siamo continuamente in contatto.
Venerdì scorso allorché ha suonato la sirene su Gerusalemme, un gruppo di una trentina di Giovani per un Mondo Unito erano insieme per presentare il United Word Project. Sembrava proprio una utopia parlare di unità in questa circostanza dove la paura era grande. Hanno svolto tutto il programma previsto con la certezza di essere in prima persona costruttori di pace.
Continuiamo a offrire ogni cosa e vi salutiamo con tutto il cuore.”
venerdì 23 novembre 2012
Ungheria: Onorificenza ai Giovani per un Mondo Unito
“Il 20 novembre alle ore 11 il ministro per le Risorse Umane, Zoltán Balog, ha dato un onorificenza a noi, Giovani per un Mondo Unito.
Il premio ha conferito il sottosegretario, Miklós Soltész, che ha sottolineato tra l’altro: quando si dà un riconoscimento, questo vuol dire che quelli che lo ricevono sono i modelli per gli altri sul campo dove hanno esercitato la loro attività.
E’ una cosa importantissima sostenere fisicamente e spiritualmente e servire i giovani per molti anni. Il premio ha ritirato Feri - il responsabile della nostra zona.
L'argomento ufficiale è così: la sezione giovanile del Movimento dei Focolari ha esercitato un’attività professionale, efficace, esemplare e di valore
Altre foto: https://plus.google.com/photos/111534611165100812141/albums/5812871462601927889?authkey=COn3rf2lq-yz8QE
Con i saluti di tutti i/le gen e GMU dell’Ungheria: Let’s Bridge!”
Rita, Ágoston, Cinzia e Gábor
Il premio ha conferito il sottosegretario, Miklós Soltész, che ha sottolineato tra l’altro: quando si dà un riconoscimento, questo vuol dire che quelli che lo ricevono sono i modelli per gli altri sul campo dove hanno esercitato la loro attività.
E’ una cosa importantissima sostenere fisicamente e spiritualmente e servire i giovani per molti anni. Il premio ha ritirato Feri - il responsabile della nostra zona.
L'argomento ufficiale è così: la sezione giovanile del Movimento dei Focolari ha esercitato un’attività professionale, efficace, esemplare e di valore
Altre foto: https://plus.google.com/photos/111534611165100812141/albums/5812871462601927889?authkey=COn3rf2lq-yz8QE
Con i saluti di tutti i/le gen e GMU dell’Ungheria: Let’s Bridge!”
Rita, Ágoston, Cinzia e Gábor
giovedì 22 novembre 2012
Thanksgiving Day
Il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese) è una festa di origine cristiana osservata negli Stati Uniti d'America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.
Questa storica tradizione, in origine di derivazione religiosa ma ora considerata secolare, risale all'anno 1621. Quando fu effettuato il raccolto nel novembre 1623 William Bradford, Governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini, a Plymouth, nel Massachusetts, emise l'ordine:
« Tutti
voi Pellegrini, con le vostre mogli ed i vostri piccoli, radunatevi alla Casa
delle Assemblee, sulla collina... per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie
a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni. »
I Padri pellegrini, perseguitati in patria per le loro idee religiose
piuttosto integraliste, decisero di abbandonare l'Inghilterra e andare nel
nuovo mondo, l'attuale America del Nord. 102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32
bambini) imbarcati a bordo della Mayflower, arrivarono sulle coste americane
nel 1621, dopo un duro viaggio attraverso l'Oceano Atlantico; durante il
viaggio molti si ammalarono e tanti morirono. Quando arrivarono, l'inverno era
ormai alle porte; si trovarono di fronte ad un territorio selvatico e
inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. I Pellegrini
avevano portato dall'Inghilterra dei semi di vari prodotti che si coltivavano
in patria e li seminarono nella terra dei nuovi territori; vuoi per la natura
del terreno, vuoi per il clima, la semina non produsse i frutti necessari al
sostentamento della popolazione, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse
al rigido inverno. Questa situazione rischiava di riproporsi anche l'anno
successivo se non fossero intervenuti i nativi americani (gli indiani) che
indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e quali animali allevare,
in specie il granturco ed i tacchini. Dopo il duro lavoro degli inizi, i
Pellegrini indissero un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza
ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. I coloni invitarono
alla festa anche gli indigeni, ai quali dovevano molto se la loro comunità
aveva potuto superare le iniziali difficoltà di adattamento nei nuovi
territori, gettando le basi per un futuro prospero e ricco di ambiziosi
traguardi. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano ci furono pietanze
che divennero tradizione per le feste - in particolare il tacchino e la zucca -
insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci,
torte di cereali, frutta secca e noccioline.BURKINA FASO: Flash News sul “United World Project”
“Sono Richard Atemnkeng, Paul Kisyaba e Dominique Djiré.
Due settimane fa abbiamo lanciato “United World Project” ai giovani. Abbiamo organizzato una festa invitando i nostri amici. Sono venuti 80 in tutto e 50 erano nuovi. Dopo un’accoglienza calorosa, abbiamo presentato il “United World Project” e siamo rimasti molto contenti da come hanno ben accolto il progetto. Si sono subito sentiti coinvolti. Infatti, hanno subito chiesto: “quando vi trovate per l’incontro?”; “possiamo venire anche noi?”; “volete venire a parlare ai nostri giovani in scuola?”
Così, abbiamo raccolto 80 firme per il “United World Project”. Ognuno è partito con il desiderio di potare la buona notizie ai loro amici nelle scuole. Già oggi abbiamo sentito da uno di loro, che in qualche scuola hanno chiesto il permesso dal preside della scuola e hanno parlato del “United World Project”! In uno delle scuole 150 giovani hanno subito dato le loro firme. Aspettiamo ancora le notizie dagli altri scuole.
Il 24 novembre ci siamo dato l’appuntamento di andare in un ospedale dello Stato per fare le pulizie, un atto concreto che dimostra concretamente la nostra adesione al “United World Project”. Vi faremmo arrivare le notizie.
Nel mese di dicembre, abbiamo programmato di andare con gli adulti per fare una festa per i prigionieri.”
Due settimane fa abbiamo lanciato “United World Project” ai giovani. Abbiamo organizzato una festa invitando i nostri amici. Sono venuti 80 in tutto e 50 erano nuovi. Dopo un’accoglienza calorosa, abbiamo presentato il “United World Project” e siamo rimasti molto contenti da come hanno ben accolto il progetto. Si sono subito sentiti coinvolti. Infatti, hanno subito chiesto: “quando vi trovate per l’incontro?”; “possiamo venire anche noi?”; “volete venire a parlare ai nostri giovani in scuola?”
Così, abbiamo raccolto 80 firme per il “United World Project”. Ognuno è partito con il desiderio di potare la buona notizie ai loro amici nelle scuole. Già oggi abbiamo sentito da uno di loro, che in qualche scuola hanno chiesto il permesso dal preside della scuola e hanno parlato del “United World Project”! In uno delle scuole 150 giovani hanno subito dato le loro firme. Aspettiamo ancora le notizie dagli altri scuole.
Il 24 novembre ci siamo dato l’appuntamento di andare in un ospedale dello Stato per fare le pulizie, un atto concreto che dimostra concretamente la nostra adesione al “United World Project”. Vi faremmo arrivare le notizie.
Nel mese di dicembre, abbiamo programmato di andare con gli adulti per fare una festa per i prigionieri.”
mercoledì 21 novembre 2012
On New Year’s Eve, we are planning to continue the Genfest spirit through a party (by invitation) at Loppiano, Italy. There we could meet again with those who were present at Budapest and get to know all the others who couldn’t make it.
A Loppiano, stiamo organizzando una festa (su invito) sull'onda del Genfest, per potersi incontrare per chi c'è stato, e conoscersi per chi non c'è stato.

WORKSHOPS
LIVE CONCERT
Special guest: Genfest Band (and more!)
PARTY / DJ SET
Special Guest: Crydamour DJ (Spain)
Necessaria la prenotazione
Reservations required.
Tel: +39 055 9051102
E-mail accoglienza@loppiano.it
martedì 20 novembre 2012
"War is a useless massacre"
“War is a useless massacre” once said Igino Giordani (Foco), Italian politician, writer and journalist, born September 24, 1894 at Tivoli, died at Rocca di Papa on April 18, 1980.
We presume you would appreciate seeing the Statement by Dr. Ron Kronish, the Secretary General of the Inter-religious Coordinating Council in Israel, on the recent violent conflict between Israelis and Palestinians in Gaza. This clear short statement points in the right direction.
We remain in solidarity with all sincere religious believers in Palestine and Israel who yearn for a genuine and just peace.
“Dear friends,
As the war in the South of Israel and in Gaza rages, we are anxiously hoping that a ceasefire will be announced today or tomorrow, before more lives are lost on both sides and even more physical and psychological trauma sets in, causing further damage to both the Palestinian and the Israeli peoples. The sooner the violence stops the better - we need to return to dialogue and negotiation rather than use war as a form of conflict resolution.
We believe that the use of force cannot resolve our conflict. Negotiations for peace are the only way to bring about sustainable security for all peoples in the region.
In the meantime, we continue our peace-building work on the ground in Israel, bringing Jews, Christians and Muslims together in ongoing dialogue and educational programs for youth, women, religious leaders, and educators. In the end, peace will ensure us more security than ongoing war and recurring violence.
L'Shalom,
Dr. Ron Kronish
Director, ICCI”
We presume you would appreciate seeing the Statement by Dr. Ron Kronish, the Secretary General of the Inter-religious Coordinating Council in Israel, on the recent violent conflict between Israelis and Palestinians in Gaza. This clear short statement points in the right direction.
We remain in solidarity with all sincere religious believers in Palestine and Israel who yearn for a genuine and just peace.
“Dear friends,
As the war in the South of Israel and in Gaza rages, we are anxiously hoping that a ceasefire will be announced today or tomorrow, before more lives are lost on both sides and even more physical and psychological trauma sets in, causing further damage to both the Palestinian and the Israeli peoples. The sooner the violence stops the better - we need to return to dialogue and negotiation rather than use war as a form of conflict resolution.
We believe that the use of force cannot resolve our conflict. Negotiations for peace are the only way to bring about sustainable security for all peoples in the region.
In the meantime, we continue our peace-building work on the ground in Israel, bringing Jews, Christians and Muslims together in ongoing dialogue and educational programs for youth, women, religious leaders, and educators. In the end, peace will ensure us more security than ongoing war and recurring violence.
L'Shalom,
Dr. Ron Kronish
Director, ICCI”
domenica 18 novembre 2012
Cuba: è nella "notte" che si vedono le "stelle"
Erano tempi di guerra e tutto crollava... questa frase di Chiara Lubich ha accompagnato arditamente l’alba del 25 ottobre. La notte era stata di incertezze e paure, in mezzo alla penombra, i venti, l’acqua ed i rumori di quanto cadeva; nella mia casa non è crollato il tetto e non avevamo idea del dramma che allo stesso tempo stavano vivendo migliaia, centinaia di migliaia di famiglie nella città di Santiago di Cuba e in molti dei suoi villaggi più vicini.
Soltanto quando è incominciato ad albaggiare il giorno e a diminuire la pioggia e il vento, abbiamo affrontato la realtà; abbiamo visto prima di tutto i luoghi più vicini del vecinato o il lavoro, poi in tutta la città la furia con la quale il vento ci aveva spogliato della vita, tetti, case, edifici publici, templi, dell’ombra ed il verde degli alberi; la furia con la quale il vento della notte aveva messo in evidenza la precarietà e vulnerabilità di tanti.
Quanto lavoro e sforzo, quanto luoghi di materiale che Sandy ha portato via con sè, mi dicevo. Di quello non c’è immagine che si possa prendere e plasmare: nessuna si avvicina alla realtà. Alcuni piangono, altri sistemano; ci sono chi aiutano, altri si approfittano e cercano di lucrare con la perdita altrui; ci sono chi da una mano per pulire, raccattare, mettere a posto, altri rimangono nel lamento inutile o nell’attesa che altri facciano quello che tocca a loro.
Soltanto quando è incominciato ad albaggiare il giorno e a diminuire la pioggia e il vento, abbiamo affrontato la realtà; abbiamo visto prima di tutto i luoghi più vicini del vecinato o il lavoro, poi in tutta la città la furia con la quale il vento ci aveva spogliato della vita, tetti, case, edifici publici, templi, dell’ombra ed il verde degli alberi; la furia con la quale il vento della notte aveva messo in evidenza la precarietà e vulnerabilità di tanti.
Quanto lavoro e sforzo, quanto luoghi di materiale che Sandy ha portato via con sè, mi dicevo. Di quello non c’è immagine che si possa prendere e plasmare: nessuna si avvicina alla realtà. Alcuni piangono, altri sistemano; ci sono chi aiutano, altri si approfittano e cercano di lucrare con la perdita altrui; ci sono chi da una mano per pulire, raccattare, mettere a posto, altri rimangono nel lamento inutile o nell’attesa che altri facciano quello che tocca a loro.
sabato 17 novembre 2012
Una striscia di esplosivo
Nuova crisi a Gaza: molteplici ne sono le ragioni, molteplici possono esserne le conseguenze, mentre la precarietà impera in tutti i Paesi della regione araba
Ci risiamo: l’annosa tensione tra Hamas e Israele si concentra su quella angusta bandella di terra sul Mediterraneo tristemente conosciuta come Striscia di Gaza. Riprendono contestualmente i bombardamenti a tappeto da parte israeliana – con uccisioni mirate di esponenti di spicco di Hamas, ma anche di tanti innocenti, “effetti collaterali” a cui non possiamo mai abituarci, pena la decadenza del nostro “tasso di umanità” –, così come ai lanci di missili più o meno artigianali dalla Striscia verso il sud d’Israele.
Perché questa recrudescenza? Innanzitutto perché le elezioni anticipate in Israele si avvicinano: certi partiti politici, sostanzialmente quelli al potere ma non solo, hanno tutto l’interesse a ripresentare alla propria opinione pubblica la necessità di combattere efficacemente il nemico pubblico n° 1, cioè Hamas. Un’operazione fattibile solo da chi ha di fatto la forza militare dalla propria parte. L’esercito e i servizi israeliani in questo contesto fanno pesare la loro forza.
C’è poi da considerare la grave incertezza che ormai da due anni attraversa tutti i Paesi arabi della regione, nessuno escluso. Sul Golan le scaramucce tra gli eserciti israeliano e siriano rischiano di degenerare, con l’incognita delle “provocazioni” attuate dai cosiddetti ribelli. In Giordania ed Egitto la “transizione araba” non ha trovato ancora una composizione definitiva, anche per l’inattesa crescita esponenziale dell’influenza dei salafiti nella vita politica e sociale, dopo che i Fratelli musulmani stanno conquistando il potere elettoralmente in diversi Paesi arabi, mentre in altri cresce comunque la loro influenza.
Ci risiamo: l’annosa tensione tra Hamas e Israele si concentra su quella angusta bandella di terra sul Mediterraneo tristemente conosciuta come Striscia di Gaza. Riprendono contestualmente i bombardamenti a tappeto da parte israeliana – con uccisioni mirate di esponenti di spicco di Hamas, ma anche di tanti innocenti, “effetti collaterali” a cui non possiamo mai abituarci, pena la decadenza del nostro “tasso di umanità” –, così come ai lanci di missili più o meno artigianali dalla Striscia verso il sud d’Israele.
Perché questa recrudescenza? Innanzitutto perché le elezioni anticipate in Israele si avvicinano: certi partiti politici, sostanzialmente quelli al potere ma non solo, hanno tutto l’interesse a ripresentare alla propria opinione pubblica la necessità di combattere efficacemente il nemico pubblico n° 1, cioè Hamas. Un’operazione fattibile solo da chi ha di fatto la forza militare dalla propria parte. L’esercito e i servizi israeliani in questo contesto fanno pesare la loro forza.
C’è poi da considerare la grave incertezza che ormai da due anni attraversa tutti i Paesi arabi della regione, nessuno escluso. Sul Golan le scaramucce tra gli eserciti israeliano e siriano rischiano di degenerare, con l’incognita delle “provocazioni” attuate dai cosiddetti ribelli. In Giordania ed Egitto la “transizione araba” non ha trovato ancora una composizione definitiva, anche per l’inattesa crescita esponenziale dell’influenza dei salafiti nella vita politica e sociale, dopo che i Fratelli musulmani stanno conquistando il potere elettoralmente in diversi Paesi arabi, mentre in altri cresce comunque la loro influenza.
venerdì 16 novembre 2012
Peace, Europe, Future: What does peace in Europe mean to you?
It’s also yours: come and receive the Nobel Peace Prize 2012
Congratulations!
Did you know that you have won the prestigious Nobel peace prize? This year the European Union and its 500 million people were awarded this prize for turning Europe from a continent of wars into a continent of peace. The award will be presented in the Norwegian capital Oslo on 10 December 2012.
4 young Europeans - maybe you? - will be accompanying EU leaders to collect this prize.
Are you up for this?
Are you between 8 and 24 years old? Are you a national of an EU country, an acceding country or candidate country to the EU?
Then tell us: What does peace in Europe mean to you?
Get your pencils and paper - or a computer - out and send us your drawing (if you are between 8 and 12) or short text of maximum 120 characters (if you are between 13 and 24) by 25 November 2012.
The European Youth Forum, partner of the EU for this contest, will pre-select the 16 best entries for each age group (8-12; 13-17 and 18-24) and a jury will select three final winners (one for each age group).
The 16 pre-selected entries from the categories 18-24 will also be posted on Facebook for a vote by the public. The candidate with the most votes will be invited to Oslo. This winner will also be invited to come to Strasbourg for a special event around the Nobel prize on 12 December, and so will the 9 runners-up!
You could be one of the 4 lucky young Europeans winning a trip to Oslo and an unforgettable experience of the Nobel Peace Prize celebrations!
Read the rules of the contest and fill in the form below to participate:
http://consilium.europa.eu/peace4eu?lang=en
Congratulations!
Did you know that you have won the prestigious Nobel peace prize? This year the European Union and its 500 million people were awarded this prize for turning Europe from a continent of wars into a continent of peace. The award will be presented in the Norwegian capital Oslo on 10 December 2012.
4 young Europeans - maybe you? - will be accompanying EU leaders to collect this prize.
Are you up for this?
Are you between 8 and 24 years old? Are you a national of an EU country, an acceding country or candidate country to the EU?
Then tell us: What does peace in Europe mean to you?
Get your pencils and paper - or a computer - out and send us your drawing (if you are between 8 and 12) or short text of maximum 120 characters (if you are between 13 and 24) by 25 November 2012.
The European Youth Forum, partner of the EU for this contest, will pre-select the 16 best entries for each age group (8-12; 13-17 and 18-24) and a jury will select three final winners (one for each age group).
The 16 pre-selected entries from the categories 18-24 will also be posted on Facebook for a vote by the public. The candidate with the most votes will be invited to Oslo. This winner will also be invited to come to Strasbourg for a special event around the Nobel prize on 12 December, and so will the 9 runners-up!
You could be one of the 4 lucky young Europeans winning a trip to Oslo and an unforgettable experience of the Nobel Peace Prize celebrations!
Read the rules of the contest and fill in the form below to participate:
http://consilium.europa.eu/peace4eu?lang=en
giovedì 15 novembre 2012
Tutti solidali coi clochard
Il Comune di Milano avvia la raccolta di indumenti pesanti da distribuire ai senza fissa dimora. Dal 2013, inoltre, sarà potenziato e reso gratuito il servizio docce
Coperte di lana, sacchi a pelo, cappotti e giacconi invernali. Il Comune insieme a dodici associazioni attive nel sostegno e nell'accoglienza dei clochard raccoglierà questo materiale con nove gazebo che verranno allestiti nel capoluogo lombardo, sabato prossimo 17 novembre, per poi distribuirlo ai senza tetto in previsione dell’inverno.
A questo proposito sempre il Comune di Milano invita a segnalare le persone in stato di bisogno e a contattare le due strutture comunali che si occupano del soccorso e della prima accoglienza di chi ha bisogno di un posto letto: il Centro aiuto stazione Centrale e la Casa dell'accoglienza (viale Ortles).
Con questa iniziativa dall'assessorato alle Politiche sociali si chiede ai milanesi di dare una mano a chi si trova in difficoltà, donando quello che non si usa più per darlo ai senzatetto e a chi ne avrà bisogno nei mesi invernali che ci aspettano.
Un’altra operazione, denominata "Operazione dignità", sarà attivata prossimamente sempre dal Comune di Milano attraverso l’Assessorato ai servizi sociali. Dalla prossima settimana e per il resto dell’inverno, gli uomini dell’assessorato faranno dei sopralluoghi notturni, e tra loro ci sarà lo stesso assessore Majorino. Perché, spiega quest'ultimo: «Dobbiamo uscire da una logica dell’accoglienza come emergenza e garantire sempre di più standard di qualità. Il diritto alla dignità deve riguardare tutti, anche chi vive per strada».
E in emergenza, appunto, lo scorso anno fu aperto il mezzanino della stazione Centrale: un rifugio per le notti più fredde. «Quest’anno abbiamo aumentato i posti letto fino a 2.500 e vorremmo garantire a tutti un riparo migliore». Si comincerà con il potenziare le docce, attualmente distribuite in tre diversi punti della città. Per utilizzarle, clochard e bisognosi pagano un euro. Dal 2013 saranno gratis e a chi si presenterà, verrà chiesto di compilare una scheda: un modo per cercare di creare un contatto con i servizi sociali. L’obiettivo è anche aumentare l’offerta creando una "rete" con le strutture del terzo settore: da solo, il Comune garantisce 2.500 docce al mese per un massimo di 30mila all’anno; si potrebbe arrivare a 5mila al giorno.
Coperte di lana, sacchi a pelo, cappotti e giacconi invernali. Il Comune insieme a dodici associazioni attive nel sostegno e nell'accoglienza dei clochard raccoglierà questo materiale con nove gazebo che verranno allestiti nel capoluogo lombardo, sabato prossimo 17 novembre, per poi distribuirlo ai senza tetto in previsione dell’inverno.
A questo proposito sempre il Comune di Milano invita a segnalare le persone in stato di bisogno e a contattare le due strutture comunali che si occupano del soccorso e della prima accoglienza di chi ha bisogno di un posto letto: il Centro aiuto stazione Centrale e la Casa dell'accoglienza (viale Ortles).
Con questa iniziativa dall'assessorato alle Politiche sociali si chiede ai milanesi di dare una mano a chi si trova in difficoltà, donando quello che non si usa più per darlo ai senzatetto e a chi ne avrà bisogno nei mesi invernali che ci aspettano.
Un’altra operazione, denominata "Operazione dignità", sarà attivata prossimamente sempre dal Comune di Milano attraverso l’Assessorato ai servizi sociali. Dalla prossima settimana e per il resto dell’inverno, gli uomini dell’assessorato faranno dei sopralluoghi notturni, e tra loro ci sarà lo stesso assessore Majorino. Perché, spiega quest'ultimo: «Dobbiamo uscire da una logica dell’accoglienza come emergenza e garantire sempre di più standard di qualità. Il diritto alla dignità deve riguardare tutti, anche chi vive per strada».
E in emergenza, appunto, lo scorso anno fu aperto il mezzanino della stazione Centrale: un rifugio per le notti più fredde. «Quest’anno abbiamo aumentato i posti letto fino a 2.500 e vorremmo garantire a tutti un riparo migliore». Si comincerà con il potenziare le docce, attualmente distribuite in tre diversi punti della città. Per utilizzarle, clochard e bisognosi pagano un euro. Dal 2013 saranno gratis e a chi si presenterà, verrà chiesto di compilare una scheda: un modo per cercare di creare un contatto con i servizi sociali. L’obiettivo è anche aumentare l’offerta creando una "rete" con le strutture del terzo settore: da solo, il Comune garantisce 2.500 docce al mese per un massimo di 30mila all’anno; si potrebbe arrivare a 5mila al giorno.
mercoledì 14 novembre 2012
You Taught Me Forgiveness
At her father’s bedside, a Burundese member of the Focolare remembers the deeply Christian lessons he gave to her.“I lost my Mother, my uncle and his wife at the beginning of the war in 1993. All three of them were murdered by some people from our own quarter, people whom we knew well. Then Father took our orphaned cousins to live with us. There were fourteen of us altogether and Father never showed any partiality towards any one.
In order to keep us together Father decided not to remarry. Being the oldest, I helped him out because the smaller children were feeling their mother’s absence. To my proposals that we seek justice against those who had killed our relatives, Father always helped us to forgive, explaining to us the significance of reconciliation.
He suggested to my brothers that they start a “club”, an association for young people that would promote peace and reconciliation. This club contributed to returning peace to people’s spirits in our Commune.
lunedì 12 novembre 2012
Emergenza Siria: un appello per i profughi
I profughi siriani sono ormai oltre 300.000. Si sono riversati in Turchia, Iraq, Giordania e Libano. Una situazione drammatica in bilico. Cosa possiamo fare.
Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese
Decidere di lasciare la propria terra, la propria casa, il lavoro, gli amici, è un fatto traumatico, quando non si ha altra scelta. Non si può prevedere se e quando si potrà ritornare e se si troverà ciò che si è lasciato. Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese verso regioni meno pericolose, mentre 311.000 – queste le ultime stime dell’ONU – si sono rifugiati nei Paesi confinanti: Turchia, Iraq, Giordania e Libano.
Non si intravvede ancora una possibile soluzione di questo conflitto che vede schierate su fronti opposti le forze governative e le forze di opposizione; anzi, si teme un’estensione della crisi a livello internazionale.
Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese
Decidere di lasciare la propria terra, la propria casa, il lavoro, gli amici, è un fatto traumatico, quando non si ha altra scelta. Non si può prevedere se e quando si potrà ritornare e se si troverà ciò che si è lasciato. Un milione e mezzo di siriani sono sfollati dalle zone più “calde” del Paese verso regioni meno pericolose, mentre 311.000 – queste le ultime stime dell’ONU – si sono rifugiati nei Paesi confinanti: Turchia, Iraq, Giordania e Libano.
Non si intravvede ancora una possibile soluzione di questo conflitto che vede schierate su fronti opposti le forze governative e le forze di opposizione; anzi, si teme un’estensione della crisi a livello internazionale.
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