Di Roberto Catalano
Fonte: Città Nuova
Al termine degli scontri tra i sostenitori del
presidente deposto Morsi e i militari si contano diverse centinaia di morti e
migliaia di feriti. Il timore della popolazione adesso sono gli attentati e lo
scoppio di una vera e propria guerra civile, come in Siria
Gli ultimi tragici sviluppi della precaria
situazione dell’Egitto scorrono sui teleschermi di tutto il mondo. Negli ultimi
due giorni è stato difficile riuscire a seguire in tempo reale quanto sta
avvenendo. Ora con il coprifuoco e con lo stato di emergenza dichiarato
dall’esercito si cerca di fare un punto, ma la situazione resta ad altissima
tensione. Abbiamo cercato di tenerci in contatto, per quanto possibile, con le
nostre fonti nella capitale egiziana, che ci hanno tenuti informati sia del
susseguirsi degli eventi che della difficoltà di decifrare un futuro molto
nebuloso e con grandi rischi per tutto il Paese.
«Ovviamente - ci spiegano - gli avvenimenti
di questi giorni debbono essere letti nel contesto di quanto avvenuto dal 30
giugno in poi. Allora il popolo era sceso nelle strade, dimostrando contro il
presidente Morsi, eletto democraticamente l’anno precedente (pur con delle
incognite sulla regolarità del voto), ma che milioni di egiziani non volevano
più come loro capo di Stato. Tale dimostrazione si era ripetuta, in maniera
ancora più forte e con folle ancora più oceaniche, il 26 luglio».


















