mercoledì 2 ottobre 2013

Something really worth living for!

On 4th March 1989, a Youth for a United World addressed the following question to Chiara Lubich, foundress of the Focolare Movement.:
Chiara, could you explain to us the course of action that the Youth for a United World should take. What do you expect from us?
Chiara answers: “What do I expect from you? I expect very much: I expect you to be new people - one must live our spirituality wholeheartedly, not half way. I expect you to be new people – it’s necessary to love. I expect you to form new people in the world, to build “local action cells” in your environments, which place Christ in the midst and bring his light into the structures so as to change the structures of the world. I expect you to build works that bear witness to the world that a united world is possible.
Look at Loppiano. There are many races, colours, young people and they are all united. Saint Augustine would say, “Si isti et illi, cur non ego?”; “If they have done it, why can't I?”. If Loppiano was able to do it, if O'Higgins was able to do it, if Fontem was able to do it, if these small towns can do it, if the Genfestcan do it, why can't I? Why can't the entire world be united?
The Pope said to a group of young people in one of the genfests, that great ideas, those that seem to be utopic, are the ones that make history (Genfest, Saint Peter's Square, May 18, 1980). Well, we must always be convinced of this idea of a united world and create public opinion.
Then you ask, “What should we do?” First of all, live (this Ideal), then bring about these works, and when people have seen, “come and see”, then you can speak, but not before, because they won’t understand you. They will tell you that it's not possible.
On the other hand, my dear friends, to live for something mediocre, to live kneeling or sitting before a television set for hours and hours; to live just to listen to music, to live for a trip with friends, is too little for a young person who has only one life. One should live for something great. God is proposing something great. It’s up to you to accept it. Ciao!”

martedì 1 ottobre 2013

Idea!!! Invitiamo il Gen Verde?

“Ciao a tutti,
Vi racconto come è nata quest’iniziativa. Con alcuni ragazzi siamo iscritti al tavolo per la pace della provincia di Bologna in veste di Giovani per un Mondo Unito (GMU) ed abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa anche noi. Infatti, sentendo che tutte le associazioni e movimenti iscritti realizzavano iniziative, ci siamo posti questa domanda: “Perchè non fare qualcosa per i giovani che vivono nei nostri Appennini? Proprio in questa porzione di territorio di montagna dove vivono la mia famiglia ed una volontaria come membri del movimento.
E’ nata così l’idea di chiamare il Gen Verde!!
Ci siamo fatti poi carico della cosa noi giovani appoggiata da alcuni adulti e abbiamo iniziato a collaborare a 360°!!
Infatti abbiamo voluto portare avanti più “filoni” paralleli:
Uno più religioso: cioè coinvolgendo tutti i cori delle 10 parrocchie del territorio a partecipare a un Choral Workshop, si trattava cioè di fare laboratori col Gen Verde per poi animare la messa conclusiva della settimana (6 Ottobre 2013). subito è stata accolta con gioia e ogni venerdì, da metà agosto, ci siamo trovati per fare un momento di preghiera assieme e poi provare i canti assieme. La prima settimana di ottobre ci saranno i 3 laboratori e, come detto, la messa.
Un secondo più laico; infatti abbiamo preso contatto coi due poli scolastici della zona e riusciremo a portare il Gen Verde a portare la loro testimonianza a scuola!! Sarà bellissimo e incontreranno circa 1000 ragazzi. Inoltre come lancio della settimana, il martedì, ci sarà un incontro con i politici locali, presidi, insegnanti, giornalisti e aperto al pubblico in cui lanceremo il progetto e noi giovani spiegheremo il perchè di tale progetto e presenteremo il gen verde.
Tutto si unirà il 5 Ottobre 2013 dove a Lizzano in Belvedere ci sarà il concerto del gruppo.

lunedì 30 settembre 2013

Post Genfest in Centro America

Si sono  realizzati  incontri post  Genfest a Guatemala, a Honduras (in diverse città: Tegucigalpa, Comayagua, Puerto Cortés, ad El Salvador (in diverse città) Usulután, San Miguel, Nueva Concepciòn, Santa Anna e San Salvador. Con l’aiuto della comunità abbiamo organizzato il programma, presentando e raccogliendo in cartaceo ed online le firme per lo United World Project. Era bello vedere come tutti siamo partiti con il proposito di costruire ponti di fraternità ovunque.
Il tema del post-Genfest “Let’s bridge” riusuonava fortemente. Comunichiamo uno dei tanti frutti  raccolti: per esempio a Comayagua (Honduras) all’incontro era presente una comunità religiosa al completo con la sua madre superiora. Le suore erano così contente che dopo l’incontro la Madre Superiora ci ha invitati a parlare dell’unità alla sua comunità. Tra l’altro ci diceva: “Sicuramente ci aiuterà a migliorare i rapporti tra noi”. Adesso i contatti continuano.

domenica 29 settembre 2013

Slot Mob, a Milano “premiano” i bar senza slot

Fonte: La Repubblica
Dopo il successo di Biella, lo Slot Mob arriva anche a Milano. In centinaia, questa mattina, si sono dati appuntamento in viale Jenner per premiare il Bar Persefone, tra i primi della città a scegliere di non avere slot machine nei suoi locali. “Una perdita netta di 2000-2500 euro al mese” spiega il titolare “ma è più importante non dare modo ai clienti di rovinarsi una vita col gioco d'azzardo”. Per l’occasione l’Accademia Giochi Dimenticati, ha portato in strada il divertimento di una volta, dai birilli al tiro alla fune, mentre l’organizzazione ha allestito un torneo di biliardino “per stimolare la socializzazione, dato uno dei tanti problemi derivanti dalle slot machine è l’isolamento”. “Speriamo di organizzare almeno 100 slot mob in tutta Italia” si augura Gabriele Mandolesi, coordinatore dello Slot Mob “la cosa bella è che i titolari di locali che rinunciano alle slot sono moltissimi, ma rimangono nell’ombra. Con queste iniziative riusciamo a premiare un gesto coraggioso” (video di Elena Peracchi)

Humans ‘dominant cause’ of global warming

Source: http://www.bbc.co.uk/news`
By Matt McGrath
A landmark report from IPCC (Intergovernmental panel on climate change) says scientists are 95% certain that humans are the “dominant cause” of global warming since the 1950s.
The report by the UN’s climate panel details the physical evidence behind climate change. On the ground, in the air, in the oceans, global warming is “unequivocal”, it explained. It adds that a pause in warming over the past 15 years is too short to reflect long-term trends.The panel warns that continued emissions of greenhouse gases will cause further warming and changes in all aspects of the climate system. To contain these changes will require “substantial and sustained reductions of greenhouse gas emissions”.
After a week of intense negotiations in the Swedish capital, the summary for policymakers on the physical science of global warming has finally been released.
The first part of an IPCC trilogy, due over the next 12 months, this dense, 36-page document is considered the most comprehensive statement on our understanding of the mechanics of a warming planet.
It states baldly that, since the 1950s, many of the observed changes in the climate system are “unprecedented over decades to millennia”.

sabato 28 settembre 2013

Nobel per la Pace Arias aderisce a UNITED WORLD PROJECT

A Roma, il 21 settembre, i Giovani per un Mondo Unito incontrano Óscar Arias Sánchez, Nobel per la pace 1987 ed ex presidente del Costa Rica. La sua adesione allo United WorldProject.
L’impegno comune per la pace. Ecco cosa ha fatto scattare immediata l’intesa tra la delegazione dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) e il Nobel per la Pace 1987 Óscar Arias Sánchez, già presidente del Costa Rica. Arias si trovava a Roma per una conferenza della Comunità di Sant’Egidio sul Trattato internazionale sul commercio delle armi adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e per l’udienza con Papa Francesco.
Obiettivo dell’incontro era trovare forme di collaborazione con la “Fondazione Arias per la pace e sviluppo umano”, giacché anche i GMU lavorano per la pace e la fraternità. I giovani presenti, di varie nazionalità, hanno quindi tracciato la storia di questo lavoro per la pace, partendo dalla consegna delle 350 mila firme raccolte durante la guerra fredda alle Ambasciate dell’USSR e Stati Uniti a Ginevra (novembre 1985), il lancio del Time-Out da Chiara Lubich (settembre 1990) durante la crisi del Golfo Persico, il premio Unesco per l’Educazione alla pace, ricevuto da Chiara Lubich (dicembre 1996), l’annuale appuntamento della Settimana Mondo Unito, il Genfest di Budapest del 2013, nel quale è stato lanciato lo United World Project (Progetto Mondo Unito) e il recente viaggio di Maria Voce ad Amman, in Giordania, per incontrare le comunità dei Focolari in Medio Oriente, con il successivo concerto per la pace tenuto dai GMU di paesi in conflitto.

Mi chiamano Radio [Radio - 2003 - 105 min.]

Fonte: CINADO
Proposte di film adatti al cineforum per giovani e adulti. A cura di Mario Ponta
“Se cercate un film in cui non esplodono bombe ma emozioni, non si infligge dolore ma si guarisce, e se volete assistere a una storia americana popolata da gente semplice, dai volti bellissimi, che prende decisioni complesse in nome della tolleranza, correte a vedere Mi chiamano Radio” (Francesco Alò, Il Messaggero 14/05/2004). Si tratta della vera storia di James Kennedy, ragazzo nero handicappato mentale, detto “Radio” per la sua mania di collezionare apparecchi radio. L’allenatore della locale squadra di football americano si interessa al ragazzo semplicemente perchè “gli sembra giusto”, integrandolo alla vita della squadra secondo le sue capacità limitate. Non mancano pregiudizi e cattiverie, sia da parte di giovani che di adulti, che considerano la presenza di Radio un “disturbo”, un’anomalia. Coach Jones (l’allenatore), con perseveranza e sfidando i pregiudizi, riuscirà a scuotere i benpensanti della piccola cittadina del sud per aiutarli a superare le loro paure. Anzi arriverà a far capire che “è molto più quello che riceviamo da una persona così, che quello che diamo”.
Un film eccellente per dialogare su pregiudizi, esclusione e sul delicato equilibrio che ciascuno deve trovare tra vita pubblica e impegni famigliari.

venerdì 27 settembre 2013

Nobel Peace Prize recipient Arias adheres to United World Project

On 21st September, 2013 in Rome, Italy, Youth for a United World meet 1987 Nobel Peace Prize recipient and ex-President of Costa Rica, Óscar Arias Sánchez who adheres to the United World Project
A shared commitment to peace:  This triggered an immediate understanding between the delegation from the Youth for a United World (Y4UW) and the Nobel 1987 Peace Prize laureate and ex-President of Costa Rica. Arias had been visiting Rome to attend a Community of St. Egidio conference on the United Nation’s Arms Trade Treat (ATT), and an audience with Pope Francis.
The purpose of the meeting was to find ways of collaboration with the Arias Foundation for peace and human development, since the Y4UW already work for peace and brotherhood. The young people who were present at the meeting from several nations recounted the history of their efforts for peace, beginning from the 350 thousand signatures they collected during the Cold War and  handed over to embassies of the USSR and the United States in Geneva, Switzerland (November 1985). They went on to present the Time Out launched by Chiara Lubich in September 1990 during the Persian Gulf Crisis; the UNESCO Award for Educating towards Peace; the 2013 Genfest in Budapest, Hungary where the United World Project was launched; the annual United World Week and the recent meeting between Maria Voce and the Focolare communities of the Middle East that was held in Amman, Jordan, and followed by the concert for peace held by Y4UW from regions where there is conflict.
The Nobel laureate presented to the young people what the Arias Foundation for peace and human development has achieved from its beginnings, its current challenges and future dreams. For example, since there are so many war museums, why not build a Peace Museum? Moreover, Sanchez proposed collaborating with the recently approved UN Arms Trade Treaty (ATT) that is aimed at putting an end to the marketing of small arms which, in his opinion, are the cause of most of the fatalities that take place worldwide.

GEN VERDE IN CONCERT A LIZZANO IN BELVEDERE (BO)

Gen Verde in concert: sabato 5 ottobre 2013 ore 21,00
Palazzo dello Sport e della Cultura “ENZO BIAGI” - Via III Novembre n. 3 – Lizzano in Belvedere (Bo).
Biglietto di ingresso € 13,00 - Ingresso gratuito per bambini fino a 8 anni
Le prenotazioni si possono effettuare via e-mail o tramite la pagina facebook. I posti saranno assegnati nei vari settori della platea e delle gradinate laterali del palazzetto, in base alla data di arrivo della prenotazioni con quietanza di pagamento.
Al ricevimento della copia certificante il pagamento verrà inviata e-mail con l’assegnazione del settore ed il nome dell’ordinante.
Si prega di conservare la mail e presentarla all’entrata del palazzetto per il ritiro dei biglietti prenotati.
Modalità di pagamento:
Bon. Bancario: BCC Alto Reno – Porretta Terme - Iban IT 93 E 08331 37020 000110600171 intestato a Gualtiero Palmieri
Postepay: 4023 6006 1774 6914 intestato a Gianni Cattani
Paypal: ricarica da effettuare specificando indirizzo email associato al conto g.cattani@larcobaleno.net
Causale: acquisto n. …. biglietti Concerto Gen Verde del 5 ott. 2013
Per qualsiasi ulteriore informazione: 328.8203380 - 346.3964201 - mail: info@larcobaleno.net - sampa9277@gmail.com

A Light that comes from life

How the charism of unity enlightens many fields of human endeavour today, five years after Chiara Lubich’s departure
“From the beginning, Chiara Lubich had an extraordinary understanding of culture. She enjoyed, for example, the discoveries of scientists, and there was even a time when she felt closer to them than to those of us around her,” recalls Anna Maria Zanzucchi, one of Chiara’s early collaborators in the New Families Movement.
The Focolare founder had a deep concern for all cultures, all disciplines, “even if she could not study them because God was calling her to other responsibilities.” Perhaps this is why she was able to distinguish the universality of true culture, finding a touch of wisdom in everything, “because, for her, culture was part of the experience of God.” As a young woman, Chiara Lubich was a passionate student who enjoyed studying the thoughts of the great philosophers. World War II, however, interrupted her studies.
She eventually continued them once again, but the growth of the newly born Focolare community in Trent made her realize that she had to abandon her studies once and for all and dedicate herself to the emerging movement. She always remembered that day when she actually put away her beloved books in the attic. But God led her, and those who are part of the Focolare, to learn something of his infinite wisdom not only in matters concerning theology, but also in other realms.
She wrote in a letter of 1946: “You see, I am a soul passing through this world. I have seen many beautiful and good things and I have always been attracted only by them. One day … I saw a light. It appeared to me as more beautiful than the other beautiful things, and I followed it. I realized it was the Truth.”

giovedì 26 settembre 2013

Chiara Luce, a tre anni dalla beatificazione

Il 25 settembre del 2010 veniva proclamata beata la giovane Chiara Luce Badano. Da allora, l’esempio della sua vita si diffonde con una forza straordinaria, specie fra i giovani.
Sono passati tre anni da quel 25 settembre del 2010 in cui Chiara Luce Badano è stata proclamata beata nel Santuario Divino Amore di Roma.
Sembra ieri, tanto sono vividi i ricordi di quello straordinario evento che pareva la realizzazione della lettera scritta da Chiara Luce ai suoi amici: «Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Oh, come avrei voluto fermare quel treno in corsa che m’allontanava sempre più! (…) Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela».
Vorremmo ricordare la realizzazione dello “splendido disegno” che Chiara Luce ha realizzato in vita, con alcune parole dei genitori Maria Teresa e Ruggero, tratte dal libro di Franz Coriasco In viaggio con i Badano.
«Avete mai pensato, nei suoi ultimi mesi, di avere a che fare con una santa?».
Maria Teresa: «No, non ci abbiamo mai pensato, neanche lontanamente. Si viveva in una continua “straordinaria normalità”, anche se ormai Chiara aveva perso l’uso delle gambe ed era costretta a letto. C’era una grazia, evidentemente, che magari sul momento non avevamo neanche il tempo di realizzare pienamente, ma che vivevamo ogni giorno. Che è continuata anche dopo, e continua adesso. Era, se così possiamo dire, la “specialità” di Chiara: non essersi fatta santa fra atroci sofferenze (che pure ci sono state), ma essersi fatta santa nella gioia di amare Dio».
Ruggero: «Insomma, ripensando al periodo della malattia di Chiara non possiamo non ripetere ogni volta che davvero sono stati i due anni della nostra vita più benedetti da Dio».
Fonte: Sito del Focolare
(Tratto da F. Coriasco, In viaggio con i Badano. Chiara Luce e la sua famiglia: i segreti di un segreto, Città Nuova, Roma, 2011).

Teramo slot mob

Teramo slot mob del 28 settembre :
Ore 16 incontro in piazza martiri della libertà si parte in corteo per raggiungere il caffè milli distante pochi metri coinvolgendo i passanti e invitando li a partecipare allo slot mob !
Ore 16.10 presentazione slot mob e mostra fotografica " i luoghi del gioco malato"
Ore 16.30 inizio torneo di biliardino per adulti e bambini (due sfide testa a testa!)
I “giochi sani”: cucù (antico gioco di carte teramano), dama, freccette, giochi vari da tavolo.
Ore 19,00 circa presentazione video dei bar no slot
Ore 19,30 circa letture sceniche dell’attrice Emanuela Valiante “chi ce l’ha fatta”
Saluti finali e premiazione vincitori torneo biliardino!
https://www.facebook.com/events/158866067653293/?fref=ts

All it took was a bag of chips

Source: Living City
Beginning my first semester in a community college, I found that everyone was extremely individualistic. Little to no communication happened between students, and what was said was not always nice. In my math class, I found that my neighbour next to me always made rude remarks under his breath about everything my friends and I did.
The first thought that came to my mind was to just ignore him, but then I remembered how Jesus said, “If you love those who love you, what credit is that to you? For even sinners love those who love them” (Lk 6:32). This was my chance to put his words into practice and build bridges. I brought a bag of chips to class and informed my friends about my plan. At the beginning of class, I popped open the bag, offering some to my friends first so as not to awkwardly come off too aggressively to the person I was really trying to love, my enemy.

mercoledì 25 settembre 2013

EoC Summer School 2014: au revoir à Paris!

Scritto da Ana Moreno Marin, Alejandra Vasquez e Elena Ranocchi
Si è conclusa la Summer School di EdC Madrid 2013. La prossima edizione a Parigi, a settembre 2014.
Grazie” e “impegno” sono state le parole più ripetute durante la giornata conclusiva della Summer School di Economia di Comunione, iniziata con la presentazione di alcuni dei business plan elaborati durante le ore di lavoro in gruppo.
Uno di questi gruppi, formato da nove giovani, ha sviluppato l’idea di produrre mobili artigianali. Fino a qui tutto sembra semplice. Ma non è un progetto qualsiasi: c'è qualcosa di più. Mar, da Murcia (Spagna), spiega che così come una persona lavora con le sue mani, entrando in contatto con il materiale, rifinendolo con fatica, costanza e perseveranza per creare un oggetto di valore, così anche un’impresa dell’EdC si costruisce attraverso l'interazione quotidiana delle persone che stabiliscono relazioni basate sulla cultura del dare, massimizzando il bene “comune" e non solo quello “individuale”, dice Alejandra da Quito (Ecuador).
Ogni progetto nasce da uno spirito imprenditoriale e si sviluppa in una lotta continua per mantenerne i valori. “L’EdC nasce da una ispirazione e diventa un vero e proprio stile di vita, dal quale tutti attorno alla azienda traggono profitto: i lavoratori, i fornitori, i clienti..” spiega Sergii, da Kiev (Ucraina). E Chiara, da Rio de Janeiro (Brasile), aggiunge che “una società o un progetto EdC signifca innovazione, evoluzione nelle relazioni aziendali; L'EdC è il futuro, il modo corretto di fare business”.

DISCONNECT & ENJOY

A Day to Disconnect is a worldwide movement, spearheaded by Rabbi Zechariah Wallerstein of Ohr Naava, which took place on October 2, 2011.

On that day thousands of people voluntarily unplugged their gadgets for some time -- an hour, two or even all day. During this time, those who chose to disconnect took pleasure in cherished relationships be it spouses, children, family, self or G-d.

martedì 24 settembre 2013

Le religioni sono ponti e non barriere

Roberto Catalano
fonte: Città Nuova
Il professor Amer Al Hafi è un accademico riconosciuto a livello internazionale. Palestinese, musulmano, insegna religioni comparate ad Amman. «L'Islam e l'Europa devono guarire la memoria e riscoprirsi. Le guerre in nome della fede sono in realtà conflitti meramente politici»
Il professore Amer Al Hafi, giordano, è un accademico conosciuto anche in diversi Paesi europei. Fra l’altro, anni fa, ha avuto anche la possibilità di trascorrere un breve periodo a Roma, dove ha compiuto alcuni studi presso la pontificia università Gregoriana. Oggi, ad Amman, oltre all'attività accademica come professore di religioni comparate, dirige il Comitato di ricerca del Royal institute for interfaith-studies, fondato dal principe Hassan, fratello del defunto re Hussein, molto attivo in ambito interreligioso da vari decenni.
In questi giorni il prof. Al Hafi ha presentato un intervento, molto apprezzato, sul tema del dialogo interreligioso nella prospettiva dell’Islam a circa cinquecento membri del Movimento dei Focolari provenienti da tutte le nazioni del Mediterraneo meridionale, dalla Grecia all’Algeria (eccezion fatta per Libia e Tunisia), oltre che Marocco, Siria, Giordania, Iraq ed Emirati Arabi. Al termine del convegno gli abbiamo rivolto alcune domande.
L’Islam sta attraversando una fase delicata, ma molto importante. Quali sono le caratteristiche di questa fase?
«I musulmani non possono ignorare la situazione in cui vive l’umanità in questo momento. È una situazione politica e culturale di globalizzazione. Ci sono anche modi nuovi di pensare e agire che coinvolgono aspetti sconosciuti o marginali fino a qualche decennio fa: la questione della donna e dei suoi diritti, la libertà religiosa e i diritti umani in senso lato. All’interno dell’Islam dobbiamo capire come armonizzare tutto questo con la nostra fede e la nostra tradizione musulmana.

«Senza dubbio, molti aspetti della nostra fede e tradizione ci collegano alle diverse questioni che sono dibattute oggi nel mondo globalizzato. L’Islam, per esempio, ha avuto un suo modo di rispettare i diritti umani. All’interno di Stati a maggioranza musulmana sono vissuti e vivono ancora cristiani ed ebrei. Tuttavia, dobbiamo anche noi rivedere alcuni atteggiamenti ed espressioni. Per esempio, nel mondo odierno, non è ammissibile definire kafer, infedele, chi non è musulmano. Si tratta di un termine coniato in contesti completamente diversi dal nostro. Come musulmani dobbiamo raggiungere un accordo per garantire agli altri il diritto di essere diversi da noi. Si tratta di un passo coraggioso: sviluppare la nostra terminologia tradizionale in modo da rispettare i diversi popoli e le loro tradizioni e modi di credere».

Dallas: “Andare oltre la nostra cerchia di amici”

A Dallas, noi Giovani per un Mondo Unito (GMU) ci troviamo con una certa continuità. Alcuni di noi si coinvolgono in prima persona, si sentono protagonisti e prendiamo su tutta le preparazioni.
Sentiamo che piano piano stiamo crescendo e maturando in vari aspetti. Abbiamo intrapreso le più disparate attivitá di volontariato come visitare una residenza per gli anziani o pulire un negozio che appartiene a Caritas Diocesana.
Due di noi giovani studenti abbiamo partecipato all’Expo (http://www.expo2013.us/) e ci siamo uniti al gruppo dei giovani che venivano da vari parti degli Stati Uniti nelle diverse attività. Sentiamo che quest’esperienza ha segnato una tappa importante della nostra vita e ci ha tanto arricchiti nei rapporti e culturalmente. Per esempio, ci ha aperto degli orizonti sul mondo del lavoro.

Dopo l’Expo percepiamo un impulso nuovo, uno sprint di andare fuori verso altri coetanei che sono “al largo” dalla nostra cerchia.

lunedì 23 settembre 2013

Naga City, Philippines: MARIAN YOUTH CONGRESS

From Frances and Pao, we received this report on the Marian Youth Congress (MYC) held in Naga City, Bicol on 14th September 2013:
“It was like the Genfest.” This is how many of us described the experience we had at the Marian Youth Congress. Since most of us attending this event in Naga City had participated to the Genfest, we all experienced the same feeling as we had in Budapest, that is, the unity and love not just among us but also with all the youth of the Bicol region.
However, presenting our ideal of unity to the youth was not as easy as we thought it would be. From the script up to the presentation itself, we experienced doubts in ourselves. Writing the script for the MYC was a tough job. We don’t know where to start, what to write, how to put ourselves in the shoes of the youth of Naga City, how to connect the ideal to the event, and how to share everything about the ideal in a very limited time. But then we realized, if we will not share what them what we are living, how can we help in building a united world?
At a certain point we entrusted everything to Jesus and we tried to open our hearts to what He would say to the youth. After 8 revisions, we finally came up with the most organized, brief, and clear script. Few hours before our presentation we were still rehearsing, cramming and finalizing our visual presentations.
As we enter the Jesse Robredo Coliseum, we were shocked by the big number of youth present. In front of such a big crowd of 6000 youth, and amidst some technical problems we were a little tense at first, however, we overcame everything by renewing our mutual love. To our great surprise, we started seeing the youth dancing to our songs with us. After the programme, someone approached us asking where he could find these songs. Another commented, ‘Nice message!’
Afterwards, we attended mass at the Cathedral and the Archbishop spoke of the Pope’s message at the
World Youth Day: “Go. Do not be afraid. Serve.” With this, we knew that the 6000 youth and us, the Youth for a United World, aim for one thing; and that is to strengthen the Faith and to carry out concrete actions in loving and serving others.
On the way home, we shared on how we tried to give our life ideal to the youth gathered at the MYC. We never thought of receiving anything in return, however, we experienced something that we will always treasure in our hearts. We all look forward to being invited again on the next Marian Youth Congresses.”

domenica 22 settembre 2013

Un ‘20 settembre’ da un’altra prospettiva

Due giovani brasiliani, uno di una città del Nordest, Fortaleza e uno di una città del sud del Paese, Porto Alegre, si sono impegnati a costruire ponti là dove c’è “discordi, inimicizia e pure discriminiazione tra le regioni”. Ecco quanto scrivano:
“Oggi, come uno vero ‘gaúcho’, mi sono alzato, ho messo la ‘pilcha’, ho preparato un buon ‘chimarrão’ ed ho cominciato a rifletere come posso festeggiare questa data cosi importante per la formazione della cultura dei ‘pampas’ brasiliani! Ma anche con una riflessione di ciò che davvero sento che possiamo festeggiare... I valori, le virtù... Comunque, tante cose positive che segnano il DNA di questo popolo del sud! Però, guardando un po’ su un’altra prospettiva, più attuale, brasiliana, mi rendo conto che si riproducono in Brasile tanti disaccordi, inimicizie e pure discriminazione tra le persone di regione/stati diversi del paese. Parlando con uno amico ‘cearense’ (di un'altra zona) ci siamo chiesti: “Che cosa concreta possiamo fare per promuovere una cultura della fraternità in Brasile?”. Ed ecco che è venuta una ispirazione.
Siamo andati a incontrare una persona molto speciale: Maria Emmaus Voce, presidente del Movimento dei Focolare, per dire che ci impegniamo con questa causa della promozione, anche in Brasile, del vero spirito di un popolo, al quale tutti si riconoscono come costruttori di una stessa realtà.
E lei è andata oltre, pure visionaria, e ci ha detto: “E dopo che vi siete arrivate all’unità (popolo brasiliano), non chiudersi tra di voi, ma uscite fuori per portarla al mondo. Qui sta la ricchezza di una nazione. Non riguarda solo a voi (brasiliani), ma a tutte le nazioni”.

A WALL FOR PEACE

Maria Grazia e Franceso della Commissione dello United World Project,ci scrivono:
“Carissimi tutti,
le notizie che ci giungono dalla Siria catalizzano in questi giorni l’attenzione di tutti, media e cittadini, ma ci inducono anche a ricordare tutti quei conflitti dimenticati, che rientrano così prepotentemente nelle nostre case: Situazioni che “gridano” una richiesta urgente di pace fra gli uomini. 
Per questo motivo sul sito dello United World Project abbiamo lanciato una campagna di appello alla pace attraverso il Wall del sito, uno spazio, un tavolo di dialogo virtuale dove ognuno può esprimere i propri pensieri, ma anche azioni concrete fatte in favore della pace: Tutto quanto verrà raccolto si concretizzerà in  una lettera finale da inviare a vari capi di stato.
L’idea è nata da alcuni Giovani per un Mondo Unito di Rio de Janeiro, ed ha letteralmente scatenato  una vera e propria corsa alla realizzazione di questa proposta.
Vi invitiamo, laddove fosse possibile, a promuovere questa iniziativa di pace,ma anche di fraternità.
Per maggiori informazioni ci potete contattare su
info@unitedworldproject.org o direttamente Mariagrazia mariagrazia02@gmail.com
Grazie

Mariagrazia a Francesco per lo United World Project”