lunedì 7 ottobre 2013

“L’83% dei giovani si identifica con il linguaggio di Bergoglio”

Il dato emerge dal Rapporto Giovani, l’indagine curata dall’Istituto Toniolo
Zenit.org - La lingua, i gesti, a volte le parabole. Sarà forse il nome scelto, ma San Francesco ha oggi, nel ruolo di grande comunicatore, un erede di tutto rispetto. Ovviamente, Papa Bergoglio. Certo, oggi, si usa Twitter, ma l’accostamento è davvero significativo. Lo dicono con chiarezza i dati del Rapporto Giovani, l’indagine curata dall’Istituto Toniolo, in collaborazione con l’Ipsos e la Fondazione Cariplo.
La ricerca raccoglie informazioni dettagliate sui valori, i desideri, le aspettative, sui progetti di vita dei giovani e sulla loro realizzazione. L’obiettivo è quello di fornire le basi di una conoscenza solida dei cambiamenti in corso e del loro impatto sulla vita delle persone, utile anche per intervenire con strumenti adeguati per migliorarla. I dati sono stati ottenuti da un ampio campione, rappresentativo su scala italiana, di 9000 giovani tra i 18 e i 29 anni.
In aggiunta ai risultati dell’indagine principale (in sintesi riportati su www.rapportogiovani.it), a giugno 2013 è stato sottoposto a un campione di 928 giovani rappresentativo a livello nazionale, un questionario di approfondimento su temi di attualità e sull’atteggiamento verso il nuovo Papa e le aspettative riguardo al suo pontificato.
I dati rivelano che, nel giorno in cui si celebra il Patrono d’Italia, che le similitudini con Papa Francesco sono davvero tante.
A partire come detto dalla comunicazione e dal linguaggio usato dal Pontefice. L’83,6 % sostiene che le parole scelte sono adatte al mondo contemporaneo, capaci cioè di raggiungere il cuore delle persone. Ma le similitudini non finiscono qui.

domenica 6 ottobre 2013

A SHOUT FOR PEACE

In response to the Pope’s call for peace and after a fruitful meeting with Emmaus, Giancarlo and several countries of the Middle East, an idea came across our minds, to dedicate an evening for Peace. Each country started to prepare their own program in their own country yet in unity with each other thanks to the social media which has helped us to connect together.
Jordan:
After the Pope’s call for peace, we launch a week, through our Facebook page, dedicating it for peace, starting 7th September and concluding it with an evening inviting our friends! We shared the idea with the Youth of the Middle East, some of whom happened to be here in Jordan to attend a meeting with Emmaus and Giancarlo. We decided that all of us, each in their own country to do something for Peace on the same day and then to meet over a conference call and pray all together for PEACE.
We were around 35 Youth for a United World both Muslims and Christians; we started with a linkup with Brazil-Fortaleza, who wanted to assure us that they too are praying for peace as they we were meeting with youth from other Catholic movements. Afterwards, we called up Iraq; it was a great opportunity to assure each other that we are always united and we all work for the same goal. During our evening, we saw a power point of quotes and meditations from the Bible, Prophet Mohammad, Chiara Lubich, Igino Giordani, Mother Teresa and others. We concluded our evening with a prayer for Syria and the Middle East through a linkup with Lebanon, Holy Land and Algeria. Such a great moment: a living proof that the unity between us is growing despite the echoes of conflicts in our areas.
Holy Land:
The fruits of our meeting in Amman are great and the unity built with the Youth from the other Middle East zones is great as well. After less than two weeks from our meeting, a new idea is launched… to have an evening prayer vigil for peace with the Y4UW. During the evening we decided to have a conference call, to assure unity between us and to show the youth that they are not alone in the world living this way.
In our area, Aboud where Father Yousef is present, we had a linkup. On the first day, just like we planned, we had our prayer vigil and were connected with Lebanon, Jordan and three different areas in Algeria. On the next morning, we had a lecture entitled “To put God in the first place”. After the lecture we spent some quality time together, walking in the Lemon Valley, BBQ, socializing and experiencing mutual love.

sabato 5 ottobre 2013

FESTA DI CHIARA LUCE A SASSELLO

Attraverso la PaginaFacebook di Chiara Luce sarà possibile seguire la Festa.

Per una cultura di accoglienza

I Giovani per un Mondo Unito si danno da fare per diffondere e testimoniare una cultura di accoglienza. Maria Voce, presidente dei Focolari ha detto: «La strage a Lampedusa interpella il mondo e coinvolge tutti noi»
«Il sentimento di indignazione espresso da papa Francesco davanti all’orrore della strage che si è consumata oggi sulla costa di Lampedusa raccoglie anche il sentire profondo del Movimento dei Focolari», continua Maria Voce.
Una tale immane tragedia «esige una profonda presa di coscienza sulle cause profonde delle immigrazioni e sulle ingiustizie sociali, politiche ed economiche che ne stanno alla base».
«La politica nazionale, europea e internazionale deve assicurare a tutti gli uomini che vivono sul pianeta la possibilità di una vita sicura e dignitosa in nome della comune umanità, che oltrepassa ogni frontiera e va al di là degli stessi ordinamenti giuridici quando essi ledono i diritti fondamentali delle persone».
Simili stragi «spingono ancora di più singoli e gruppi a costruire capillarmente una cultura dell’accoglienza che apra gli occhi sulle quotidiane necessità degli altri». Questo l’impegno che si assumono gli aderenti dei Focolari e in particolare quanti già lavorano nei centri di accoglienza e di assistenza in molte città del Paese.
Victoria Gómez
Informazione Focolari Italia

Refugee emergency: embracing immigrants

The refugee emergency calls upon the conscience and sets in motion a network of solidarity involving local institutions. Experiences from northern Italy
– “Let us pray for hearts capable of embracing refugees.” These words were spoken by Pope Francis on 8th July, 2013 during a pastoral visit to Lampedusa where he was deeply touched by the never-ending exodus of refugees fleeing from hunger, fear, war and every form of distress in their homelands.
The story of Cristina, Elena and Maria Norena begins with an Italian language course. The three of them are members of the Focolare Movement, who felt called to be more personally involved in helping people in need. “It was in May 2011,” Elena explains, “the boats were coming at an unrelenting pace. Some 25,000 people were coming in from war-torn Libya. Two hundred immigrants came to our province in Trento. Most of them were young men between the ages of 18 and 30.” Maria Norena continues: “I also saw the lack of relationship and social life. These men told us of their solitude and they were suffering because they couldn’t speak Italian. Right away the others in our group offered their support and we began this project.”
The experience spread quickly and even some public institutions became involved. Cristina says: “We wanted to secure a future for these young men. With the help of many people we began to advertise in the local newspapers especially that of the diocese, trying to give a voice to these voiceless men. The bishop of Trent appealed to the Christian community to show concern for the young men who are our brothers and sisters.”
Meanwhile, the provincial administration decided to lengthen the project by granting two years of assistance to each immigrant from the date of arrival. At the end of the two-year period, the young men have to leave their temporary lodgings.

venerdì 4 ottobre 2013

MARIAPOLI LIA: FESTA DEI GIOVANI 2013

Dalla Mariapoli Lia, Argentina
“Sabato 28 tutto é pronto per accogliere i 600 giovani provenienti dai posti più lontani dall’Argentina e dai paesi limitrofi (Uruguay e Paraguay). Commincia la mattina con pioggia, e tutto il programma all’aperto deve essere cambiato, ma il sole che brilla dentro di ognuno aiuta a dare subito il salto.
Nel pomeriggio non piove e si fa visita  alla Mariapoli Lia. Alcuni di noi raccontiamo la nostra experienza di lavoro e come cerchiamo di vivere l’amore reciproco nel quotidiano in questo ambiente.
Alle 18 abbiamo la Messa seguita da 5 workshop che coinvolgono quasi tutti i partecipanti. Dopo cena un concerto che si chiude con musica e ballo fino alle 2 del mattino. Tutto si è svolto in un clima di festa.
La domenica, la grande sala è gremita da altri 400 giovani arrivati dalle città vicine: un totale di 1010!!! Con il tema: “Sei capace di grandi cose. Rompiamo gli schemi!” presentiamo il circo della società.
Attraverso diversi personaggi: una bambola, una maga, un arlecchino, un domatore ed un giocoliere, mostriamo gli schemi che vogliamo rompere. Prima di tutto: l’individualismo. Ma anche l’opportunismo al quale rispondiamo con la fraternità; la violenza col perdono e la pace; il consumismo con la cultura del dare e l’economia di comunione;  il senso profondo della formazione accademica e l’educazione col servizio e come ultimo la problematica ambientale e come risposta la presa di conscienza ecologica. Attraverso coreografie, scenette, il complesso musicale e testimonianze abbiamo tessuto il programma in sala con un ascolto profondo da parte dei partecipanti, che si alternavano con silenzi, risate, ritmi e applausi.
Poi, al centro del programma, la Messa ben curata per indicare il valore che ha l’incontro con Gesù. E per chi non partecipa ai sacramenti, un momento di riflessione con la proposta di vivere la regola d’oro.
Nel pomeriggio abbiamo animato altri 5 workshop e attraverso giocchi e riflessioni, abbiamo cercato di dare risposte alle problematiche esposte in mattinata.
Tutti noi, giovani ed adulti, impegnati in prima fila ad organizzare “La Festa”, ci siamo sentiti più che mai una famiglia ed era tangibile lo sforzo di vivere l’amore reciproco. Un trionfo di unitá tra le due generazioni.
Siamo molto felici dei frutti che ci continuano ad arrivare ed esprimono che tanti giovani si sono impegnati a “rompere schemi” per costruire una società nuova."

ATT - ARMS TRADE TREADY

The foreign minister of Sierra Leone, Dr Samura Kamara, signing the Arms Trade Treaty at UN headquarters on 25 September.
Humanitarian curbs on deadly weapons boost new UN treaty, sharpen old debates
World leaders at the United Nations (UN) last week backed two steps in relation to the Arms Trade Treaty, promoted by churches, to make people safer through new laws to control deadly weapons.
The biggest event came as the United States, the world largest exporter of arms, signed the new Arms Trade Treaty (ATT) during a high-level phase of the UN General Assembly, 24 to 26 September. Twenty-six other countries signed as well. Churches had lobbied seven of the new signatories, including Zambia, the USA, South Africa, Sierra Leone, the Philippines and Ghana.
A UN majority of 112 world governments has now signed the Arms Trade Treaty in just four months.
The World Council of Churches and member churches have campaigned for the ATT for the past three years to block sales of arms which risk being used to commit atrocities and violations of human rights and humanitarian law. The next step is for 50 states to ratify the treaty and bring it into effect.
Humanitarian concerns were also prominent at a special high-level UN meeting. This gathering, devoted to nuclear disarmament, met on 26 September. Scores of countries, including all the nations of Africa and Southeast Asia, focused on the humanitarian consequences of nuclear weapons. Government and civil society speakers called for an outright ban on nuclear weapons, criticizing the current inertia in disarmament led by nuclear-armed states and echoing a core position in ecumenical advocacy.
“Weapons that have been outlawed increasingly become seen as illegitimate,” a representative of the International Campaign to Abolish Nuclear Weapons told the meeting. Several states pointed to the widespread condemnation of the use of chemical weapons in Syria, which are banned on humanitarian grounds, and noted that nuclear weapons are widely condemned but not banned.

giovedì 3 ottobre 2013

Summer in Ottmaring (-:

Quest’anno siamo stati 3 ragazzi (Nicholas da Bologna, Elia da Bolzano, Andrej da Bratislava) e due ragazze di Milano e di Roma. La giornata cominciava con la lettura del vangelo del giorno. Poi un piccolo scambio e un’idea come vivere questa parola nella giornata. Fino a mezzogiorno lavori (in una farmcia, in un’azienda, nella manutenzione). Nel pomeriggio 2 ore di “tedesco” e tempo libero. Nelle serate varie attività, dalla visita da membri della cittadella, a serate tematici (sull’unità e sul dolore, sull’ecumenismo e sulla ormai storica divisione politica della Germania). Le finesettimane abbiamo fatto delle gite a Monaco, ad Augsburg, nelle montagne ed abbiamo anche visitato la cosiddetta comunità giovanile “Youth with a mission” che hanno un centro vicino ad Ottmaring.
Un culmine delle tre settimane erano i tre giorni di ferie per bambini nei quali i nostri giovani facevano da accompagnatori e da grandi amici amati!
Un’osservazione interessante di quest’anno: nonostante un programma molto interessante sotto il punto culturale e spirituale e nonostante la testimonianza di vita di parecchi persone dell’Opera; ciò che ha impressionato e inciso di più era la vita normale di ogni giorno in un clima di grande benevolenza reciproca e normalità. Le sfide della convivenza prese bene e il trattamento riuscito con la diversità ha provocato una felicità e una pace interiore sublime nei giovani.
Alcuni giorni dopo il rientro a casa un ragazzo ha scritto che è difficile per lui mantener questa “pace di Ottmaring” ma che vuole provarcela.
Intanto la nostra attività con i profughi ad Augsburg va avanti. Vi teniamo aggiornati.
Tanti saluti e auguri per i vostri colloqui.
1Ludger
Da Sinistra: Elia, Andrej, Vittoria, Nicholas, Barbara

Finishing the race out of love

“Tri for Tommy” brings endurance sports to a higher level
I have been involved in endurance racing for many years. For any of you who have done endurance racing, it is gruelling and requires will and determination to finish.
As with any sport you see all kinds of athletes with every motivation: personal goals and selfless goals to improve the lives of others. My first experience with triathlons taught me a valuable lesson about being motivated by love for others.
My younger brother, Tommy, has Down syndrome and loved to compete on the swim team when he was in high school. He was coached by a good friend of mine named Jimmie.
Jimmie was training for the Louisville Ironman, a long-distance triathlon, and, inspired by his relationship with Tommy, decided he wanted to race in honour of my brother. To be concrete in action, he initiated a fundraiser called “Tri for Tommy” and raised several thousand dollars for a local Down syndrome support organization.
Not only did Jimmie battle a painful injury to his knee, but he completed the agonizing 15 hour race and crossed the finish line hand in hand with Tommy. The joy on both Jimmie’s and Tommy’s faces was incredible to witness.

mercoledì 2 ottobre 2013

Perugia: Tracciamo le strade

2 ottobre per il disarmo: Se vuoi la pace prepara la pace. Con la difesa nonviolenta
Le Nazioni Unite, che l’hanno istituita nel 2007, intendono celebrare in questo modo l’anniversario della nascita di M.K. Gandhi.
Vogliamo rilanciare questa Giornata in Italia, come appuntamento comune di iniziative e mobilitazione diffuse sul teritorio per promuovere la cultura e la pratica della nonviolenza, con particolare attenzione al decisivo tema del disarmo.
Per noi la Giornata del 2 ottobre assume il valore di affermazione di un nuovo orientamento politico, di rifiuto della guerra come condizione preliminare per una nuova società, ispirata all’insegnamento di Gandhi: “O l’umanità distruggerà gli armamenti, o gli armamenti distruggeranno l’umanità”.

Something really worth living for!

On 4th March 1989, a Youth for a United World addressed the following question to Chiara Lubich, foundress of the Focolare Movement.:
Chiara, could you explain to us the course of action that the Youth for a United World should take. What do you expect from us?
Chiara answers: “What do I expect from you? I expect very much: I expect you to be new people - one must live our spirituality wholeheartedly, not half way. I expect you to be new people – it’s necessary to love. I expect you to form new people in the world, to build “local action cells” in your environments, which place Christ in the midst and bring his light into the structures so as to change the structures of the world. I expect you to build works that bear witness to the world that a united world is possible.
Look at Loppiano. There are many races, colours, young people and they are all united. Saint Augustine would say, “Si isti et illi, cur non ego?”; “If they have done it, why can't I?”. If Loppiano was able to do it, if O'Higgins was able to do it, if Fontem was able to do it, if these small towns can do it, if the Genfestcan do it, why can't I? Why can't the entire world be united?
The Pope said to a group of young people in one of the genfests, that great ideas, those that seem to be utopic, are the ones that make history (Genfest, Saint Peter's Square, May 18, 1980). Well, we must always be convinced of this idea of a united world and create public opinion.
Then you ask, “What should we do?” First of all, live (this Ideal), then bring about these works, and when people have seen, “come and see”, then you can speak, but not before, because they won’t understand you. They will tell you that it's not possible.
On the other hand, my dear friends, to live for something mediocre, to live kneeling or sitting before a television set for hours and hours; to live just to listen to music, to live for a trip with friends, is too little for a young person who has only one life. One should live for something great. God is proposing something great. It’s up to you to accept it. Ciao!”

martedì 1 ottobre 2013

Idea!!! Invitiamo il Gen Verde?

“Ciao a tutti,
Vi racconto come è nata quest’iniziativa. Con alcuni ragazzi siamo iscritti al tavolo per la pace della provincia di Bologna in veste di Giovani per un Mondo Unito (GMU) ed abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa anche noi. Infatti, sentendo che tutte le associazioni e movimenti iscritti realizzavano iniziative, ci siamo posti questa domanda: “Perchè non fare qualcosa per i giovani che vivono nei nostri Appennini? Proprio in questa porzione di territorio di montagna dove vivono la mia famiglia ed una volontaria come membri del movimento.
E’ nata così l’idea di chiamare il Gen Verde!!
Ci siamo fatti poi carico della cosa noi giovani appoggiata da alcuni adulti e abbiamo iniziato a collaborare a 360°!!
Infatti abbiamo voluto portare avanti più “filoni” paralleli:
Uno più religioso: cioè coinvolgendo tutti i cori delle 10 parrocchie del territorio a partecipare a un Choral Workshop, si trattava cioè di fare laboratori col Gen Verde per poi animare la messa conclusiva della settimana (6 Ottobre 2013). subito è stata accolta con gioia e ogni venerdì, da metà agosto, ci siamo trovati per fare un momento di preghiera assieme e poi provare i canti assieme. La prima settimana di ottobre ci saranno i 3 laboratori e, come detto, la messa.
Un secondo più laico; infatti abbiamo preso contatto coi due poli scolastici della zona e riusciremo a portare il Gen Verde a portare la loro testimonianza a scuola!! Sarà bellissimo e incontreranno circa 1000 ragazzi. Inoltre come lancio della settimana, il martedì, ci sarà un incontro con i politici locali, presidi, insegnanti, giornalisti e aperto al pubblico in cui lanceremo il progetto e noi giovani spiegheremo il perchè di tale progetto e presenteremo il gen verde.
Tutto si unirà il 5 Ottobre 2013 dove a Lizzano in Belvedere ci sarà il concerto del gruppo.

lunedì 30 settembre 2013

Post Genfest in Centro America

Si sono  realizzati  incontri post  Genfest a Guatemala, a Honduras (in diverse città: Tegucigalpa, Comayagua, Puerto Cortés, ad El Salvador (in diverse città) Usulután, San Miguel, Nueva Concepciòn, Santa Anna e San Salvador. Con l’aiuto della comunità abbiamo organizzato il programma, presentando e raccogliendo in cartaceo ed online le firme per lo United World Project. Era bello vedere come tutti siamo partiti con il proposito di costruire ponti di fraternità ovunque.
Il tema del post-Genfest “Let’s bridge” riusuonava fortemente. Comunichiamo uno dei tanti frutti  raccolti: per esempio a Comayagua (Honduras) all’incontro era presente una comunità religiosa al completo con la sua madre superiora. Le suore erano così contente che dopo l’incontro la Madre Superiora ci ha invitati a parlare dell’unità alla sua comunità. Tra l’altro ci diceva: “Sicuramente ci aiuterà a migliorare i rapporti tra noi”. Adesso i contatti continuano.

domenica 29 settembre 2013

Slot Mob, a Milano “premiano” i bar senza slot

Fonte: La Repubblica
Dopo il successo di Biella, lo Slot Mob arriva anche a Milano. In centinaia, questa mattina, si sono dati appuntamento in viale Jenner per premiare il Bar Persefone, tra i primi della città a scegliere di non avere slot machine nei suoi locali. “Una perdita netta di 2000-2500 euro al mese” spiega il titolare “ma è più importante non dare modo ai clienti di rovinarsi una vita col gioco d'azzardo”. Per l’occasione l’Accademia Giochi Dimenticati, ha portato in strada il divertimento di una volta, dai birilli al tiro alla fune, mentre l’organizzazione ha allestito un torneo di biliardino “per stimolare la socializzazione, dato uno dei tanti problemi derivanti dalle slot machine è l’isolamento”. “Speriamo di organizzare almeno 100 slot mob in tutta Italia” si augura Gabriele Mandolesi, coordinatore dello Slot Mob “la cosa bella è che i titolari di locali che rinunciano alle slot sono moltissimi, ma rimangono nell’ombra. Con queste iniziative riusciamo a premiare un gesto coraggioso” (video di Elena Peracchi)

Humans ‘dominant cause’ of global warming

Source: http://www.bbc.co.uk/news`
By Matt McGrath
A landmark report from IPCC (Intergovernmental panel on climate change) says scientists are 95% certain that humans are the “dominant cause” of global warming since the 1950s.
The report by the UN’s climate panel details the physical evidence behind climate change. On the ground, in the air, in the oceans, global warming is “unequivocal”, it explained. It adds that a pause in warming over the past 15 years is too short to reflect long-term trends.The panel warns that continued emissions of greenhouse gases will cause further warming and changes in all aspects of the climate system. To contain these changes will require “substantial and sustained reductions of greenhouse gas emissions”.
After a week of intense negotiations in the Swedish capital, the summary for policymakers on the physical science of global warming has finally been released.
The first part of an IPCC trilogy, due over the next 12 months, this dense, 36-page document is considered the most comprehensive statement on our understanding of the mechanics of a warming planet.
It states baldly that, since the 1950s, many of the observed changes in the climate system are “unprecedented over decades to millennia”.

sabato 28 settembre 2013

Nobel per la Pace Arias aderisce a UNITED WORLD PROJECT

A Roma, il 21 settembre, i Giovani per un Mondo Unito incontrano Óscar Arias Sánchez, Nobel per la pace 1987 ed ex presidente del Costa Rica. La sua adesione allo United WorldProject.
L’impegno comune per la pace. Ecco cosa ha fatto scattare immediata l’intesa tra la delegazione dei Giovani per un Mondo Unito (GMU) e il Nobel per la Pace 1987 Óscar Arias Sánchez, già presidente del Costa Rica. Arias si trovava a Roma per una conferenza della Comunità di Sant’Egidio sul Trattato internazionale sul commercio delle armi adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e per l’udienza con Papa Francesco.
Obiettivo dell’incontro era trovare forme di collaborazione con la “Fondazione Arias per la pace e sviluppo umano”, giacché anche i GMU lavorano per la pace e la fraternità. I giovani presenti, di varie nazionalità, hanno quindi tracciato la storia di questo lavoro per la pace, partendo dalla consegna delle 350 mila firme raccolte durante la guerra fredda alle Ambasciate dell’USSR e Stati Uniti a Ginevra (novembre 1985), il lancio del Time-Out da Chiara Lubich (settembre 1990) durante la crisi del Golfo Persico, il premio Unesco per l’Educazione alla pace, ricevuto da Chiara Lubich (dicembre 1996), l’annuale appuntamento della Settimana Mondo Unito, il Genfest di Budapest del 2013, nel quale è stato lanciato lo United World Project (Progetto Mondo Unito) e il recente viaggio di Maria Voce ad Amman, in Giordania, per incontrare le comunità dei Focolari in Medio Oriente, con il successivo concerto per la pace tenuto dai GMU di paesi in conflitto.

Mi chiamano Radio [Radio - 2003 - 105 min.]

Fonte: CINADO
Proposte di film adatti al cineforum per giovani e adulti. A cura di Mario Ponta
“Se cercate un film in cui non esplodono bombe ma emozioni, non si infligge dolore ma si guarisce, e se volete assistere a una storia americana popolata da gente semplice, dai volti bellissimi, che prende decisioni complesse in nome della tolleranza, correte a vedere Mi chiamano Radio” (Francesco Alò, Il Messaggero 14/05/2004). Si tratta della vera storia di James Kennedy, ragazzo nero handicappato mentale, detto “Radio” per la sua mania di collezionare apparecchi radio. L’allenatore della locale squadra di football americano si interessa al ragazzo semplicemente perchè “gli sembra giusto”, integrandolo alla vita della squadra secondo le sue capacità limitate. Non mancano pregiudizi e cattiverie, sia da parte di giovani che di adulti, che considerano la presenza di Radio un “disturbo”, un’anomalia. Coach Jones (l’allenatore), con perseveranza e sfidando i pregiudizi, riuscirà a scuotere i benpensanti della piccola cittadina del sud per aiutarli a superare le loro paure. Anzi arriverà a far capire che “è molto più quello che riceviamo da una persona così, che quello che diamo”.
Un film eccellente per dialogare su pregiudizi, esclusione e sul delicato equilibrio che ciascuno deve trovare tra vita pubblica e impegni famigliari.

venerdì 27 settembre 2013

Nobel Peace Prize recipient Arias adheres to United World Project

On 21st September, 2013 in Rome, Italy, Youth for a United World meet 1987 Nobel Peace Prize recipient and ex-President of Costa Rica, Óscar Arias Sánchez who adheres to the United World Project
A shared commitment to peace:  This triggered an immediate understanding between the delegation from the Youth for a United World (Y4UW) and the Nobel 1987 Peace Prize laureate and ex-President of Costa Rica. Arias had been visiting Rome to attend a Community of St. Egidio conference on the United Nation’s Arms Trade Treat (ATT), and an audience with Pope Francis.
The purpose of the meeting was to find ways of collaboration with the Arias Foundation for peace and human development, since the Y4UW already work for peace and brotherhood. The young people who were present at the meeting from several nations recounted the history of their efforts for peace, beginning from the 350 thousand signatures they collected during the Cold War and  handed over to embassies of the USSR and the United States in Geneva, Switzerland (November 1985). They went on to present the Time Out launched by Chiara Lubich in September 1990 during the Persian Gulf Crisis; the UNESCO Award for Educating towards Peace; the 2013 Genfest in Budapest, Hungary where the United World Project was launched; the annual United World Week and the recent meeting between Maria Voce and the Focolare communities of the Middle East that was held in Amman, Jordan, and followed by the concert for peace held by Y4UW from regions where there is conflict.
The Nobel laureate presented to the young people what the Arias Foundation for peace and human development has achieved from its beginnings, its current challenges and future dreams. For example, since there are so many war museums, why not build a Peace Museum? Moreover, Sanchez proposed collaborating with the recently approved UN Arms Trade Treaty (ATT) that is aimed at putting an end to the marketing of small arms which, in his opinion, are the cause of most of the fatalities that take place worldwide.

GEN VERDE IN CONCERT A LIZZANO IN BELVEDERE (BO)

Gen Verde in concert: sabato 5 ottobre 2013 ore 21,00
Palazzo dello Sport e della Cultura “ENZO BIAGI” - Via III Novembre n. 3 – Lizzano in Belvedere (Bo).
Biglietto di ingresso € 13,00 - Ingresso gratuito per bambini fino a 8 anni
Le prenotazioni si possono effettuare via e-mail o tramite la pagina facebook. I posti saranno assegnati nei vari settori della platea e delle gradinate laterali del palazzetto, in base alla data di arrivo della prenotazioni con quietanza di pagamento.
Al ricevimento della copia certificante il pagamento verrà inviata e-mail con l’assegnazione del settore ed il nome dell’ordinante.
Si prega di conservare la mail e presentarla all’entrata del palazzetto per il ritiro dei biglietti prenotati.
Modalità di pagamento:
Bon. Bancario: BCC Alto Reno – Porretta Terme - Iban IT 93 E 08331 37020 000110600171 intestato a Gualtiero Palmieri
Postepay: 4023 6006 1774 6914 intestato a Gianni Cattani
Paypal: ricarica da effettuare specificando indirizzo email associato al conto g.cattani@larcobaleno.net
Causale: acquisto n. …. biglietti Concerto Gen Verde del 5 ott. 2013
Per qualsiasi ulteriore informazione: 328.8203380 - 346.3964201 - mail: info@larcobaleno.net - sampa9277@gmail.com

A Light that comes from life

How the charism of unity enlightens many fields of human endeavour today, five years after Chiara Lubich’s departure
“From the beginning, Chiara Lubich had an extraordinary understanding of culture. She enjoyed, for example, the discoveries of scientists, and there was even a time when she felt closer to them than to those of us around her,” recalls Anna Maria Zanzucchi, one of Chiara’s early collaborators in the New Families Movement.
The Focolare founder had a deep concern for all cultures, all disciplines, “even if she could not study them because God was calling her to other responsibilities.” Perhaps this is why she was able to distinguish the universality of true culture, finding a touch of wisdom in everything, “because, for her, culture was part of the experience of God.” As a young woman, Chiara Lubich was a passionate student who enjoyed studying the thoughts of the great philosophers. World War II, however, interrupted her studies.
She eventually continued them once again, but the growth of the newly born Focolare community in Trent made her realize that she had to abandon her studies once and for all and dedicate herself to the emerging movement. She always remembered that day when she actually put away her beloved books in the attic. But God led her, and those who are part of the Focolare, to learn something of his infinite wisdom not only in matters concerning theology, but also in other realms.
She wrote in a letter of 1946: “You see, I am a soul passing through this world. I have seen many beautiful and good things and I have always been attracted only by them. One day … I saw a light. It appeared to me as more beautiful than the other beautiful things, and I followed it. I realized it was the Truth.”

giovedì 26 settembre 2013

Chiara Luce, a tre anni dalla beatificazione

Il 25 settembre del 2010 veniva proclamata beata la giovane Chiara Luce Badano. Da allora, l’esempio della sua vita si diffonde con una forza straordinaria, specie fra i giovani.
Sono passati tre anni da quel 25 settembre del 2010 in cui Chiara Luce Badano è stata proclamata beata nel Santuario Divino Amore di Roma.
Sembra ieri, tanto sono vividi i ricordi di quello straordinario evento che pareva la realizzazione della lettera scritta da Chiara Luce ai suoi amici: «Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Oh, come avrei voluto fermare quel treno in corsa che m’allontanava sempre più! (…) Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela».
Vorremmo ricordare la realizzazione dello “splendido disegno” che Chiara Luce ha realizzato in vita, con alcune parole dei genitori Maria Teresa e Ruggero, tratte dal libro di Franz Coriasco In viaggio con i Badano.
«Avete mai pensato, nei suoi ultimi mesi, di avere a che fare con una santa?».
Maria Teresa: «No, non ci abbiamo mai pensato, neanche lontanamente. Si viveva in una continua “straordinaria normalità”, anche se ormai Chiara aveva perso l’uso delle gambe ed era costretta a letto. C’era una grazia, evidentemente, che magari sul momento non avevamo neanche il tempo di realizzare pienamente, ma che vivevamo ogni giorno. Che è continuata anche dopo, e continua adesso. Era, se così possiamo dire, la “specialità” di Chiara: non essersi fatta santa fra atroci sofferenze (che pure ci sono state), ma essersi fatta santa nella gioia di amare Dio».
Ruggero: «Insomma, ripensando al periodo della malattia di Chiara non possiamo non ripetere ogni volta che davvero sono stati i due anni della nostra vita più benedetti da Dio».
Fonte: Sito del Focolare
(Tratto da F. Coriasco, In viaggio con i Badano. Chiara Luce e la sua famiglia: i segreti di un segreto, Città Nuova, Roma, 2011).

Teramo slot mob

Teramo slot mob del 28 settembre :
Ore 16 incontro in piazza martiri della libertà si parte in corteo per raggiungere il caffè milli distante pochi metri coinvolgendo i passanti e invitando li a partecipare allo slot mob !
Ore 16.10 presentazione slot mob e mostra fotografica " i luoghi del gioco malato"
Ore 16.30 inizio torneo di biliardino per adulti e bambini (due sfide testa a testa!)
I “giochi sani”: cucù (antico gioco di carte teramano), dama, freccette, giochi vari da tavolo.
Ore 19,00 circa presentazione video dei bar no slot
Ore 19,30 circa letture sceniche dell’attrice Emanuela Valiante “chi ce l’ha fatta”
Saluti finali e premiazione vincitori torneo biliardino!
https://www.facebook.com/events/158866067653293/?fref=ts

All it took was a bag of chips

Source: Living City
Beginning my first semester in a community college, I found that everyone was extremely individualistic. Little to no communication happened between students, and what was said was not always nice. In my math class, I found that my neighbour next to me always made rude remarks under his breath about everything my friends and I did.
The first thought that came to my mind was to just ignore him, but then I remembered how Jesus said, “If you love those who love you, what credit is that to you? For even sinners love those who love them” (Lk 6:32). This was my chance to put his words into practice and build bridges. I brought a bag of chips to class and informed my friends about my plan. At the beginning of class, I popped open the bag, offering some to my friends first so as not to awkwardly come off too aggressively to the person I was really trying to love, my enemy.

mercoledì 25 settembre 2013

EoC Summer School 2014: au revoir à Paris!

Scritto da Ana Moreno Marin, Alejandra Vasquez e Elena Ranocchi
Si è conclusa la Summer School di EdC Madrid 2013. La prossima edizione a Parigi, a settembre 2014.
Grazie” e “impegno” sono state le parole più ripetute durante la giornata conclusiva della Summer School di Economia di Comunione, iniziata con la presentazione di alcuni dei business plan elaborati durante le ore di lavoro in gruppo.
Uno di questi gruppi, formato da nove giovani, ha sviluppato l’idea di produrre mobili artigianali. Fino a qui tutto sembra semplice. Ma non è un progetto qualsiasi: c'è qualcosa di più. Mar, da Murcia (Spagna), spiega che così come una persona lavora con le sue mani, entrando in contatto con il materiale, rifinendolo con fatica, costanza e perseveranza per creare un oggetto di valore, così anche un’impresa dell’EdC si costruisce attraverso l'interazione quotidiana delle persone che stabiliscono relazioni basate sulla cultura del dare, massimizzando il bene “comune" e non solo quello “individuale”, dice Alejandra da Quito (Ecuador).
Ogni progetto nasce da uno spirito imprenditoriale e si sviluppa in una lotta continua per mantenerne i valori. “L’EdC nasce da una ispirazione e diventa un vero e proprio stile di vita, dal quale tutti attorno alla azienda traggono profitto: i lavoratori, i fornitori, i clienti..” spiega Sergii, da Kiev (Ucraina). E Chiara, da Rio de Janeiro (Brasile), aggiunge che “una società o un progetto EdC signifca innovazione, evoluzione nelle relazioni aziendali; L'EdC è il futuro, il modo corretto di fare business”.

DISCONNECT & ENJOY

A Day to Disconnect is a worldwide movement, spearheaded by Rabbi Zechariah Wallerstein of Ohr Naava, which took place on October 2, 2011.

On that day thousands of people voluntarily unplugged their gadgets for some time -- an hour, two or even all day. During this time, those who chose to disconnect took pleasure in cherished relationships be it spouses, children, family, self or G-d.

martedì 24 settembre 2013

Le religioni sono ponti e non barriere

Roberto Catalano
fonte: Città Nuova
Il professor Amer Al Hafi è un accademico riconosciuto a livello internazionale. Palestinese, musulmano, insegna religioni comparate ad Amman. «L'Islam e l'Europa devono guarire la memoria e riscoprirsi. Le guerre in nome della fede sono in realtà conflitti meramente politici»
Il professore Amer Al Hafi, giordano, è un accademico conosciuto anche in diversi Paesi europei. Fra l’altro, anni fa, ha avuto anche la possibilità di trascorrere un breve periodo a Roma, dove ha compiuto alcuni studi presso la pontificia università Gregoriana. Oggi, ad Amman, oltre all'attività accademica come professore di religioni comparate, dirige il Comitato di ricerca del Royal institute for interfaith-studies, fondato dal principe Hassan, fratello del defunto re Hussein, molto attivo in ambito interreligioso da vari decenni.
In questi giorni il prof. Al Hafi ha presentato un intervento, molto apprezzato, sul tema del dialogo interreligioso nella prospettiva dell’Islam a circa cinquecento membri del Movimento dei Focolari provenienti da tutte le nazioni del Mediterraneo meridionale, dalla Grecia all’Algeria (eccezion fatta per Libia e Tunisia), oltre che Marocco, Siria, Giordania, Iraq ed Emirati Arabi. Al termine del convegno gli abbiamo rivolto alcune domande.
L’Islam sta attraversando una fase delicata, ma molto importante. Quali sono le caratteristiche di questa fase?
«I musulmani non possono ignorare la situazione in cui vive l’umanità in questo momento. È una situazione politica e culturale di globalizzazione. Ci sono anche modi nuovi di pensare e agire che coinvolgono aspetti sconosciuti o marginali fino a qualche decennio fa: la questione della donna e dei suoi diritti, la libertà religiosa e i diritti umani in senso lato. All’interno dell’Islam dobbiamo capire come armonizzare tutto questo con la nostra fede e la nostra tradizione musulmana.

«Senza dubbio, molti aspetti della nostra fede e tradizione ci collegano alle diverse questioni che sono dibattute oggi nel mondo globalizzato. L’Islam, per esempio, ha avuto un suo modo di rispettare i diritti umani. All’interno di Stati a maggioranza musulmana sono vissuti e vivono ancora cristiani ed ebrei. Tuttavia, dobbiamo anche noi rivedere alcuni atteggiamenti ed espressioni. Per esempio, nel mondo odierno, non è ammissibile definire kafer, infedele, chi non è musulmano. Si tratta di un termine coniato in contesti completamente diversi dal nostro. Come musulmani dobbiamo raggiungere un accordo per garantire agli altri il diritto di essere diversi da noi. Si tratta di un passo coraggioso: sviluppare la nostra terminologia tradizionale in modo da rispettare i diversi popoli e le loro tradizioni e modi di credere».

Dallas: “Andare oltre la nostra cerchia di amici”

A Dallas, noi Giovani per un Mondo Unito (GMU) ci troviamo con una certa continuità. Alcuni di noi si coinvolgono in prima persona, si sentono protagonisti e prendiamo su tutta le preparazioni.
Sentiamo che piano piano stiamo crescendo e maturando in vari aspetti. Abbiamo intrapreso le più disparate attivitá di volontariato come visitare una residenza per gli anziani o pulire un negozio che appartiene a Caritas Diocesana.
Due di noi giovani studenti abbiamo partecipato all’Expo (http://www.expo2013.us/) e ci siamo uniti al gruppo dei giovani che venivano da vari parti degli Stati Uniti nelle diverse attività. Sentiamo che quest’esperienza ha segnato una tappa importante della nostra vita e ci ha tanto arricchiti nei rapporti e culturalmente. Per esempio, ci ha aperto degli orizonti sul mondo del lavoro.

Dopo l’Expo percepiamo un impulso nuovo, uno sprint di andare fuori verso altri coetanei che sono “al largo” dalla nostra cerchia.

lunedì 23 settembre 2013

Naga City, Philippines: MARIAN YOUTH CONGRESS

From Frances and Pao, we received this report on the Marian Youth Congress (MYC) held in Naga City, Bicol on 14th September 2013:
“It was like the Genfest.” This is how many of us described the experience we had at the Marian Youth Congress. Since most of us attending this event in Naga City had participated to the Genfest, we all experienced the same feeling as we had in Budapest, that is, the unity and love not just among us but also with all the youth of the Bicol region.
However, presenting our ideal of unity to the youth was not as easy as we thought it would be. From the script up to the presentation itself, we experienced doubts in ourselves. Writing the script for the MYC was a tough job. We don’t know where to start, what to write, how to put ourselves in the shoes of the youth of Naga City, how to connect the ideal to the event, and how to share everything about the ideal in a very limited time. But then we realized, if we will not share what them what we are living, how can we help in building a united world?
At a certain point we entrusted everything to Jesus and we tried to open our hearts to what He would say to the youth. After 8 revisions, we finally came up with the most organized, brief, and clear script. Few hours before our presentation we were still rehearsing, cramming and finalizing our visual presentations.
As we enter the Jesse Robredo Coliseum, we were shocked by the big number of youth present. In front of such a big crowd of 6000 youth, and amidst some technical problems we were a little tense at first, however, we overcame everything by renewing our mutual love. To our great surprise, we started seeing the youth dancing to our songs with us. After the programme, someone approached us asking where he could find these songs. Another commented, ‘Nice message!’
Afterwards, we attended mass at the Cathedral and the Archbishop spoke of the Pope’s message at the
World Youth Day: “Go. Do not be afraid. Serve.” With this, we knew that the 6000 youth and us, the Youth for a United World, aim for one thing; and that is to strengthen the Faith and to carry out concrete actions in loving and serving others.
On the way home, we shared on how we tried to give our life ideal to the youth gathered at the MYC. We never thought of receiving anything in return, however, we experienced something that we will always treasure in our hearts. We all look forward to being invited again on the next Marian Youth Congresses.”

domenica 22 settembre 2013

Un ‘20 settembre’ da un’altra prospettiva

Due giovani brasiliani, uno di una città del Nordest, Fortaleza e uno di una città del sud del Paese, Porto Alegre, si sono impegnati a costruire ponti là dove c’è “discordi, inimicizia e pure discriminiazione tra le regioni”. Ecco quanto scrivano:
“Oggi, come uno vero ‘gaúcho’, mi sono alzato, ho messo la ‘pilcha’, ho preparato un buon ‘chimarrão’ ed ho cominciato a rifletere come posso festeggiare questa data cosi importante per la formazione della cultura dei ‘pampas’ brasiliani! Ma anche con una riflessione di ciò che davvero sento che possiamo festeggiare... I valori, le virtù... Comunque, tante cose positive che segnano il DNA di questo popolo del sud! Però, guardando un po’ su un’altra prospettiva, più attuale, brasiliana, mi rendo conto che si riproducono in Brasile tanti disaccordi, inimicizie e pure discriminazione tra le persone di regione/stati diversi del paese. Parlando con uno amico ‘cearense’ (di un'altra zona) ci siamo chiesti: “Che cosa concreta possiamo fare per promuovere una cultura della fraternità in Brasile?”. Ed ecco che è venuta una ispirazione.
Siamo andati a incontrare una persona molto speciale: Maria Emmaus Voce, presidente del Movimento dei Focolare, per dire che ci impegniamo con questa causa della promozione, anche in Brasile, del vero spirito di un popolo, al quale tutti si riconoscono come costruttori di una stessa realtà.
E lei è andata oltre, pure visionaria, e ci ha detto: “E dopo che vi siete arrivate all’unità (popolo brasiliano), non chiudersi tra di voi, ma uscite fuori per portarla al mondo. Qui sta la ricchezza di una nazione. Non riguarda solo a voi (brasiliani), ma a tutte le nazioni”.