Di Massimo Toschi
Fonte: Città Nuova
Ha conosciuto la lotta armata e la prigione, ha scelto il
perdono, la non violenza, la riconciliazione e la verità chiedendo alla
politica di rendere possibile l’impossibile: cambiare la storia culturale di un
Paese e diventare un simbolo per il mondo senza usare armi
Ieri sera 5 dicembre è morto Nelson Mandela. Grazie per
la sua vita, arrivata alla sua conclusione, sazia di giorni, secondo la parola
delle Scritture. Madiba, come lo chiamavano tutti con grande affetto, è finalmente
entrato nella terra del santo riposo ed è entrato con pace e dignità.
Ha vissuto tutta la sua vita al servizio del suo popolo e
del suo paese. Ha passato quasi trent’anni nelle prigioni del governo
sudafricano che aveva fatto dell’apartheid, il suo programma. Ha conosciuto la
lotta armata, ma poi ha capito che altre erano le armi con cui avrebbe vinto la
grande battaglia di civiltà del suo popolo: il rifiuto dell’odio, la forza del perdono, la verità delle vittime, la
conversione dei carnefici, la riconciliazione come grande sfida per il presente
e il futuro del suo Paese.



















