domenica 1 febbraio 2015

Dal Burundi un Frammento di Fraternità

Kayanza, Burundi Latitudine: 3° 4’ 0” S Longitudine:29° 7’ 45” E-
Per noi africani – spiega Malaika–  le relazioni fra le persone sono fondamentali.Non è sempre facile, ma cerchiamo di costruire rapporti veri. La realtà dei villaggi è importantissima e da lì, spesso, partono le nostre iniziative. Per due anni, dal 2009 al 2011, insieme a tanti giovani e adulti ci siamo attivati per portare l’acqua a Kayanza, un villaggio al nord del Burundi.
A causa delle abbondantissime e frequenti piogge, spesso
la popolazione non disponeva di acqua potabile. Ci siamo
mobilitati cercando le risorse materiali e finanziarie necessarie
per realizzare una rete idrica. Abbiamo coinvolto
anche l’amministrazione locale, così da poter lavorare
insieme. Tanti si sono aggregati ed adoperati scavando per permettere di posizionare i tubi. Altre persone, poi, si sono unite a noi dandoci una mano o regalandoci del materiale o donando qualche soldo che è stato destinato per pagare le attrezzature e i tecnici. Grazie all’aiuto e all’amore di tanti, siamo riusciti a costruire ben 11 fontane fruibili da circa 4mila persone! Due sono anche nel college e nella scuola elementare a Murago Bubezi. Gli studenti e gli insegnanti, prima, dovevano fare un lungo cammino a piedi per avere un goccio d’acqua

venerdì 30 gennaio 2015

L’economia europea ha bisogno dei carismi


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Dal 6 all’8 marzo, presso il Polo Lionello Bonfanti, i movimenti cattolici ed evangelici di “Insieme per l’Europa” organizzano un convegno “Verso un’economia per il bene comune”. La voce della gratuità.
L’Europa continua a lottare con un’incertezza economica che pone gravi sfide a imprese, responsabili delle politiche economiche e cittadini. Cristiani provenienti da vari ambiti dell’economia e dal mondo imprenditoriale si sono dati appuntamento a Loppiano (nei pressi di Firenze), dal 6 all’8 marzo, per condividere esperienze e visioni, per dare il contributo di una voce profetica di speranza.
«Finora in Europa ha parlato solo la voce delle istituzioni – afferma il prof. Luigino Bruni –. Il nostro sogno è che nei ministeri dell’economia ci siano dei francescani, focolarini, persone che hanno scelto gli ultimi… C’è bisogno della voce della gratuità. Negli ultimi decenni queste voci si sono completamente zittite.

mercoledì 28 gennaio 2015

Chiara Lubich: una nuova luce per la Chiesa


Così papa Francesco nel messaggio inviato in occasione dell’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione della fondatrice dei Focolari, oggi Serva di Dio.
20150127-01La cattedrale di Frascati è gremita, nonostante l’orario di punta di un giorno feriale, il 27 gennaio, giorno della Memoria, in cui il mondo ricorda il dramma della Shoah e tutte le altre tragedie che continuano ad insanguinare il pianeta. Ed è perché “l’umanità e la storia possano conoscere nuovi sviluppi di pace” che Maria Voce auspica il riconoscimento dell’esemplarità di Chiara Lubich. Sì, perché “il suo sguardo e il suo cuore erano mossi da un amore universale, capace di abbracciare tutti gli uomini al di là di ogni differenza, sempre proteso a realizzare il testamento di Gesù”, “Che tutti siano uno”.

venerdì 23 gennaio 2015

Yemen: tregua tra presidente e ribelli




fonte : Zenit

Mercoledì sera raggiunto un accordo tra insorti e il presidente Hadi, che avrebbe accettato di modificare la costituzione per allargare la presenza dei ribelli sciiti in parlamento e nelle istituzioni statali

giovedì 22 gennaio 2015

Chiara Lubich, via alla causa di beatificazione

Fonte: Avvenire

Verrà aperta martedì 27 gennaio alle 16 nella cattedrale di Frascati dal vescovo monsignor Martinelli la causa di beatificazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Un evento atteso da migliaia di persone in tutto il mondo e che è il primo passo dell’iter che potrebbe portare «Chiara» – com’è universalmente conosciuta l’iniziatrice di un fecondo cammino ecclesiale, nata a Trento nel 1920 – fino agli altari. La scelta del luogo, informa una nota dei Focolari, vuole sottolineare «l’ecclesialità dell’atto» nel territorio dove si trova il Centro internazionale del Movimento nei pressi del quale Chiara Lubich è vissuta gran parte della sua vita, dove è morta il 14 marzo 2008 e dove riposano le sue spoglie mortali. La cerimonia, che si potrà seguire via Internet sul sito del movimento, inizierà alle 16 con i Vespri e prevede «la lettura del decreto di introduzione della Causa e del rescritto di nulla osta della Santa Sede, l’insediamento del tribunale nominato dal vescovo, poi i giuramenti del vescovo, dei membri del tribunale e di quelli della postulazione».

martedì 20 gennaio 2015

Peacebuilding Day in Egitto


Fonte: AMU



Le ragazze e le donne del progetto AMU in Egitto “Donna educatrice di Pace”, musulmane e cristiane, hanno festeggiato insieme le rispettive feste di Natale. Una commovente testimonianza di dialogo.

Alcuni giorni fa, insieme alle donne e alle ragazze che seguiamo nel nostro progetto, abbiamo vissuto una giornata di festa particolare.
Questo evento è stato contemporaneamente una festa per il “Muled”, cioè il natale del profeta Mohammed (che è stato – questo anno – il 3 di gennaio secondo il nostro calendario gregoriano) e una giornata di celebrazione per il natale orientale dei Copti Ortodossi, che in Egitto sono il 90% dei cristiani (che coincide con il 7 gennaio).
Per questo la giornata è stata chiamata “Muled w Milad”, cioè la natività di Mohammed ed il natale di Gesù: la celebrazione tradizionale delle due figure più importanti nel Cristianesimo e nell’Islam che, questo anno, cadeva in 2 date vicine.
Mentre il mondo sta vivendo un momento difficile di tensione per i rapporti inter-religiosi, c’è stato questo momento straordinario di unità e di dialogo concreto, espresso in vita da queste donne e queste ragazze.
Non si è parlato in modo diretto di religione ma ognuna ha provato a vivere la propria. Durante la celebrazione, ogni persona scriveva su un pezzo di carta una cosa che non voleva portarsi dietro nel nuovo anno, e lo buttava via; poi ognuna scriveva anche il suo sogno per l’anno nuovo su pezzi di carta colorata. Questi pezzi sono poi diventati i colori del vestito della bambola tradizionale in Egitto per la natività del profeta Mohammed. I sogni di tutte hanno formato un solo corpo ma con tanti colori. Infatti è stata anche una sola festa con un solo spirito collettivo e condiviso da parte di tutte. Ho avuto la fortuna di essere testimone di questa bellezza umana e ho voluto condividerla con tutti voi che lavorate sempre per realizzare questo esperienza.
Ramy Boulos
Coordinatore progetti Fondazione Koz Kazah, Egitto

mercoledì 14 gennaio 2015

Londra: il sindaco diventa senzatetto

fonte: vita.it

di Ottavia Spaggiari

Boris Johnson, sindaco di Londra, promuove la campagna di fundraising e sensibilizzazione al tema dei senza tetto, trascorrendo una notte su un marciapiede nel cuore della city95913235

lunedì 12 gennaio 2015

Essere onesti con se stessi e nei riguardi degli altri


sono Gianluigi di Napoli, sono geologo e come tale lavoro presso l’Università e spesso come libero professionista.
Ho sempre pensato che essere geologi sia grandioso: dà la possibilità di comprendere nell’intimo l’anima della terra, di vivere un rapporto privilegiato con il Creato,di trovare Dio nelle sue “invisibili perfezioni” in esseri inanimati come le rocce, che studiamo per capire dove si sono formate e se si riformeranno mai.

domenica 11 gennaio 2015

«Io sono Charlie eppure non lo sono»

fonte: Avvenire
Caro direttore,
ovviamente come tutti, qui e altrove, sono sconvolto per quanto accaduto a Parigi. Ragionevole e comprensibile è la reazione e la conseguente riaffermazione della libertà di pensiero e di parola. Ora, un po’ meno a caldo, vorrei condividere con lei due semplici riflessioni. Anzitutto, io sono Charlie. Le piazze francesi sono invase da persone che giustamente manifestano a favore della libertà di espressione. Nulla può impedire tale diritto, da lungo acquisito dalla cultura occidentale e giustamente da difendere. Anch’io mi unisco a loro. In verità, si tratta di riconoscere il fondamento cristiano di tale valore. Non si può bloccare tale libertà, per cui opinioni diverse, democraticamente si confrontano e in tal modo favoriscono il dibattito culturale, politico e civile. Il vostro-nostro giornale è l’espressione di questa libertà nell’agone della nostra cara Italia. E ben venga, per cui non è ammissibile che, in nome di Dio o di ideologie, si uccida o si chiuda la bocca a chi non appartiene alla tua stessa sponda. Ma devo anche dire, io non sono Charlie. Mi è capitato di vedere, scorrendo internet, alcune vignette pubblicate dal giornale satirico. Ne sono rimasto inorridito e mi sono sentito offeso nella mia fede cristiana (specie vignette riguardanti Benedetto XVI). Mi ha fatto molto male. Disegni di una volgarità estrema e di pessimo gusto. C’è, sì, una libertà, ma non c’è forse anche una deontologia professionale da rispettare? Ci hanno sempre insegnato che la tua libertà termina dove inizia la mia. Ciò vuol dire che è sempre urgente mantenere un corretto equilibrio tra le diverse possibilità. Ricordo, a partire dalla mia infanzia, che l’educazione era: imparare a relazionarsi con gli altri in modo corretto, gestendo le proprie reazioni, moderando il proprio linguaggio e rispettando le regole. A questo siamo stati formati per diventare persone rispettose e cittadini responsabili. Non tutto si può dire e scrivere! Guarda caso, vedo proprio sul nostro giornale la campagna “migliori si può – anche le parole uccidono”. Ben venga: posso indiscriminatamente usare quelle parole, appellandomi al fatto che sono libero da ogni costrizione? Allora che senso hanno le accuse di omofobia o altro, se alla fine posso dire e fare tutto ciò che voglio? Mi ha fatto piacere leggere la riflessione di Giuseppe Anzani e anche, su “La Stampa on line” di venerdì 9 gennaio, il commento di Elena Loewenthal ove dice: «Ma io non sono Charlie soprattutto perché non siamo tutti vignettisti irriverenti come Wolinski... Il fondamento della libertà, quella di essere e quella di esprimersi, sta nel riconoscere che il mondo non è tutto uguale e noi nemmeno, anzi». Al di là dell’emozione del momento, abbiamo di che pregare, ma nello stesso tempo anche di che riflettere e seriamente. Da parte mia lo farò qui a Lourdes, ove, le campane del santuario, insieme a quelle di Notre Dame a Parigi, hanno suonato a morto, in memoria dei fratelli uccisi. Grazie ancora del vostro lavoro.
padre Giuseppe Serighelli, passionista Lourdes

giovedì 8 gennaio 2015

Charlie Hebdo violenza e libertà

di Michele Zanzucchi
fonte: Città Nuova
 
L’attentato alla redazione del settimanale satirico parigino ripropone la questione della guerra santa lanciata da tanti musulmani contro l’Occidente: ma bisogna capirne i motivi profondi

Charlie Hebdo
La guerra santa, il tanto famoso jihad – in realtà si tratta del “piccolo” jihad rivolto contro gli infedeli, mentre il “grande” jihad è al contrario rivolto contro le pulsioni personali – ha colpito nel cuore della capitale parigina, simbolo di tutto ciò che certi musulmani radicali e fanatici non accettano, in particolare la dissacrazione della religione e la corrispondente sacralizzazione della libertà e della libertà di peccare contro Dio e contro gli uomini.

martedì 6 gennaio 2015

Congo: fare impresa dell'Economia di Comunione

La testimonianza di Alexis Mupepe Kashiama, imprenditore EdC a Kinshasa



Come viviamo l'EdC nella nostra impresa? Questa domanda, fondamentale per un Coalex Medical 02 ridimprenditore dell’Economia di Comunione, ritorna ogni volta nei nostri incontri di formazione EdC. La nostra impresa COALEX-MEDICAL è per vocazione una impresa dell’Economia di Comunione ed in queste poche righe vorremmo condividere con voi come viviamo questa vocazione nella nostra impresa.
Osservando attentamente le nuove sfide che gli imprenditori hanno davanti a sé , ci vorremmo soffermare, fra le varie virtù che caratterizzano l'EdC, sulla condivisione, sul come porre la persona al centro per favorire il suo sviluppo integrale nella società.

Un mio collaboratore era preoccupato per la situazione finanziaria della sua famiglia: dopo vari momenti di confronto con lui sono arrivato a dirgli che se l’importo della Coalex Medical 03 ridretribuzione bastava appena a nutrire la famiglia, evidentemente altri bisogni familiari (casa, studi dei figli...) sarebbero rimasti non soddisfatti. Gli ho suggerito di riflettere sulla creazione di una attività, nell’ambito della sua formazione, che fosse in grado di gestire autonomamente, e di venire a parlarne con me.
Dopo lunga riflessione, mi ha proposto di mettere su con lui un laboratorio di analisi biomediche. Gli ho risposto di sì, non per diventare suo socio, ma con l’intenzione di accompagnarlo nella realizzazione del suo progetto: così ho messo a sua disposizione un semi-analizzatore per analisi biochimiche ed i reagenti necessari all’inizio della sua attività; si tratta di un apparecchio che costa $ 4500 all’acquisto, ma che gli ho concesso per $ 2800: ad oggi mi ha già rimborsato $ 1100, e mi pagherà il saldo a poco a poco in modo da poter sviluppare la sua piccola impresa. Nel frattempo ha assunto come collaboratori due altri tecnici di laboratorio. Cosi’, pure continuando a lavorare nella mia impresa, questo mio collaboratore è diventato egli stesso imprenditore.

domenica 4 gennaio 2015

L'euro sbarca in Lituania


Aumenta il numero delle nazioni in cui circola la moneta unica.

fonte: Euro News

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Allo scoccare della mezzanotte l’eurozona ha dato il benventuo a un nuovo componente, il 19esimo la Lituania.  Il Paese ha abbandonato la sua valuta nazionale, la litas, adottando da oggi la moneta unica. A dare il benvenuto nella famiglia dell’Euro il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker con un video postato su twitter. Si tratta dell’ultimo Paese baltico, dopo Estonia e Lettonia ad aver compiuto questa scelta, che di fatto rappresenta la volontá del governo di Vilnius e dei lituani di proseguire sulla strada dell’integrazione europea.

“Non ci sono più confini, tutto è diventato globale, questo è il momento migliore per avere l’euro. Se avessimo detto no e avessimo tenuto la litas sarebbe stato solo patriottismo, è molto meglio far parte della globalizzazione con la monteta unica”, dice un lituano.
Con i suoi tre milioni di abitanti, questa ex repubblica sovietica, indipendente dal ’90, ha alle spalle ha un lungo percorso di riforme strutturali e di politica fiscale che hanno consentito uno fra i più alti tassi di crescita in Europa. Insieme al tradizionale brindisi di fine anno per i lituani anche una sosta al Bancomat. Per prelevare i loro primi euro.

venerdì 2 gennaio 2015

Musulmane ferite non da violenza, ma da pregiudizio

fonte: Città Nuova

Donne islamiche ad una manifestazione a Roma Nadia Zatti sui banchi della scuola superiore ha conosciuto Amina, marocchina ma nata in Italia e sono diventate amiche. Negli ultimi anni Amina sceglie di mettere il velo e quel sottile tessuto colorato rischia di diventare un muro tra le due e un impedimento al loro rapporto. Poi la domanda di Nadia: «Perché porti il velo?». Da quel momento comincia un percorso di conoscenza autentica dove i pregiudizi sempre in agguato cedono il posto alla conoscenza, alla condivisione di scelte etiche importanti che avvicinano Nadia, cristiana, ad Amina musulmana. Si ritrova più simile a lei che ai tanti compagni cristiani. Da questa amicizia “senza veli” nasce il libro “Ho il cervello sotto il velo”, la tesi di laurea in Scienze Politiche di Nadia diventa un’indagine accademica sulle scelte dell’Islam al femminile che apri spazi di conoscenza e di ricerca che sfidano il clima culturale italiano. Abbiamo raggiunto Nadia in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per farle qualche domanda sulle donne e l’Islam.
Dottoressa Zatti quando si pensa ad una donna islamica, i primi aggettivi che balzano alla mente sono: vittima, prigioniera, antiquata, reclusa. Poi ci sono le parole gravi: violenza, assassinio, coercizione. E il velo sembra una di quelle pratiche che avvalorano questa sottomissione. Come risponde a queste provocazioni che hanno anche riscontri importanti nella realtà?
L’Islam così come è scritto nel Corano o meglio come dovrebbe essere praticato dai musulmani è lontano dalla violenza e dal sopruso e persino dalla sottomissione. Issam Mujahed, medico palestinese e presidente del Consiglio delle Relazioni Islamiche Italiane e autore della prefazione al mio libro è lapidario: «I mariti che impongono alle donne il velo o che le costringono a restare a casa non hanno capito nulla dell’islam. È una distorsione della religione ed è contro le sue fondamenta». Purtroppo il messaggio trasmesso dai mass-media e dall’opinione pubblica in generale si centra più su sottomissione, violenza e chiusura.
Ma non si può negare che esistono casi di violenza…
Quando penso alla violenza sulle donne legata all’islam rabbrividisco perché non ha alcun collegamento al fatto religioso in sé, perché in tutte le religioni ci sono persone con una visione distorta e che estremizzano delle tradizioni culturali. Prima di tutto viene la storia personale. Poi certe sottolineature della tradizione islamica vanno contestualizzate nell’epoca di nascita perché, oggi, prendere alla lettera certi aspetti significa tornare indietro di duemila anni e questo vale anche per il cristianesimo: certe espressioni delle origini sono impensabili adesso.
E le donne come se la cavano in questi contesti?
Ho incontrato donne decise, forti, convinte delle loro posizioni, molto istruite e che hanno fatto la scelta del velo - una scelta personalissima - dopo un percorso di crescita personale e di crescita nella fede senza che intervenisse nessun uomo. Anzi, quando la mia amica ha preso questa decisione, il padre l’ha messa in guardia dalle conseguenze che avrebbe potuto avere nella società occidentale, delle difficoltà nella ricerca del lavoro e di una casa ed è stato proprio così perché a Brescia trovare un appartamento per una studentessa musulmana velata non è stato facile. Da questa esperienza ho dedotto che la violenza più forte che queste donne subiscono dopo la scelta del velo è il pregiudizio della società e non la violenza. Le violenze in famiglia si trasmettono quando una persona ha subito violenza e tende a riproporle nel suo contesto, perché unico modello di rapporti.
L’Islam però sottolinea particolarmente il ruolo materno della donna e non tanto quello sociale…
Nel Corano ci sono sure che parlano del ruolo della donna, come colei che si occupa dell’educazione dei figli, che deve dedicarsi molto alla famiglia e alla casa e quindi c’è una divisione dei ruoli marcata. Questo non impedisce alle donne di studiare e di avere un gruppo con cui confrontarsi e uscire, ma molto dipende dalla persona e da come si vive il rapporto di coppia all’interno di una famiglia. Non è vera questa totale dipendenza dall’uomo perché ho conosciuto donne che portano avanti le loro passioni e i loro interessi e dall’islam si sentono protette e valorizzate nel loro ruolo di madre e di moglie, cosa che ben poco si fa in occidente. Il marito che impone di non uscire o di non studiare non si deve celare dietro motivi religiosi, ma motivare delle scelte di vita che poco hanno a che fare con il Corano.
Cosa augurerebbe alle donne, islamiche e non, in questa giornata?
Augurerei a tutte di coltivare delle amicizie vere, che aiutino le donne italiane a conoscere quelle musulmane.

giovedì 1 gennaio 2015

"Slaves no more, but brothers and sisters." 48th World Day of Peace - Happy New Year



"Slaves no more, but brothers and sisters" will be the title of the Message for the 48th World Day of Peace, the second of the papacy of Pope Francis.
Many people think that slavery is a thing of the past. In fact, this social plague remains all too real in today’s world.
Last year’s Message for 1 January 2014 was dedicated to brotherhood: "Fraternity, the Foundation and Pathway to Peace". Being children of God gives all human beings equal dignity as brothers and sisters.
Slavery deals a murderous blow to this fundamental fraternity, and so to peace as well. Peace can only exist when each human being recognizes every other person as a brother or sister with the same dignity.
Too many abominable forms of slavery persist in today’s world: human trafficking, trade in migrants and prostitutes, exploitation, slave labour, and the enslavement of women and children.
Shamefully, individuals and groups around the world profit from this slavery. They take advantage of the world’s many conflicts, of the economic crisis and of corruption in order to carry out their evil.
Slavery is a terrible open wound on the contemporary social body, a fatal running sore!
To counter slavery effectively, the inviolable dignity of every person must be recognized above all. Moreover, this acceptance of dignity must be anchored solidly in fraternity. Fraternity requires us to reject any inequality which would allow one person to enslave another. It demands instead that we act everywhere with proximity and generosity, thus leading to liberation and inclusion for everyone.
Our purpose is to build a civilization based on the equal dignity of every person without discrimination. To achieve this will also require the commitment of the media, of education and of culture to a renewed society pledged to freedom, justice and therefore peace.


[Press release for the 48th World Day of Peace, 1st January 2015]


HAPPY NEW YEAR FROM THE YOUTH FOR A UNITED WORLD!

"Non più schiavi, ma fratelli." 48ª Giornata Mondiale della Pace - Buon anno!




Non più schiavi, ma fratelli. Questo è il titolo del Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale della Pace, la seconda di Papa Francesco.
Spesso si crede che la schiavitù sia un fatto del passato. Invece, questa piaga sociale è fortemente presente anche nel mondo attuale.
Il Messaggio per il 1° gennaio 2014 era dedicato alla fraternità: "Fraternità, fondamento e via per la pace". L’essere tutti figli di Dio rende, infatti, gli esseri umani fratelli e sorelle con eguale dignità.
La schiavitù colpisce a morte tale fraternità universale e, quindi, la pace. La pace, infatti, c’è quando l’essere umano riconosce nell’altro un fratello che ha pari dignità.
Nel mondo, molteplici sono gli abominevoli volti della schiavitù: il traffico di esseri umani, la tratta dei migranti e della prostituzione, il lavoro-schiavo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la mentalità schiavista nei confronti delle donne e dei bambini.
E su questa schiavitù speculano vergognosamente individui e gruppi, approfittando dei tanti conflitti in atto nel mondo, del contesto di crisi economica e della corruzione.
La schiavitù è una terribile ferita aperta nel corpo della società contemporanea, è una piaga gravissima!
Per contrastarla efficacemente occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti.
L’obiettivo è la costruzione di una civiltà fondata sulla pari dignità di tutti gli esseri umani, senza discriminazione alcuna. Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace.



[Comunicato per la 48° Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2015]


BUON 2015 DAI GIOVANI PER UN MONDO UNITO!

mercoledì 31 dicembre 2014




Francesco ai giovani di Taizé: aprite cammini di libertà 

Fonte: Radio Vaticana 

Siate il sale di un mondo che ha bisogno di ritrovare il “sapore” di Dio. È l’augurio che Papa Francesco fa alle migliaia di ragazze e ragazzi che dal 29 dicembre al 2 gennaio prossimo sono a Praga per il tradizionale incontro di preghiera di fine anno organizzato dalla Comunità di Taizé.


Memori dei martiri, capaci di immaginazione, disponibili ad annunciare il Vangelo. È ciò che Papa Francesco indica a 30 mila ragazzi che affollano Praga per la 37.ma edizione dell’Incontro di Taizé. Quello che ogni fine d’anno unisce i giovani dell’est e dell’ovest europeo viene chiamato “Pellegrinaggio di fiducia sulla Terra”, un percorso – indica il Papa nel suo messaggio – da vivere “nella preghiera e nel dialogo reciproco”. “Attraverso il suo Spirito, che abita in voi – scrive il Papa ai giovani – Cristo vi dona di essere sale della terra”, perché vuole “ridare al mondo il suo vero sapore” attraverso la “scoperta della bellezza della comunione” con Dio tra fratelli.
Cammini di libertà
Nel 1990, quando le macerie del Muro di Berlino erano ancora a terra, il pellegrinaggio di Taizé faceva tappa nell’allora Cecoslovacchia. Venticinque anni dopo, “nel momento in cui la Repubblica Ceca festeggia i 25 anni del suo ritorno alla democrazia, non dimenticate nella vostra preghiera – scrive il Papa – i martiri e coloro che manifestavano la loro fede, uomini e donne di buona volontà che hanno permesso, attraverso il dono gratuito di se stessi, talvolta a prezzo di grandi sofferenze, che il loro Paese ritrovasse un cammino di libertà”. Anche voi, prosegue Francesco, “siete invitati ad aprire camini di libertà donando voi stessi con la disponibilità di Maria di Nazareth, quando ha accolto dentro di sé la vita del Figlio di Dio. E’ questa vita che deve svilupparsi anche in voi”.
Viandanti creativi
Ma accogliere in sé la vita di Gesù è sempre un tutt’uno con il testimoniarla agli altri. E qui, il Papa assicura di nutrire “fiducia” nell’“immaginazione” e nella “creatività” dei giovani di Taizé, che permetterà al Vangelo di essere annunciato e ascoltato “con gioia” oggi nei loro Paesi. Francesco cita una sua espressione dell’“Evangelii Gaudium”, quella in cui tratteggia i giovani come “viandanti della fede” e “felici di portare Gesù in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!”. Un pensiero ribadito nel viaggio apostolico in Turchia del novembre scorso, che il Papa sottolinea ai giovani riuniti a Praga in riferimento ai giovani ortodossi, cattolici e protestanti che, dice, “incontrerete negli incontri internazionali organizzati dalla comunità di Taizé: “Sono loro che oggi ci chiedono di fare dei passi in avanti per una comunione piena”.

martedì 30 dicembre 2014

Unione europea, la solidarietà come "arma" per uscire dalla crisi

di Alberto Ferrucci
Fonte: Città Nuova

Dalle parole del presidente Napolitano a proposito della Germania («Basta meschinità, basta sfiducia nella buona fede altrui, basta pregiudizi tra due nazioni senza cui l’Europa non può esistere»), alle ragioni della crisi della Grecia e alla solidarietà necessaria per far sopravvivere, ancora a lungo, l'Unione europea


 il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano  e il Presidente della Repubblica Federale di Germania Joachim Gauck Il presidente Giorgio Napolitano, in occasione a Torino del “Dialogo ad alto livello tra Italia e Germania” ha fatto un accorato intervento, avendo accanto il presidente Joachim Gauck, colui che l’anno scorso aveva voluto partecipare alla commemorazione dell’eccidio di 560 civili inermi perpetuato nell’agosto del ‘44 a Sant’Anna di Stazzema da parte di truppe tedesche.
Le parole di Napolitano, espresse con forza malgrado la fragilità emotiva dei vicini novanta anni, hanno avuto la lucidità e la determinazione di Schumann, Adenauer e De Gasperi, i grandi statisti che dopo quaranta milioni di inutili morti della seconda guerra mondiale, con l’ottimismo della speranza decisero di credere che quei popoli che si erano massacrati a vicenda potessero far parte di una unica realtà. Una scommessa che ad un occhio disincantato parse allora molto poco realizzabile, che ha fruttato per essi settanta anni di pace su un pianeta in cui il ricorrere al conflitto armato è purtroppo molto presente.
Napolitano ha invocato: «Basta meschinità, basta sfiducia nella buona fede altrui, basta pregiudizi tra due nazioni senza cui l’Europa non può esistere» e soprattutto «basta anteporre l’interesse del proprio Paese a quello dell’Europa intera»; altrimenti questa preziosa realtà finirà per autodistruggersi, rendendo nuovamente possibile, anche se la generazione Erasmus nata e vissuta nella pace lo direbbe impensabile, che si ricreino le condizioni per conflitti armati anche tra i nostri Paesi.
Un guardare alto ed in avanti, ma senza dimenticare: se i rapporti tra le nazioni sono governati dalla contabilità tra debiti e crediti, allora si dovrebbero conteggiare anche i danni per le uccisioni, le rapine dei beni pubblici e privati e le distruzioni dell’ultima guerra, ad esempio quelle subite dalla Grecia oggi così sotto accusa; debiti condonati alla Germania perché potesse rialzarsi, concedendole la fiducia che i nuovi governanti avrebbero agito diversamente dai precedenti; oggi non sono gli stessi governanti di settanta anni fa, ma anche essi dovrebbero evitare di pensare solo ai loro interessi elettorali.    
Se invece vogliamo che governi una democrazia attenta a salvaguardare i più deboli, chi gestisce l’Europa deve nel presente evitare che la Grecia superi il limite di rottura, ed al più presto eliminare al suo interno disparità di trattamento figlie non della violenza delle armi, ma della capacità di influenza dei Paesi che  -avendo ottenuto nella burocrazia europea particolari posti di potere -, permettono di sorvolare sulle furbizie di Paesi come Lussemburgo, Olanda, Irlanda, Gran Bretagna che per avere più introiti permettono alle grandi aziende di eludere le imposte che dovrebbero versare negli altri Paesi, da cui traggono i loro profitti.
Burocrati che con le loro procedure di infrazione possono ricattare, aumentandone il costo del debito, i Paesi che per rilanciare l’occupazione spendono più del previsto, ma che non hanno armi per far cambiar strada a chi mantiene contro le regole di Maastricht grandi surplus finanziari che deprimono l’inflazione e rendono impossibile agli altri Paesi di ridurre come previsto il debito, perché l’inflazione non contribuisce più a svalutarlo.
Occorre da parte dei governanti europei un ritorno ad un livello alto di fiducia reciproca, anche adottando misure completamente nuove, come deliberare che per i Paesi che aderiscono all’Euro sia la Banca Centrale Europea a finanziare il loro costo per la Comunità stessa, acquistando suoi bond a 50 anni senza interessi. In questo modo nei Paesi dell’Euro si avrebbe un vantaggio, si libererebbero cento miliardi all’anno di risorse per investimenti senza crescita del debito statale: un incentivo per altri Paesi ad aderire alla moneta comune, ed un contributo all’auspicato suo deprezzamento per rendere più convenienti le esportazioni.