venerdì 6 marzo 2015

Dall'Atlate della Fraternità - Giordania

Amman, Giordania Latitudine: 31° 57’ 18” N Longitudine: 35° 56’ 42” E –

La parola passa a Joseph: «Durante la guerra in Iraq scoppiata nel 2003, numerosi rifugiati sono giunti nella mia città per cercare riparo. Arrivavano stremati e, non avendo né residenza né cittadinanza, i bambini iracheni non potevano andare a scuola.
Con i Giovani per un Mondo Unito abbiamo attivato dei corsi di arabo, inglese, matematica e scienze che li impegnavano 3 ore due volte a settimana, in modo da restare aggiornati sui programmi scolastici. Tutto è iniziato con un ristretto gruppo di ragazzi in una piccola stanza della “Cilizian house” in un clima di amicizia e di dialogo, interagendo e condividendo le loro storie. Il gruppo si è poi allargato e abbiamo avuto la necessità di disporre di aule più grandi che ci sono state offerte dal “Terrasanta Collage” gestito dai francescani. In questo modo potevano frequentare dai 30 ai 40 studenti per semestre».

martedì 3 marzo 2015

CONCORSO MUSICALE INTERNAZIONALE - Loppiano, 1° Maggio 2015

Prende il via in occasione del 50° della nascita di Loppiano, il Concorso Musicale per band, promosso in collaborazione con Azioni Musicali che si svolgerà il Primo maggio a Loppiano alle ore 21:00 a conclusione della giornata.
Oggetto del concorso è l'esibizione live delle band ammesse al concorso e la selezione delle tre canzoni originali inedite più votate, sul seguente tema:

“Spesso i giovani vengono trascinati dagli eventi senza l’'apparente possibilità di scegliere. Sono vittime di un sistema che impedisce loro una piena realizzazione. Questa sconfitta si traduce in indifferenza nei confronti di chi è accanto, in un pensare solo a sé stessi ed a ciò che rende felici subito. Occorre risvegliare le coscienze , far riscoprire la necessità di sognare e la possibilità concreta di costruire un futuro migliore per sé e per gli altri. Al Primo Maggio, riscopriremo il valore di lavorare insieme, di credere nel domani. Un lavoro che parte però da un uscire da sé stessi, dal guardarsi attorno, dal fare una scelta e dall’' incarnare quella scelta per creare insieme, in maniera consapevole, il futuro.”

Il titolo della 44° Edizione del Primo Maggio a Loppiano è: Outside. Look. Choose . Be.

venerdì 27 febbraio 2015

Dall'Atlante della Fraternità - Messico


Netzahiualcóyotl, Messico Latitudine: 19° 24’ 00” N Longitudine: 98° 59’ 20” O –

Margarita racconta che «nella periferia della Città del Messico, nel comune di Netzahualcóyotl (comune di un milione di abitanti e con una densità di 20mila abitanti per Km2, ndr.), si sono rapidamente formati agglomerati di case, con gente giunta da tutta la nazione per cercare lavoro. Sono quartieri,
sorti vorticosamente e in modo sproporzionato.
Tanta è la povertà, imponenti i problemi sociali e sanitari, che toccano l’80 per cento di chi vi abita. Nel 1998, alcuni giovani e adulti di buona volontà – su richiesta della Chiesa locale – hanno deciso di unire le loro capacità e offrire alla comunità servizi sanitari accessibili. Si è aperto il dispensario “Igino Giordani” che offre assistenza sanitaria di qualità e in modo gratuito a chi non può
permettersi cure pubbliche. Accanto al servizio medico di base c’è anche un servizio odontoiatrico ed oculistico, assistenza dietologica per migliorare il livello nutrizionale e si distribuiscono indumenti e giocattoli. Ogni anno sono circa duemila le persone assistite e facendo un rapido calcolo da quando è stato avviato il centro, cioè 15 anni, sono stati circa 25mila gli utenti. Lo scopo, però, non è solo assistere le persone da un punto di vista sanitario, ma anche creare delle relazioni fraterne, fondate sull’ascolto e sulla reciproca condivisione».

mercoledì 25 febbraio 2015

#DoYouCare? Ti importa del dialogo?


fonte: focolare.org
È il tema del “Regenerate” di quest’anno, l’appuntamento annuale del giovani di Irlanda e Gran Bretagna promosso dal Movimento dei Focolari. Sullo sfondo dei fatti di Parigi la questione del dialogo interpella in modo pressante.

20150219-01Un gruppo di 80 giovani cristiani e musulmani. Un argomento: multiculturalismo, diverse religioni, dialogo. Una domanda: ti importa? Un format: quello di “Regenerate”, due giorni nell’Hertfordshire, in un clima rilassato dove si possono affrontare anche temi scottanti. Protagonisti sono i giovani per un Mondo Unito dell'Inghilterra e dell'Irlanda, quest’anno insieme a un gruppo della Islamic Unity Society con i quali da mesi cresce l’amicizia e la stima reciproca, e con cui hanno svolto diverse iniziative, da sessioni di studio al piantare alberi per la pace.

venerdì 20 febbraio 2015

Dall'Atlante della Fraternità - Frammento Costa D'Avorio

Abidijan, Costa d’Avorio Latitudine: 5° 25’ 0” N
Longitudine: 4° 1’ 60” O –
«Nel 2002 è scoppiata la guerra in Costa d’Avorio», racconta con profonda commozione Rosine. «Dietro ogni conflitto armato c’è sempre tanta sofferenza. Rapporti spezzati, incomprensioni, morte, sfiducia, insicurezza. La paura era tanta, anche in noi. Con alcuni amici, però, ci siamo detti che la fraternità non si costruisce con le parole, ma con fatti concreti. Abbiamo pensato al “dado dell’amore”29. La proposta fatta a giovani, bambini, adulti e anziani era semplice: leggere la frase scritta su una delle sei facce e cercare di viverla durante tutto il giorno. Noi per primi ci siamo impegnati a farlo e l’abbiamo proposto ovunque ci trovassimo: a lavoro, nelle parrocchie, nei quartieri, nelle scuole e in famiglia. Di sera ciascun gruppo si incontrava per condividere come aveva vissuto per la fraternità nel corso della giornata. In questi anni quest’azione è stata di aiuto ad una riconciliazione duratura: perdono reciproco fra individui e gruppi, dentro le famiglie, in villaggi e comunità. Insomma, l’amore è permeato fra migliaia di persone». Qui la cruda realtà della guerra non ha avuto l’ultima parola.

http://www.unitedworldproject.org/it/dossier-uwp-it/doc_download/57-atlante-della-fraternita-universale.html

giovedì 19 febbraio 2015

Libia e Isis. Chi fornisce le armi?


di Carlo Cefaloni
fonte: Città Nuova 

Intervista a Maurizio Simoncelli, Archivio disarmo, sul flusso di armamenti che alimenta il caos generato nella regione dall’intervento  militare del 2011: una guerra voluta dalla Francia e  criticata da  pochi mezzi di informazione (Citta Nuova ad esempio)
isis

È prevista per giovedì 19 febbraio l’audizione in Parlamento del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che domenica scorsa ha affermato che Il peggioramento della situazione richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità e pertanto «l'Italia è pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni delle Nazioni Unite».  Secondo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervistata da Il Messaggero, dipenderà dagli scenari che si andranno a configurare l’eventuale «schieramento di truppe di terra» perché «L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un Paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente». Il premier Renzi invita a temporeggiare in vista della posizione dell’Onu («La situazione è difficile ma non è tempo per una soluzione militare») mente Romano Prodi, dall’alto della sua grande esperienza internazionale, invita a cercare ogni forma di mediazione per scongiurare la guerra anche se, osserva, «il problema è che all’Onu oggi manca una guida».

mercoledì 18 febbraio 2015

Zoom sull’Ucraina

fonte: Città Nuova


Dal culmine della protesta nel febbraio 2014 ai 5mila morti in un anno: la lettura della tragedia ucraina e le prospettive di fraternità dalla voce di padre Mychayl da Kiev.
20150212-aPadre Mychayl è un sacerdote greco-cattolico che vive la spiritualità dei Focolari. Dalle pagine di Città Nuova ci ha aiutato a seguire le vicende del suo amato e devastato Paese. Ad un anno dallo scoppio del conflitto gli abbiamo chiesto di rileggere quanto accaduto.
«Dalla rivolta di Piazza Maidan al conflitto nel sud-est è passato quasi un anno e finora sono stati 5mila i morti e oltre un milione i profughi. Già da mesi dura la guerra nel Donbass. La gente sta morendo, l’infrastruttura è al collasso, centinaia di migliaia di persone sono in fuga. Nel patchwork di territori controllati da ucraini e da separatisti, nel caos di bande, comandanti in guerra tra loro, eserciti male armati e peggio addestrati, potrebbe esserci l’effetto collaterale di una guerra di tutti contro tutti».

martedì 17 febbraio 2015

I want to feel that hope again

Living City
By Sandra Darkwah


When I was in sixth grade, another classmate told me that I wasn’t allowed to speak when he spoke because, he said, “If this was the 1800s, I could own you.” We were in the middle of history class, huddled in groups of six to discuss an upcoming project. The comment had been directed at me because I had told him that the idea he’d suggested wasn’t original enough. Anger won over my initial shock. I picked up the textbook we had been looking through, and hit him with it. Someone at our table started “ooohing” and soon the sound was being repeated around the classroom, causing our teacher to break off the conversation she’d been having in the hallway with another teacher. The two of us were sent to principal’s office, where my anger gave way to hurt and I started to cry. I was told to apologize for hitting him; he was given two weeks of detention.

sabato 14 febbraio 2015

Un progetto in capo al mondo

fonte: AMU

Come si vive in una terra senza futuro?
Nel villaggio di Buota, uno dei più poveri della Repubblica di Kiribati, ci si prova anche così…
«Abbiamo saputo che non lontano da Buota, molte famiglie hanno dovuto abbandonare le loro case distrutte dall’alta marea. Ora, con l’aiuto dei villaggi vicini, stanno provando a ricostruire le abitazioni…».
La notizia, che ci arriva da Mary Cass – referente locale del progetto di Kiribati – non annuncia una nuova catastrofe ecologica, ma un’ordinaria emergenza. Il Paese ha infatti un grosso problema di fondo: il progressivo innalzamento del livello del mare sta sottraendo terre all’agricoltura, con effetti negativi sulle attività lavorative e sulla qualità dell’alimentazione. Si prevede che fra alcuni decenni tutto l’arcipelago sarà sommerso.
Non potendo arrestare l’avanzata del mare, dovuta al surriscaldamento globale, il governo punta a fornire agli abitanti una nuova collocazione all’estero o in altre parti del Paese.
Tarawa è l’isola più grande di quel vasto arcipelago del Pacifico. Uno dei villaggi più poveri dell’isola è il villaggio di Buota, dove è in corso il nostro progetto.
Oltre alle attività destinate ai bambini è previsto un supporto per sviluppare piccole attività produttive.
«Sono state aperte a Buota 2 nuove piccole attività commerciali, continua Mary Cass. La prima consiste nella produzione e vendita di ghiaccio, grazie ad un congelatore acquistato con i contributi AMU. La seconda riguarda invece la vendita di oggetti di artigianato all’aeroporto di Tarawa, anche questa attività resa possibile dai contributi AMU con i quali abbiamo acquistato una macchina da cucire. Va bene anche la produzione di pane che viene venduto a tre diversi negozi presenti nel villaggio e nell’area circostante. Il ricavato di tutti questi lavori – oltre a retribuire il lavoro delle donne coinvolte – va a beneficio della nostra scuola materna “Love and Unity” e permette di provvedere ad alcune necessità alimentari dei bambini e delle loro famiglie.»

mercoledì 11 febbraio 2015

“Charlie Hebdo” non ce la fa ancora



fonte: Città Nuova 
di Michele Zanzucchi 




Charlie Hebdo redazione
Un mese fa un commando terroristico fece irruzione nella redazione di "Charie Hebdo" uscidendo, 12 persone tra giornalisti, correttori di bozze e forze dell'ordine. Dopo un nuovo numero pubblicato sull'onda dell'emozione, che ha raggiunto una tiratura record, il giornale settimanale satirico parigino falcidiato dall’attacco jihadista non riesce ancora a “elaborare il lutto” ed ha rinviato al 26 febbraio la nuova uscita in edicola.
Oltre ai problemi tecnici dovuti alla necessità di sostituire i vignettisti ammazzati; oltre alle questioni logistiche per la sede che deve essere ristrutturata; oltre alla necessità di trovare una nuova organizzazione redazionale; oltre i problemi economici finalmente risolti (3 milioni di euro incassati con l’edizione del 14 gennaio e abbonamenti raddoppiati in una settimana)… vanno anche considerate due questioni fondamentali: come rispondere da parte della redazione all’attacco terroristico e quindi come relazionarsi all’Islam? e come far fronte alle tante critiche ricevute dai “je ne suis pas Charlie”, cioè da chi nella stessa Europa ha stigmatizzato lo sbandierato “diritto di blasfemia” rivendicato dalla redazione del giornale satirico?
Al di là dell’emozione suscitata dal bagno di sangue nella redazione vicino alla Nation, anche nella società francese sono sorti non pochi interrogativi sulla opportunità o meno di sfidare così apertamente una diffusissima sensibilità nel mondo musulmano, che non accetta che venga offeso il Profeta e Allah stesso. Da Karachi a Dakar, da Stoccolma a Jakarta.
D’altronde, in Europa numerosi Paesi (Gran Bretagna e Germania in testa) hanno deciso di non seguire la strada della “libertà assoluta” auspicata a Parigi: le vignette di Charlie Hebdo non sono state ripubblicate, se non in edizioni minori. Anche in Italia la versione francese del numero del 14 gennaio è stata “addolcita”. C’è da scommettere che di ciò si sia parlato negli incontri politici di queste settimane. E negli ambienti politici francesi, anche se ancora sotto le righe, ci si sta ormai chiedendo se i costi provocati dalla tragedia di Charlie Hebdo possano giustificare la prosecuzione di uno stile satirico chiaramente da muro contro muro.
Resta il problema umano dei giornalisti e dei vignettisti di Charlie Hebdo. Non credo che ci si possa mai mettere appieno nella loro pelle: è certo che “elaborare il lutto” non deve essere cosa facile, anche immaginando come ci si debba sentire sapendo che qualche tratto di matita potrebbe far suonare la propria condanna a morte.
La pausa di riflessione decretata dalla redazione del settimanale satirico può essere un’occasione preziosa per riflettere con ragionevole obiettività sull’intera questione: sui limiti della libertà di satira e più in generale sull’opportunità di “offendere” chi la pensa diversamente, sulla necessità di considerare un mondo ormai multipolare, sulla necessità di non accendere inutili focolai di violenza nel mondo intero.

lunedì 9 febbraio 2015

Living Peace: video-presentation of the project of Peace Education of New Humanity


Living Peace A Path of Peace EducationThe 50 thousand children and teenagers involved in the third edition of the "Living Peace" Project are just preparing their big "Student World Peace Forum"  which will take place from 4th to 6th May 2015 in Cairo.
In a video they remember that it is possible to sent any good practice which testimony any action in living for peace and fraternity in the schools.
At the same time, it continues also the project's path of peace education in the schools of the 100 Countries involved in the project through the practices of the "Dice" and "Timeout" for peace.

icon General Presentation of the Project
icon A booklet for Peace Educationnh2 Living Peace: The third edition of the project of Peace Education of New Humanity is now beginning

domenica 8 febbraio 2015

Living Peace: video-presentazione del progetto di educazione alla pace di New Humanity

Living Peace A Path of Peace EducationGli oltre 50mila bambini e ragazzi coinvolti nella terza edizione del progetto "Living Peace" si preparano per il grande Forum Mondiale degli Studenti per la Pace che si terrà dal 4 al 6 maggio 2015 a Il Cairo.
Come ricordano in un video appena ultimato, c'è tempo fino al 15 febbraio per inviare le proprie buone pratiche che testimonino un impegno a vivere per la pace e la fraternità nelle scuole.
Il progetto prosegue inoltre il suo percorso di educazione alla pace nelle scuole degli oltre 100 paesi coinvolti tramite la pratica del "Dado" e del "Timeout" per la pace.

icon Presentazione del Progetto
icon Guida per un'educazione alla pace (Inglese)nh2 Living Peace: Al via la terza edizione del progetto di educazione alla pace di New Humanity

giovedì 5 febbraio 2015

Il greco e l’Europa

fonte:Mario Benotti


Con la vittoria di Syriza alle elezioni greche si apre certamente una fase nuova in Europa, una fase che passa attraverso l’espansione di uno spazio sociale, in reazione alle politiche di austerità. Quanto più i cittadini europei chiedono di essere coinvolti al di là delle logiche dei mercati, tanto più il lavoro della politica deve essere quello di accogliere le istanze che partono dalla società. Quello che serve — e sembra essere questo il messaggio proveniente da Atene — è una nuova idea di Unione che deve per un momento accantonare i problemi della moneta unica e dei suoi effetti, dei mercati e dell’austerità. Si tratta di una visione alternativa, pragmatica e non fideistica, che possa riproporre con forza il ruolo dell’Europa come esempio di democrazia e di rispetto dei diritti umani. E a ben guardare, questo momento di crisi può essere, ripartendo dalle elezioni in Grecia, l’occasione per l’Europa di valorizzare le proprie specificità, investendo in vari settori come l’economia reale, la ricerca e lo sviluppo, la cultura. Adesso tocca ad Alexis Tsipras fare il primo passo verso Bruxelles e verso gli altri Governi della zona dell’euro con le sue proposte. Ma un grande gesto di solidarietà potrebbe venire subito dai Governi europei verso quello di Atene, dopo una intelligente negoziazione, con una operazione di ristrutturazione del debito. Questa dovrebbe comunque accompagnarsi a un programma di riforme interne in campo economico e amministrativo (come fu fatto del resto per la Polonia nel 1991 o per vari Paesi in via di sviluppo). Quella greca non è in fondo una situazione isolata: molti Paesi europei potrebbero scivolare in una “trappola del debito”. Ed è per scongiurare questo rischio che va rafforzata la crescita reale e bisogna immaginare qualcosa di concreto per rilanciare appunto la dimensione sociale della zona euro. È forse ipotizzabile, in vista delle decisioni future, la nascita di un vero e proprio Consiglio europeo congiunto in cui i capi di Stato e di Governo e i ministri dell’Economia e del Welfare possano riunirsi per individuare le strade da percorrere verso una crescita dell’occupazione. Un tavolo che abbia la possibilità di decidere velocemente, individuando i settori da sostenere con l’obiettivo principale di creare nuovi posti di lavoro. Occorre quindi leggere nel risultato elettorale greco un’opportunità per l’Europa. Un’occasione da non perdere che sarà tale, però, solo se sarà accompagnata da una forte azione di responsabilità politica. La crescita non si stimola attraverso le tasse: servono investimenti pubblici nei campi della ricerca e dell’innovazione, occorre trovare modi per consentire ai Paesi più deboli di realizzare investimenti produttivi, attraverso la qualità e non attraverso la quantità dei finanziamenti, con un ruolo rinnovato della Banca europea degli investimenti e della Banca centrale europea. Tutto questo significa creare lavoro, che è appunto la più alta delle sfide per la politica. Ma significa anche rafforzare la democrazia attraverso l’abbandono di quella “finanziarizzazione” dell’economia che ha creato e sta creando gravi diseguaglianze. La riscoperta e la valorizzazione di un vero progetto per l’Europa può dunque partire da sud, creando le condizioni per la definizione di una strategia di sviluppo integrale e riaffermando la centralità della politica nei confronti della spirale tecnocratica.

domenica 1 febbraio 2015

Dal Burundi un Frammento di Fraternità

Kayanza, Burundi Latitudine: 3° 4’ 0” S Longitudine:29° 7’ 45” E-
Per noi africani – spiega Malaika–  le relazioni fra le persone sono fondamentali.Non è sempre facile, ma cerchiamo di costruire rapporti veri. La realtà dei villaggi è importantissima e da lì, spesso, partono le nostre iniziative. Per due anni, dal 2009 al 2011, insieme a tanti giovani e adulti ci siamo attivati per portare l’acqua a Kayanza, un villaggio al nord del Burundi.
A causa delle abbondantissime e frequenti piogge, spesso
la popolazione non disponeva di acqua potabile. Ci siamo
mobilitati cercando le risorse materiali e finanziarie necessarie
per realizzare una rete idrica. Abbiamo coinvolto
anche l’amministrazione locale, così da poter lavorare
insieme. Tanti si sono aggregati ed adoperati scavando per permettere di posizionare i tubi. Altre persone, poi, si sono unite a noi dandoci una mano o regalandoci del materiale o donando qualche soldo che è stato destinato per pagare le attrezzature e i tecnici. Grazie all’aiuto e all’amore di tanti, siamo riusciti a costruire ben 11 fontane fruibili da circa 4mila persone! Due sono anche nel college e nella scuola elementare a Murago Bubezi. Gli studenti e gli insegnanti, prima, dovevano fare un lungo cammino a piedi per avere un goccio d’acqua

venerdì 30 gennaio 2015

L’economia europea ha bisogno dei carismi


150306-08_Loppiano_T4E_Common_Good_volantino
Dal 6 all’8 marzo, presso il Polo Lionello Bonfanti, i movimenti cattolici ed evangelici di “Insieme per l’Europa” organizzano un convegno “Verso un’economia per il bene comune”. La voce della gratuità.
L’Europa continua a lottare con un’incertezza economica che pone gravi sfide a imprese, responsabili delle politiche economiche e cittadini. Cristiani provenienti da vari ambiti dell’economia e dal mondo imprenditoriale si sono dati appuntamento a Loppiano (nei pressi di Firenze), dal 6 all’8 marzo, per condividere esperienze e visioni, per dare il contributo di una voce profetica di speranza.
«Finora in Europa ha parlato solo la voce delle istituzioni – afferma il prof. Luigino Bruni –. Il nostro sogno è che nei ministeri dell’economia ci siano dei francescani, focolarini, persone che hanno scelto gli ultimi… C’è bisogno della voce della gratuità. Negli ultimi decenni queste voci si sono completamente zittite.

mercoledì 28 gennaio 2015

Chiara Lubich: una nuova luce per la Chiesa


Così papa Francesco nel messaggio inviato in occasione dell’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione della fondatrice dei Focolari, oggi Serva di Dio.
20150127-01La cattedrale di Frascati è gremita, nonostante l’orario di punta di un giorno feriale, il 27 gennaio, giorno della Memoria, in cui il mondo ricorda il dramma della Shoah e tutte le altre tragedie che continuano ad insanguinare il pianeta. Ed è perché “l’umanità e la storia possano conoscere nuovi sviluppi di pace” che Maria Voce auspica il riconoscimento dell’esemplarità di Chiara Lubich. Sì, perché “il suo sguardo e il suo cuore erano mossi da un amore universale, capace di abbracciare tutti gli uomini al di là di ogni differenza, sempre proteso a realizzare il testamento di Gesù”, “Che tutti siano uno”.

venerdì 23 gennaio 2015

Yemen: tregua tra presidente e ribelli




fonte : Zenit

Mercoledì sera raggiunto un accordo tra insorti e il presidente Hadi, che avrebbe accettato di modificare la costituzione per allargare la presenza dei ribelli sciiti in parlamento e nelle istituzioni statali

giovedì 22 gennaio 2015

Chiara Lubich, via alla causa di beatificazione

Fonte: Avvenire

Verrà aperta martedì 27 gennaio alle 16 nella cattedrale di Frascati dal vescovo monsignor Martinelli la causa di beatificazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. Un evento atteso da migliaia di persone in tutto il mondo e che è il primo passo dell’iter che potrebbe portare «Chiara» – com’è universalmente conosciuta l’iniziatrice di un fecondo cammino ecclesiale, nata a Trento nel 1920 – fino agli altari. La scelta del luogo, informa una nota dei Focolari, vuole sottolineare «l’ecclesialità dell’atto» nel territorio dove si trova il Centro internazionale del Movimento nei pressi del quale Chiara Lubich è vissuta gran parte della sua vita, dove è morta il 14 marzo 2008 e dove riposano le sue spoglie mortali. La cerimonia, che si potrà seguire via Internet sul sito del movimento, inizierà alle 16 con i Vespri e prevede «la lettura del decreto di introduzione della Causa e del rescritto di nulla osta della Santa Sede, l’insediamento del tribunale nominato dal vescovo, poi i giuramenti del vescovo, dei membri del tribunale e di quelli della postulazione».

martedì 20 gennaio 2015

Peacebuilding Day in Egitto


Fonte: AMU



Le ragazze e le donne del progetto AMU in Egitto “Donna educatrice di Pace”, musulmane e cristiane, hanno festeggiato insieme le rispettive feste di Natale. Una commovente testimonianza di dialogo.

Alcuni giorni fa, insieme alle donne e alle ragazze che seguiamo nel nostro progetto, abbiamo vissuto una giornata di festa particolare.
Questo evento è stato contemporaneamente una festa per il “Muled”, cioè il natale del profeta Mohammed (che è stato – questo anno – il 3 di gennaio secondo il nostro calendario gregoriano) e una giornata di celebrazione per il natale orientale dei Copti Ortodossi, che in Egitto sono il 90% dei cristiani (che coincide con il 7 gennaio).
Per questo la giornata è stata chiamata “Muled w Milad”, cioè la natività di Mohammed ed il natale di Gesù: la celebrazione tradizionale delle due figure più importanti nel Cristianesimo e nell’Islam che, questo anno, cadeva in 2 date vicine.
Mentre il mondo sta vivendo un momento difficile di tensione per i rapporti inter-religiosi, c’è stato questo momento straordinario di unità e di dialogo concreto, espresso in vita da queste donne e queste ragazze.
Non si è parlato in modo diretto di religione ma ognuna ha provato a vivere la propria. Durante la celebrazione, ogni persona scriveva su un pezzo di carta una cosa che non voleva portarsi dietro nel nuovo anno, e lo buttava via; poi ognuna scriveva anche il suo sogno per l’anno nuovo su pezzi di carta colorata. Questi pezzi sono poi diventati i colori del vestito della bambola tradizionale in Egitto per la natività del profeta Mohammed. I sogni di tutte hanno formato un solo corpo ma con tanti colori. Infatti è stata anche una sola festa con un solo spirito collettivo e condiviso da parte di tutte. Ho avuto la fortuna di essere testimone di questa bellezza umana e ho voluto condividerla con tutti voi che lavorate sempre per realizzare questo esperienza.
Ramy Boulos
Coordinatore progetti Fondazione Koz Kazah, Egitto

mercoledì 14 gennaio 2015

Londra: il sindaco diventa senzatetto

fonte: vita.it

di Ottavia Spaggiari

Boris Johnson, sindaco di Londra, promuove la campagna di fundraising e sensibilizzazione al tema dei senza tetto, trascorrendo una notte su un marciapiede nel cuore della city95913235

lunedì 12 gennaio 2015

Essere onesti con se stessi e nei riguardi degli altri


sono Gianluigi di Napoli, sono geologo e come tale lavoro presso l’Università e spesso come libero professionista.
Ho sempre pensato che essere geologi sia grandioso: dà la possibilità di comprendere nell’intimo l’anima della terra, di vivere un rapporto privilegiato con il Creato,di trovare Dio nelle sue “invisibili perfezioni” in esseri inanimati come le rocce, che studiamo per capire dove si sono formate e se si riformeranno mai.

domenica 11 gennaio 2015

«Io sono Charlie eppure non lo sono»

fonte: Avvenire
Caro direttore,
ovviamente come tutti, qui e altrove, sono sconvolto per quanto accaduto a Parigi. Ragionevole e comprensibile è la reazione e la conseguente riaffermazione della libertà di pensiero e di parola. Ora, un po’ meno a caldo, vorrei condividere con lei due semplici riflessioni. Anzitutto, io sono Charlie. Le piazze francesi sono invase da persone che giustamente manifestano a favore della libertà di espressione. Nulla può impedire tale diritto, da lungo acquisito dalla cultura occidentale e giustamente da difendere. Anch’io mi unisco a loro. In verità, si tratta di riconoscere il fondamento cristiano di tale valore. Non si può bloccare tale libertà, per cui opinioni diverse, democraticamente si confrontano e in tal modo favoriscono il dibattito culturale, politico e civile. Il vostro-nostro giornale è l’espressione di questa libertà nell’agone della nostra cara Italia. E ben venga, per cui non è ammissibile che, in nome di Dio o di ideologie, si uccida o si chiuda la bocca a chi non appartiene alla tua stessa sponda. Ma devo anche dire, io non sono Charlie. Mi è capitato di vedere, scorrendo internet, alcune vignette pubblicate dal giornale satirico. Ne sono rimasto inorridito e mi sono sentito offeso nella mia fede cristiana (specie vignette riguardanti Benedetto XVI). Mi ha fatto molto male. Disegni di una volgarità estrema e di pessimo gusto. C’è, sì, una libertà, ma non c’è forse anche una deontologia professionale da rispettare? Ci hanno sempre insegnato che la tua libertà termina dove inizia la mia. Ciò vuol dire che è sempre urgente mantenere un corretto equilibrio tra le diverse possibilità. Ricordo, a partire dalla mia infanzia, che l’educazione era: imparare a relazionarsi con gli altri in modo corretto, gestendo le proprie reazioni, moderando il proprio linguaggio e rispettando le regole. A questo siamo stati formati per diventare persone rispettose e cittadini responsabili. Non tutto si può dire e scrivere! Guarda caso, vedo proprio sul nostro giornale la campagna “migliori si può – anche le parole uccidono”. Ben venga: posso indiscriminatamente usare quelle parole, appellandomi al fatto che sono libero da ogni costrizione? Allora che senso hanno le accuse di omofobia o altro, se alla fine posso dire e fare tutto ciò che voglio? Mi ha fatto piacere leggere la riflessione di Giuseppe Anzani e anche, su “La Stampa on line” di venerdì 9 gennaio, il commento di Elena Loewenthal ove dice: «Ma io non sono Charlie soprattutto perché non siamo tutti vignettisti irriverenti come Wolinski... Il fondamento della libertà, quella di essere e quella di esprimersi, sta nel riconoscere che il mondo non è tutto uguale e noi nemmeno, anzi». Al di là dell’emozione del momento, abbiamo di che pregare, ma nello stesso tempo anche di che riflettere e seriamente. Da parte mia lo farò qui a Lourdes, ove, le campane del santuario, insieme a quelle di Notre Dame a Parigi, hanno suonato a morto, in memoria dei fratelli uccisi. Grazie ancora del vostro lavoro.
padre Giuseppe Serighelli, passionista Lourdes

giovedì 8 gennaio 2015

Charlie Hebdo violenza e libertà

di Michele Zanzucchi
fonte: Città Nuova
 
L’attentato alla redazione del settimanale satirico parigino ripropone la questione della guerra santa lanciata da tanti musulmani contro l’Occidente: ma bisogna capirne i motivi profondi

Charlie Hebdo
La guerra santa, il tanto famoso jihad – in realtà si tratta del “piccolo” jihad rivolto contro gli infedeli, mentre il “grande” jihad è al contrario rivolto contro le pulsioni personali – ha colpito nel cuore della capitale parigina, simbolo di tutto ciò che certi musulmani radicali e fanatici non accettano, in particolare la dissacrazione della religione e la corrispondente sacralizzazione della libertà e della libertà di peccare contro Dio e contro gli uomini.

martedì 6 gennaio 2015

Congo: fare impresa dell'Economia di Comunione

La testimonianza di Alexis Mupepe Kashiama, imprenditore EdC a Kinshasa



Come viviamo l'EdC nella nostra impresa? Questa domanda, fondamentale per un Coalex Medical 02 ridimprenditore dell’Economia di Comunione, ritorna ogni volta nei nostri incontri di formazione EdC. La nostra impresa COALEX-MEDICAL è per vocazione una impresa dell’Economia di Comunione ed in queste poche righe vorremmo condividere con voi come viviamo questa vocazione nella nostra impresa.
Osservando attentamente le nuove sfide che gli imprenditori hanno davanti a sé , ci vorremmo soffermare, fra le varie virtù che caratterizzano l'EdC, sulla condivisione, sul come porre la persona al centro per favorire il suo sviluppo integrale nella società.

Un mio collaboratore era preoccupato per la situazione finanziaria della sua famiglia: dopo vari momenti di confronto con lui sono arrivato a dirgli che se l’importo della Coalex Medical 03 ridretribuzione bastava appena a nutrire la famiglia, evidentemente altri bisogni familiari (casa, studi dei figli...) sarebbero rimasti non soddisfatti. Gli ho suggerito di riflettere sulla creazione di una attività, nell’ambito della sua formazione, che fosse in grado di gestire autonomamente, e di venire a parlarne con me.
Dopo lunga riflessione, mi ha proposto di mettere su con lui un laboratorio di analisi biomediche. Gli ho risposto di sì, non per diventare suo socio, ma con l’intenzione di accompagnarlo nella realizzazione del suo progetto: così ho messo a sua disposizione un semi-analizzatore per analisi biochimiche ed i reagenti necessari all’inizio della sua attività; si tratta di un apparecchio che costa $ 4500 all’acquisto, ma che gli ho concesso per $ 2800: ad oggi mi ha già rimborsato $ 1100, e mi pagherà il saldo a poco a poco in modo da poter sviluppare la sua piccola impresa. Nel frattempo ha assunto come collaboratori due altri tecnici di laboratorio. Cosi’, pure continuando a lavorare nella mia impresa, questo mio collaboratore è diventato egli stesso imprenditore.

domenica 4 gennaio 2015

L'euro sbarca in Lituania


Aumenta il numero delle nazioni in cui circola la moneta unica.

fonte: Euro News

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Allo scoccare della mezzanotte l’eurozona ha dato il benventuo a un nuovo componente, il 19esimo la Lituania.  Il Paese ha abbandonato la sua valuta nazionale, la litas, adottando da oggi la moneta unica. A dare il benvenuto nella famiglia dell’Euro il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker con un video postato su twitter. Si tratta dell’ultimo Paese baltico, dopo Estonia e Lettonia ad aver compiuto questa scelta, che di fatto rappresenta la volontá del governo di Vilnius e dei lituani di proseguire sulla strada dell’integrazione europea.

“Non ci sono più confini, tutto è diventato globale, questo è il momento migliore per avere l’euro. Se avessimo detto no e avessimo tenuto la litas sarebbe stato solo patriottismo, è molto meglio far parte della globalizzazione con la monteta unica”, dice un lituano.
Con i suoi tre milioni di abitanti, questa ex repubblica sovietica, indipendente dal ’90, ha alle spalle ha un lungo percorso di riforme strutturali e di politica fiscale che hanno consentito uno fra i più alti tassi di crescita in Europa. Insieme al tradizionale brindisi di fine anno per i lituani anche una sosta al Bancomat. Per prelevare i loro primi euro.

venerdì 2 gennaio 2015

Musulmane ferite non da violenza, ma da pregiudizio

fonte: Città Nuova

Donne islamiche ad una manifestazione a Roma Nadia Zatti sui banchi della scuola superiore ha conosciuto Amina, marocchina ma nata in Italia e sono diventate amiche. Negli ultimi anni Amina sceglie di mettere il velo e quel sottile tessuto colorato rischia di diventare un muro tra le due e un impedimento al loro rapporto. Poi la domanda di Nadia: «Perché porti il velo?». Da quel momento comincia un percorso di conoscenza autentica dove i pregiudizi sempre in agguato cedono il posto alla conoscenza, alla condivisione di scelte etiche importanti che avvicinano Nadia, cristiana, ad Amina musulmana. Si ritrova più simile a lei che ai tanti compagni cristiani. Da questa amicizia “senza veli” nasce il libro “Ho il cervello sotto il velo”, la tesi di laurea in Scienze Politiche di Nadia diventa un’indagine accademica sulle scelte dell’Islam al femminile che apri spazi di conoscenza e di ricerca che sfidano il clima culturale italiano. Abbiamo raggiunto Nadia in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, per farle qualche domanda sulle donne e l’Islam.
Dottoressa Zatti quando si pensa ad una donna islamica, i primi aggettivi che balzano alla mente sono: vittima, prigioniera, antiquata, reclusa. Poi ci sono le parole gravi: violenza, assassinio, coercizione. E il velo sembra una di quelle pratiche che avvalorano questa sottomissione. Come risponde a queste provocazioni che hanno anche riscontri importanti nella realtà?
L’Islam così come è scritto nel Corano o meglio come dovrebbe essere praticato dai musulmani è lontano dalla violenza e dal sopruso e persino dalla sottomissione. Issam Mujahed, medico palestinese e presidente del Consiglio delle Relazioni Islamiche Italiane e autore della prefazione al mio libro è lapidario: «I mariti che impongono alle donne il velo o che le costringono a restare a casa non hanno capito nulla dell’islam. È una distorsione della religione ed è contro le sue fondamenta». Purtroppo il messaggio trasmesso dai mass-media e dall’opinione pubblica in generale si centra più su sottomissione, violenza e chiusura.
Ma non si può negare che esistono casi di violenza…
Quando penso alla violenza sulle donne legata all’islam rabbrividisco perché non ha alcun collegamento al fatto religioso in sé, perché in tutte le religioni ci sono persone con una visione distorta e che estremizzano delle tradizioni culturali. Prima di tutto viene la storia personale. Poi certe sottolineature della tradizione islamica vanno contestualizzate nell’epoca di nascita perché, oggi, prendere alla lettera certi aspetti significa tornare indietro di duemila anni e questo vale anche per il cristianesimo: certe espressioni delle origini sono impensabili adesso.
E le donne come se la cavano in questi contesti?
Ho incontrato donne decise, forti, convinte delle loro posizioni, molto istruite e che hanno fatto la scelta del velo - una scelta personalissima - dopo un percorso di crescita personale e di crescita nella fede senza che intervenisse nessun uomo. Anzi, quando la mia amica ha preso questa decisione, il padre l’ha messa in guardia dalle conseguenze che avrebbe potuto avere nella società occidentale, delle difficoltà nella ricerca del lavoro e di una casa ed è stato proprio così perché a Brescia trovare un appartamento per una studentessa musulmana velata non è stato facile. Da questa esperienza ho dedotto che la violenza più forte che queste donne subiscono dopo la scelta del velo è il pregiudizio della società e non la violenza. Le violenze in famiglia si trasmettono quando una persona ha subito violenza e tende a riproporle nel suo contesto, perché unico modello di rapporti.
L’Islam però sottolinea particolarmente il ruolo materno della donna e non tanto quello sociale…
Nel Corano ci sono sure che parlano del ruolo della donna, come colei che si occupa dell’educazione dei figli, che deve dedicarsi molto alla famiglia e alla casa e quindi c’è una divisione dei ruoli marcata. Questo non impedisce alle donne di studiare e di avere un gruppo con cui confrontarsi e uscire, ma molto dipende dalla persona e da come si vive il rapporto di coppia all’interno di una famiglia. Non è vera questa totale dipendenza dall’uomo perché ho conosciuto donne che portano avanti le loro passioni e i loro interessi e dall’islam si sentono protette e valorizzate nel loro ruolo di madre e di moglie, cosa che ben poco si fa in occidente. Il marito che impone di non uscire o di non studiare non si deve celare dietro motivi religiosi, ma motivare delle scelte di vita che poco hanno a che fare con il Corano.
Cosa augurerebbe alle donne, islamiche e non, in questa giornata?
Augurerei a tutte di coltivare delle amicizie vere, che aiutino le donne italiane a conoscere quelle musulmane.

giovedì 1 gennaio 2015

"Slaves no more, but brothers and sisters." 48th World Day of Peace - Happy New Year



"Slaves no more, but brothers and sisters" will be the title of the Message for the 48th World Day of Peace, the second of the papacy of Pope Francis.
Many people think that slavery is a thing of the past. In fact, this social plague remains all too real in today’s world.
Last year’s Message for 1 January 2014 was dedicated to brotherhood: "Fraternity, the Foundation and Pathway to Peace". Being children of God gives all human beings equal dignity as brothers and sisters.
Slavery deals a murderous blow to this fundamental fraternity, and so to peace as well. Peace can only exist when each human being recognizes every other person as a brother or sister with the same dignity.
Too many abominable forms of slavery persist in today’s world: human trafficking, trade in migrants and prostitutes, exploitation, slave labour, and the enslavement of women and children.
Shamefully, individuals and groups around the world profit from this slavery. They take advantage of the world’s many conflicts, of the economic crisis and of corruption in order to carry out their evil.
Slavery is a terrible open wound on the contemporary social body, a fatal running sore!
To counter slavery effectively, the inviolable dignity of every person must be recognized above all. Moreover, this acceptance of dignity must be anchored solidly in fraternity. Fraternity requires us to reject any inequality which would allow one person to enslave another. It demands instead that we act everywhere with proximity and generosity, thus leading to liberation and inclusion for everyone.
Our purpose is to build a civilization based on the equal dignity of every person without discrimination. To achieve this will also require the commitment of the media, of education and of culture to a renewed society pledged to freedom, justice and therefore peace.


[Press release for the 48th World Day of Peace, 1st January 2015]


HAPPY NEW YEAR FROM THE YOUTH FOR A UNITED WORLD!