A Roma e Milano i musulmani d’Italia scendono in piazza per dire no alla violenza e al terrorismo che ha ben poco a che fare con la fede e con l’Islam. E ammoniscono la politica: «Non si guadagnano voti dal sangue e dal pregiudizio»
Piazza san Babila è il cuore dello shopping milanese. Pacchetti e buste viaggiano nelle mani dei passanti che fanno spola da un negozio all’altro in un tiepido pomeriggio che incoraggia incontri e compere. Sguardi distratti e frettolosi si fermano per qualche momento sul gruppo di sudanesi chinati in preghiera all’angolo dei portici, mentre cartelli con la scritta ”Not in my name” (Non nel mio nome) cominciano a popolare la piazza assieme a striscioni e manifesti dove si legge a più riprese “Il terrorismo non ha religione”, “Keep calm, sono un musulmano e non un terrorista”, “L’Italia sono anch’io”. I musulmani di 90 associazioni del nord Italia si sono dati appuntamento qui, con famiglie, bambini, tantissime donne e ragazze che accompagnano i cartelli alle parole di denuncia di chi vuole associare la loro fede alla violenza.








