Un convegno promosso dal Movimento Umanità Nuova, dal Movimento Giovani per un Mondo Unito e dall'Amu (Azione per un Mondo Unito ong) dei Focolari ha affrontato sfide e prospettive delle nostre città a livello mondiale.
La fila è lunga, ma affatto noiosa. Persone un po’ di tutte le età, provenienti da vari Paesi del mondo, attendono con pazienza il turno per il pranzo scambiandosi impressioni e pareri su quanto vissuto al mattino. Si è conclusa, infatti, la prima sessione di OnCity-reti di luci per abitare il pianeta, un convegno che, dal 1° al 3 aprile, ha fatto davvero vedere le tante luci accese nei luoghi in cui viviamo, le città: «Anziché soffermarci sull’analisi della notte – dice Lucia Fronza Crepaz, una delle moderatrici del convegno – in questi giorni abbiamo scelto di passare dalla parte dell’alba, del sorgere del sole».
Dear friends of Living Peace!
In this delicate moment in Europe, a small gesture of peace makes the news and
can restore hope.
In the city of Savignano sul Rubicone (in the province of Forlì-Cesena) in ITALY,
the Mayor of the city last year had invited a group of teens of Living Peace ("Teens for
Unity") to color a gray area of the city with a mural, the realization
of which the teens have been working on for a couple of months, which express their
ideas of peace and a united world. This place is a very popular underpass that
connects the center of the town with the train station.
Nel Paese centroamericano l'impegno per dare attuazione alla nuova normativa che prevede una “protezione integrale dell’infanzia e dell’adolescenza”. La risposta della comunità dei Focolari.
Proteggere i minori è un dovere civico che si inscrive nel più ampio rispetto dei diritti umani. Un atto dovuto, quindi, ma anche carico di lungimiranza, proprio per il valore inestimabile che rappresentano le nuove generazioni.
A scorrere i vari articoli della legge salvadoregna, entrata in vigore nel 2011, si coglie tutta la novità rispetto a quella precedente, che poneva attenzione soltanto ai casi di forti carenze come sopravvivenza, disabilità, abbandono.
Significativo e intenso incontro del presidente della Repubblica con le associazioni dei disabili. Gli invisibili e i “senza potere” nei palazzi delle istituzioni, spesso inadempienti verso le leggi che, rimuovendo le cause di esclusione, esprimono la pienezza della Carta fondamentale del Paese
In occasione della Giornata mondiale della disabilità psichica, il presidente Mattarella ha invitato al Quirinale le associazioni dei disabili, i testimonial e ha fatto un discorso di grande rilievo, contribuendo in questo modo a cambiare la cultura della disabilità nel nostro Paese.
Così si è espresso: «La disabilità non è una malattia, tanto meno un problema da scaricare sul singolo individuo e sui suoi familiari. Le condizioni di disabilità divengono gravi soprattutto se il mondo circostante non tiene conto della diversità e trasforma la differenza in fattore di esclusione».
After the tragic Easter attack that took over 70 lives and left 320 wounded, Pakistan and the city of Lahore is in the midst of mourning.
Lahore is the second largest city of Pakistan, in the north east Punjab Province. “For some time schools and universities have been protected like fortresses, as well as churches and mosques that have armed guards. A public park could never have been guarded in such a way. It is shocking that most of the victims are children and families, many of them celebrating the feast of Easter,” they write from the Focolare community in Lahore.
It was 19:00 local time, March 27th, when a suicide bomber blew himself up in the Gulshan-e-Iqbal Park. Pope Francis called it a “cowardly and senseless” crime as he recalled Easter in Pakisatn that was “bloodied by a detestable attack that slaughtered so many innocents” including 29 children and many women.
L’attentato terroristico del 13 marzo, che ha fatto 18 morti, ha portato
instabilità nella regione. Continuano le minacce in vari punti chiave.
La piccola comunità dei Focolari, nel quotidiano lavoro di costruzione
della pace, non si arrende alla violenza. Le parole del nunzio e
dell’imam.
«Il 13 marzo scorsola Costa d’Avorio e il mondo intero hanno appreso
con stupore che la città balneare di Grand-Bassam era stata duramente
colpita da sconosciuti e che era ancora difficile contare il numero
delle vittime», scrivono Jeanne Kabanga e Damase Djato, dei Focolari ad
Abidjan. «Si può immaginare la carneficina, perché durante il weekend
molte persone arrivano lì da Abidjan, città situata a 40 km e da altre
parti della regione, per riposare su questa spiaggia di fronte all’Hotel
chiamato «l’étoile du SUD». È un luogo frequentato soprattutto da
turisti di ogni provenienza. Grand-Bassam – ricordiamo – è stata la
prima capitale della Costa d’Avorio ed è classificata come patrimonio
mondiale dell’UNESCO».
Si può rinunciare ad un lavoro ben remunerato perché va contro i
principi in cui si crede? Federico Di Iorio, giovane ingegnere
aerospaziale, lo ha raccontato nel convegno "La fraternità universale in
cammino: il disarmo possibile", svoltosi nel Parlamento italiano il 16
marzo in memoria di Chiara Lubich.
«A 19 anni ho lasciato la mia regione – l’Abruzzo – per studiare ingegneria aerospaziale a Pisa.
È stato un percorso faticoso ma pieno di soddisfazioni: in 5 anni sono
riuscito a portare a termine la specializzazione con il massimo dei
voti, compreso uno stage in Germania che ha ancor più arricchito le mie
competenze. Tutto ciò con il sostegno e i sacrifici della mia famiglia.
Not speaking up is the privilege of those who have never suffered from racism
Not long ago a video from The Guardian explained the difference between
being “non-racist” and “anti-racist.” It kind of startled me back to
consciousness. In it Jamaican novelist Marlon James listed a few
scenarios I had found myself in at different moments of my life: “I
don’t sing that n-word”; “I’m not burning any crosses”; “I didn’t vote
for that guy.”
Sure, avoiding those things doesn’t make the problem of racism worse. But what am I actually doing to stop it?
“Your going to bed with a clear conscious is not going to stop college
students from getting assaulted,” James said. He invited the listener to
take a more active stance, to speak up and say, we are against this,
“that what hurts one of us hurts all of us.” That’s where we have to
move from “non” to “anti,” he said.
Il racconto dalla frontiera macedone con la Grecia di Dolores Poletto del Movimento dei Focolari a Skopje. “C'è una moltitudine di gente che arriva nelle condizioni più precarie. Le tende si distendono a centinaia lungo la pianura e sotto una pioggia battente sono sommerse letteralmente sotto il fango". I bambini? Sono tantissimi e si ammalano facilmente. La notizia: tre profughi sono morti tentando di attraversare illegalmente un fiume tra la Macedonia e la Grecia
Ha cominciato a piovere la settimana scorsa e non ha smesso più e la pianura si è riempita di acqua. Vivono sotto le tende e nel fango le migliaia di profughi che attendono di oltrepassare la frontiera greca con la Macedonia. Il “miraggio” è arrivare in Europa. Dolores Poletto è croata, lavora da sole due settimane con la Caritas Macedonia e vive nella comunità del Movimento dei Focolari a Skopje. E’ lei a raccontare cosa ha visto con i suoi occhi, lungo la frontiera. “Sono stata nel campo profughi a Gevgelija (Macedonia) con i colleghi di Caritas. E’ stata una visita non formale. Dall’altra parte del filo della frontiera, appare una marea di gente. Siamo passati anche attraverso la frontiera ufficiale in Grecia, a Idomeni”.
Tutti i giorni il senzatetto Siyabulela "Dan" Magobiyane raggiungeva la spiaggia di Bantry Bay, a Cape Town, munito di sacchi per la spazzatura. A mani nude iniziava a raccogliere bottiglie di birra, cicche di sigaretta e tutti i rifiuti lasciati il giorno prima da turisti e residenti. In cambio di quel lavoro Dan non riceveva niente, nessuno gli aveva chiesto di farlo. Bastava a lui il pensiero di lasciare quel posto pulito per i turisti, in modo che potesse apparire al meglio.
Un giorno al suo rituale giro assiste l'imprenditore Jay Margolis. In attesa dell'arrivo di un cliente l'uomo si stava guardando intorno e notò il ragazzo, intento nelle pulizie, raggiungere ogni quarto d'ora la pattumiera con dei sacchi pieni di rifiuti. Incuriosito dalla scena decide di avvicinarsi al senzatetto e la spiegazione che ricevette lo colpì al punto da decidere di raccontare la sua storia su Facebook e fare un appello per lui.
Per ricordare Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, in Parlamento si è svolto un convegno su temi scottanti di attualità: l'incontro tra persone di culture e religioni diverse e il possibile dialogo tra cristiani e musulmani, le incongruenze esistenti in materia di armamenti, con il nostro Paese che è leader nelle esportazioni di armi, pur avendo una legislazione che non lo consente. Tre domande che attendono risposte
Il 16 marzo siamo stati nella sala dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati con oltre 200 giovani che hanno riflettuto interrogando il mondo politico sulle cause delle guerre. L’incontro, dal titolo “La fraternità universale in cammino: il disarmo possibile”, è stato promosso per ricordare Chiara Lubich e il suo lavoro per la pace.
Dieci rifugiati e altrettante famiglie partecipano al progetto sperimentale “Rifugiati in famiglia,” gestito da Ciac onlus nell’ambito del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) dei comuni di Parma e Fidenza.
Quelle che si sono affacciate al progetto sono famiglie con fatiche, lavori precari, giornate strapiene di impegni, che scelgono di partecipare ad una iniziativa del genere perché hanno una forte spinta motivazionale, culturale e politica rispetto a una proposta che sicuramente sconvolge la loro quotidianità. “Noi scherzando diciamo che non c’è una famiglia normale, ma proprio questa è la sua bellezza,” dice Chiara Marchetti, responsabile del progetto.
I racconti delle famiglie e dei rifugiati che condividono questo percorso parlano di normalità e quotidianità, di nuovi legami che si stringono all’interno delle mura domestiche ma anche nell’intera comunità. Una fase del percorso d’integrazione che non sostituisce, anzi, completa le precedenti fasi dell’accoglienza.
Tra loro c’è Giorgio Campanini, professore di filosofia in pensione che ospita Mursal, somalo di 25 anni, con la speranza di rappresentare un ponte verso un pieno inserimento del giovane nella società parmense. “Ho ritenuto doveroso fare anch’io la mia parte, e la farò volentieri. Una piccola parte, un atomo di un grande aggregato, ma l’aggregato è fatto appunto di atomi,” racconta.
Mursal svolge un tirocinio presso una fabbrica di metalmeccanica e frequenta le scuole serali per conseguire il diploma di ragioneria. Quando ritorna la sera a casa trova sempre la cena pronta: “Una cosa che mi rende felice, non me l’aspettavo ma l’ho trovata qua.”
Oscar e Sabrina, infermieri e genitori di Rocco, 9 anni, e Manuel, 5 anni, hanno scelto di opsitare Siraj un giorno parlando in cucina. “Chiesi a Sabrina cosa ne pensasse dell'idea di ospitare un profugo rifugiato nella nostra famiglia e lei mi rispose con semplicità disarmante che sì, era d'accordo.” Così ha avuto inizio la loro avventura con Siraj, padre di due bambini lasciati in Somalia. Arrivato a Lampedusa nel 2013, mai avrebbe pensato di vivere un giorno con una famiglia italiana.
Ma questa è anche la storia di Stefania, che ha sempre voluto trasmettere alle sue figlie i valori dell’amore e dell’accoglienza e che ha tradotto in pratica quest’insegnamento accogliendo Kady, rifugiata della Costa D’Avorio.
E’ la storia di Jacopo e Chantal che vogliono insegnare ai loro figli “che, sì, abbiamo le nostre belle cose ma si può anche condividere con chi, temporaneamente, è in difficoltà.”
E’ la storia di Massimo e Salah, iraniano arrivato a Parma del 2011, che sono riusciti a trovare un incontro sulle posizioni politiche come anche sulle preferenze dei programmi televisivi e che alla fine hanno deciso di continuare a vivere insieme anche dopo la chiusura del progetto.
Questa è la storia di tutte le persone che hanno scelto di aprire le loro porte per accogliere un rifugiato a Parma e provincia. La storia di un paese che accoglie.
Riportiamo il testo dell’appello al Parlamento italiano lanciato il 16 marzo 2016 dai membri delle Scuole di partecipazione del Movimento politico per l’unità, insieme ai Giovani per un mondo unito. Una scelta di pace che esige il rispetto della legge 185/90 sull’invio di armi nei Paesi in guerra, una finanza disarmata, la riconversione delle industrie belliche, l’investimento sul dialogo, l’accoglienza e la cooperazione internazionale
«Mercoledì 16 marzo 2016, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, abbiamo promosso un dialogo con alcuni parlamentari su alcuni temi scottanti - il dialogo tra esponenti di religioni diverse, il rispetto delle limitazioni nella vendita delle armi stabilite dalla legge 185 del 1990, la riconversione delle industrie belliche - nell’ottica di un ampio dibattito sulla fraternità universale, intesa come categoria politica.
Cristina Montoya, a researcher in social communications and politics at the Sophia University Institute, offers a retrospective reading of the fruits of Chiara Lubich’s spirituality in the tormented peace process her country, Colombia, is undergoing
«The contrary of peace in Colombia is the armed conflict that has been going on for more than 50 years, the second longest in current history. It is a clash that has taken on multiple dimensions, and is fruit of inequality and political asymmetry, blown up to the extremes due to the establishment of a logic of illicit economies such as narcotraffic. More than 4.5 million people have been evacuated, 220,000 assassinated, and 25,000 officially registered as “desaparecidos.”
"Il suo dono ci ha dato l'opportunità di mostrare alla gente che c'è
sempre una via da percorre, anche quando si è affetti da autismo. La mia
speranza è che le persone possano vedere che c'è un futuro ed è
luminoso". A parlare è Arabella, la mamma di Iris Grace, una bambina di
sei anni affetta da autismo, conosciuta in tutto il mondo per i suoi
dipinti.
Era il 2014 quando i suoi lavori divennero famosi, contribuendo a creare
una consapevolezza diversa sull'autismo. Che non è fatta di
commiserazione, che non guarda chi ne è affetto pensando a una cura, ma
percepisce l'altro come essere umano e alle volte, come nel caso di
Iris, dotato di capacità straordinarie.
Berta Cáceres assassinata a casa sua da due
uomini armati. Leader dei diritti dei popoli protagonista di molte
battaglie. Oltre 80 gli ambientalisti assassinati in Honduras.
L'Honduras piange di nuovo, e sono lacrime sempre più dense di rabbia e indignazione.
Oltre 80 sono ormai gli ambientalisti assassinati in Honduras negli ultimi quattro anni – triste record mondiale - nella piú assoluta impunità, e lontanissimi dal mainstream dei mass media internazionali.
Fa eccezione l'omicidio di Berta Cáceres,
ambientalista e paladina dei diritti dei popoli nativi dell'Honduras
contro lo sfruttamento delle risorse naturali, assassinata nella notte
di mercoledì, a casa sua, da due uomini armati. Avrebbe compiuto 43 anni
proprio oggi. Lascia quattro figli.
Over the last week, I felt a weight lifted off my shoulders.
I've been actively searching for wisdom and fulfillment, both
external and internal, for a few years now. Ever since my
self-proclaimed "quarter-life crisis," I've started a journey of consciously trying to live out my truth and empower others to do the same.
It's taken me a long time to get here, and I certainly still have a
long time to go on this journey, but, over the last week or so, I felt
this huge barrier break. Now it's not to say I won't have to work each
and every day to make sure that pesky little obstacle won't rebuild
itself while I'm not looking, but the destruction of it was something so
simple and straight forward that I needed to share with all of you.
Crediamo chela pace è possibile con semplici
atti d'amore, condividendo ciò che
siamo e ciò che abbiamo. Giovani
di Pace nel Mondo è un luogo comune o
piattaforma di incontro in cui giovani da tutto il mondo (età
16-26 anni) si trovano per condividere pensieri ed esperienze di
paceattraverso un collegamento video dal vivo. Questa conferenza Mondiale di Pace sarà svolta
in lingua Inglese 4 volte all’anno ed è organizzata e coordinata dal Progetto
di educazione alla PaceLiving Peace
e Peace Pal International
Il prossimo 30 Aprile per la prima volta 500 giovani del
pianeta saranno collegati per un web cast video in direttacon13
giovani panelisti provenienti dai 4 continenti che parleranno dei
cinque principi della Dichiarazione di Fuji (www.fujideclaration.org) condividendo le loro riflessioni e il modo in cui loro
vivono per la paceattraverso i vari progetti e i testimoni personali.
Altri 485 giovani ascolteranno vivamente questa carrellata
di esperienze e potranno porre delle domande creando un dialogo tra tutti.
Sevuoi fare parte
di questa conferenza registrati subito prenotando il tuo posto nel sito web:
http://worldpeaceyouth.org/
Dobbiamo ricordarci tutti che i giovani
di oggi non sono solo il nostro futuro, ma il nostro presente!
ROMA
– Le facce di chi arriva e le facce di chi accoglie. Migranti e
volontari. Uomini, donne, bambini. Secondo l’ UNHCR, Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel 2015 sono state oltre un
milione le persone arrivate in Europa via mare, mentre i morti o i
dispersi sono stati 3.771. Numeri dietro ai quali si nascondono delle
storie, delle vite. E dei volti. Gli stessi volti di chi accoglie i
migranti quando arrivano nel nostro Paese. Perché al momento sono
soprattutto i volontari che offrono sostegno ai rifugiati. Per questo
Anpas e la rete europea degli operatori umanitari Samaritan
International lanciano la campagna «Quando i numeri diventano facce» che
ha l’obiettivo di ricordare l’impegno dei volontari Anpas che portano
soccorso alle persone che arrivano dal Mediterraneo, o IDC Serbia e ASB
Germania accolgono le persone che prendono la rotta balcanica portando
assistenza e soccorso.