Il movimento per il mondo unito raccoglie l’invito di Francesco e in Parlamento chiede di fermare i mercanti di morte
In volo di ritorno dall’isola greca di Lesbo, con ancora negli occhi le
immagini dei profughi del campo di Moria, il pontefice ha puntato di
nuovo il dito contro i mercanti di morte, i trafficanti di armi che
speculano sulle guerre da cui fuggono i rifugiati: «Io inviterei i
trafficanti di armi, perché le armi, fino ad un certo punto, ci sono
accordi, si fabbricano, ma i trafficanti, quelli che trafficano per fare
le guerre in diversi posti, per esempio in Siria: chi dà le armi ai
diversi gruppi, io inviterei questi trafficanti a passare una giornata
in quel campo. Credo che per loro sarà salutare!».
Dorothy Day set in motion a grand work of reconciliation that is still bearing fruit today in Catholic Worker houses and farms spanning the globe
Many people who hear the name Dorothy Day easily confuse her with the blonde-haired beauty, singer and actress Doris Mary Ann Kappelhoff, better known as “Doris Day.” Doris’ winning image was that of “the sweet all-American girl next door” with which she gained a large and devoted following in the 1950s and 60s. Though both Days were much admired, there is some distinction to be made between them.
Some years ago I met an old man who in his younger days was a devotee of Doris. Hearing she would be speaking in the area, he thought her appearance an event not to be missed. He learned upon his arrival, however, that it was Dorothy Day, not Doris, who was speaking. As disappointing as the loss of his much anticipated meeting with Doris was, he found himself pleasantly surprised to meet Dorothy Day. Here was the woman who, with Peter Maurin, co-founded “The Catholic Worker,” an adventurous lay initiative that began reaching out to the poor and workers with the social teachings of the Church in the dark days of the Great Depression.
Il
Movimento dei Focolari nel mondo esprime la propria vicinanza alle
popolazioni colpite dai terremoti in Ecuador e in Giappone. Un pensiero
particolare va alle vittime e alle loro famiglie. Attivato coordinamento
aiuti per l’emergenza umanitaria.
Foto: Jose Jacome«Il nostro paese è stato colpito daun forte terremoto di magnitudo 7,8 su scala Richter con epicentro nelle zone costiere. È stato sentito in tutto l’Ecuador,
ma anche in alcune regioni della Colombia e nel nord del Perù –
scrivono Ardita e Fabian dalla comunità dei Focolari di Quito
all’indomani del sisma – La situazione è critica, soprattutto in alcune
città distrutte». «La solidarietà della gente si sta manifestando in modo tempestivo e concreto:
persone che hanno messo a rischio la propria vita per l’altro,
testimonianze di tanti che hanno perso qualcuno; ma in mezzo al dolore
si sente forte la fede in Dio dei nostri popoli; è commovente, e questo
ci anima a credere di più nel Suo amore». Per rispondere all’emergenza in Ecuador il Movimento dei Focolari attiva una raccolta fondi, mentre è in corso la valutazione circa l’opportunità e le condizioni per un intervento sul posto. Anche dalGiapponearrivano notizie dirette attraverso le comunità dei Focolari di Nagasaki e di Tokio:
«Il Paese da due giorni è in un clima di “sospensione” per il terremoto
sull’isola di Kyushu, nella regione di Kumamoto e di Oita, di fronte
alla regione di Nagasaki. Questa situazione ha attivato un’immediata
solidarietà e preghiere in ambito religioso ed anche civile». Le
autorità locali hanno già predisposto l’accoglienza per le quasi 184.000 persone sfollate. Per aiutare: CAUSALE:Emergenza Terremoto Ecuador
I contributi versati sui due conti correnti con questa causale verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN.
Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi
dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse
normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere
deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa prevista per le
Onlus, fino al 10% del reddito e con il limite di € 70.000,00 annuali,
ad esclusione delle donazioni effettuate in contanti.
L’edizione 2016 della Settimana per un Mondo Unito avrà il suo centro in Ecuador, all’insegna dell’interculturalità, la pace e l’unità nella diversità. Previsti itinerari per conoscere ed arricchirsi della cultura delle diverse comunità etniche del Paese.
L’edizione 2016 della Settimana Mondo Unito avrà a Quito, capitale dell’Ecuador, il fulcro di tutte le manifestazioni che si svolgeranno contemporaneamente nel mondo.
Il titolo dell’evento è: LINK CULTURES – Un Camino para la Paz. Con la partecipazione di giovani provenienti da vari paesi sudamericani ed europei, il filo conduttore della SMU 2016 sarà quello dell’interculturalità, cioè entrare in dialogo con le diverse culture e riconoscere in tutte quella pari dignità che ci fa uguali.
Un convegno promosso dal Movimento Umanità Nuova, dal Movimento Giovani per un Mondo Unito e dall'Amu (Azione per un Mondo Unito ong) dei Focolari ha affrontato sfide e prospettive delle nostre città a livello mondiale.
La fila è lunga, ma affatto noiosa. Persone un po’ di tutte le età, provenienti da vari Paesi del mondo, attendono con pazienza il turno per il pranzo scambiandosi impressioni e pareri su quanto vissuto al mattino. Si è conclusa, infatti, la prima sessione di OnCity-reti di luci per abitare il pianeta, un convegno che, dal 1° al 3 aprile, ha fatto davvero vedere le tante luci accese nei luoghi in cui viviamo, le città: «Anziché soffermarci sull’analisi della notte – dice Lucia Fronza Crepaz, una delle moderatrici del convegno – in questi giorni abbiamo scelto di passare dalla parte dell’alba, del sorgere del sole».
Dear friends of Living Peace!
In this delicate moment in Europe, a small gesture of peace makes the news and
can restore hope.
In the city of Savignano sul Rubicone (in the province of Forlì-Cesena) in ITALY,
the Mayor of the city last year had invited a group of teens of Living Peace ("Teens for
Unity") to color a gray area of the city with a mural, the realization
of which the teens have been working on for a couple of months, which express their
ideas of peace and a united world. This place is a very popular underpass that
connects the center of the town with the train station.
Nel Paese centroamericano l'impegno per dare attuazione alla nuova normativa che prevede una “protezione integrale dell’infanzia e dell’adolescenza”. La risposta della comunità dei Focolari.
Proteggere i minori è un dovere civico che si inscrive nel più ampio rispetto dei diritti umani. Un atto dovuto, quindi, ma anche carico di lungimiranza, proprio per il valore inestimabile che rappresentano le nuove generazioni.
A scorrere i vari articoli della legge salvadoregna, entrata in vigore nel 2011, si coglie tutta la novità rispetto a quella precedente, che poneva attenzione soltanto ai casi di forti carenze come sopravvivenza, disabilità, abbandono.
Significativo e intenso incontro del presidente della Repubblica con le associazioni dei disabili. Gli invisibili e i “senza potere” nei palazzi delle istituzioni, spesso inadempienti verso le leggi che, rimuovendo le cause di esclusione, esprimono la pienezza della Carta fondamentale del Paese
In occasione della Giornata mondiale della disabilità psichica, il presidente Mattarella ha invitato al Quirinale le associazioni dei disabili, i testimonial e ha fatto un discorso di grande rilievo, contribuendo in questo modo a cambiare la cultura della disabilità nel nostro Paese.
Così si è espresso: «La disabilità non è una malattia, tanto meno un problema da scaricare sul singolo individuo e sui suoi familiari. Le condizioni di disabilità divengono gravi soprattutto se il mondo circostante non tiene conto della diversità e trasforma la differenza in fattore di esclusione».
After the tragic Easter attack that took over 70 lives and left 320 wounded, Pakistan and the city of Lahore is in the midst of mourning.
Lahore is the second largest city of Pakistan, in the north east Punjab Province. “For some time schools and universities have been protected like fortresses, as well as churches and mosques that have armed guards. A public park could never have been guarded in such a way. It is shocking that most of the victims are children and families, many of them celebrating the feast of Easter,” they write from the Focolare community in Lahore.
It was 19:00 local time, March 27th, when a suicide bomber blew himself up in the Gulshan-e-Iqbal Park. Pope Francis called it a “cowardly and senseless” crime as he recalled Easter in Pakisatn that was “bloodied by a detestable attack that slaughtered so many innocents” including 29 children and many women.
L’attentato terroristico del 13 marzo, che ha fatto 18 morti, ha portato
instabilità nella regione. Continuano le minacce in vari punti chiave.
La piccola comunità dei Focolari, nel quotidiano lavoro di costruzione
della pace, non si arrende alla violenza. Le parole del nunzio e
dell’imam.
«Il 13 marzo scorsola Costa d’Avorio e il mondo intero hanno appreso
con stupore che la città balneare di Grand-Bassam era stata duramente
colpita da sconosciuti e che era ancora difficile contare il numero
delle vittime», scrivono Jeanne Kabanga e Damase Djato, dei Focolari ad
Abidjan. «Si può immaginare la carneficina, perché durante il weekend
molte persone arrivano lì da Abidjan, città situata a 40 km e da altre
parti della regione, per riposare su questa spiaggia di fronte all’Hotel
chiamato «l’étoile du SUD». È un luogo frequentato soprattutto da
turisti di ogni provenienza. Grand-Bassam – ricordiamo – è stata la
prima capitale della Costa d’Avorio ed è classificata come patrimonio
mondiale dell’UNESCO».
Si può rinunciare ad un lavoro ben remunerato perché va contro i
principi in cui si crede? Federico Di Iorio, giovane ingegnere
aerospaziale, lo ha raccontato nel convegno "La fraternità universale in
cammino: il disarmo possibile", svoltosi nel Parlamento italiano il 16
marzo in memoria di Chiara Lubich.
«A 19 anni ho lasciato la mia regione – l’Abruzzo – per studiare ingegneria aerospaziale a Pisa.
È stato un percorso faticoso ma pieno di soddisfazioni: in 5 anni sono
riuscito a portare a termine la specializzazione con il massimo dei
voti, compreso uno stage in Germania che ha ancor più arricchito le mie
competenze. Tutto ciò con il sostegno e i sacrifici della mia famiglia.
Not speaking up is the privilege of those who have never suffered from racism
Not long ago a video from The Guardian explained the difference between
being “non-racist” and “anti-racist.” It kind of startled me back to
consciousness. In it Jamaican novelist Marlon James listed a few
scenarios I had found myself in at different moments of my life: “I
don’t sing that n-word”; “I’m not burning any crosses”; “I didn’t vote
for that guy.”
Sure, avoiding those things doesn’t make the problem of racism worse. But what am I actually doing to stop it?
“Your going to bed with a clear conscious is not going to stop college
students from getting assaulted,” James said. He invited the listener to
take a more active stance, to speak up and say, we are against this,
“that what hurts one of us hurts all of us.” That’s where we have to
move from “non” to “anti,” he said.
Il racconto dalla frontiera macedone con la Grecia di Dolores Poletto del Movimento dei Focolari a Skopje. “C'è una moltitudine di gente che arriva nelle condizioni più precarie. Le tende si distendono a centinaia lungo la pianura e sotto una pioggia battente sono sommerse letteralmente sotto il fango". I bambini? Sono tantissimi e si ammalano facilmente. La notizia: tre profughi sono morti tentando di attraversare illegalmente un fiume tra la Macedonia e la Grecia
Ha cominciato a piovere la settimana scorsa e non ha smesso più e la pianura si è riempita di acqua. Vivono sotto le tende e nel fango le migliaia di profughi che attendono di oltrepassare la frontiera greca con la Macedonia. Il “miraggio” è arrivare in Europa. Dolores Poletto è croata, lavora da sole due settimane con la Caritas Macedonia e vive nella comunità del Movimento dei Focolari a Skopje. E’ lei a raccontare cosa ha visto con i suoi occhi, lungo la frontiera. “Sono stata nel campo profughi a Gevgelija (Macedonia) con i colleghi di Caritas. E’ stata una visita non formale. Dall’altra parte del filo della frontiera, appare una marea di gente. Siamo passati anche attraverso la frontiera ufficiale in Grecia, a Idomeni”.
Tutti i giorni il senzatetto Siyabulela "Dan" Magobiyane raggiungeva la spiaggia di Bantry Bay, a Cape Town, munito di sacchi per la spazzatura. A mani nude iniziava a raccogliere bottiglie di birra, cicche di sigaretta e tutti i rifiuti lasciati il giorno prima da turisti e residenti. In cambio di quel lavoro Dan non riceveva niente, nessuno gli aveva chiesto di farlo. Bastava a lui il pensiero di lasciare quel posto pulito per i turisti, in modo che potesse apparire al meglio.
Un giorno al suo rituale giro assiste l'imprenditore Jay Margolis. In attesa dell'arrivo di un cliente l'uomo si stava guardando intorno e notò il ragazzo, intento nelle pulizie, raggiungere ogni quarto d'ora la pattumiera con dei sacchi pieni di rifiuti. Incuriosito dalla scena decide di avvicinarsi al senzatetto e la spiegazione che ricevette lo colpì al punto da decidere di raccontare la sua storia su Facebook e fare un appello per lui.
Per ricordare Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, in Parlamento si è svolto un convegno su temi scottanti di attualità: l'incontro tra persone di culture e religioni diverse e il possibile dialogo tra cristiani e musulmani, le incongruenze esistenti in materia di armamenti, con il nostro Paese che è leader nelle esportazioni di armi, pur avendo una legislazione che non lo consente. Tre domande che attendono risposte
Il 16 marzo siamo stati nella sala dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati con oltre 200 giovani che hanno riflettuto interrogando il mondo politico sulle cause delle guerre. L’incontro, dal titolo “La fraternità universale in cammino: il disarmo possibile”, è stato promosso per ricordare Chiara Lubich e il suo lavoro per la pace.
Dieci rifugiati e altrettante famiglie partecipano al progetto sperimentale “Rifugiati in famiglia,” gestito da Ciac onlus nell’ambito del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) dei comuni di Parma e Fidenza.
Quelle che si sono affacciate al progetto sono famiglie con fatiche, lavori precari, giornate strapiene di impegni, che scelgono di partecipare ad una iniziativa del genere perché hanno una forte spinta motivazionale, culturale e politica rispetto a una proposta che sicuramente sconvolge la loro quotidianità. “Noi scherzando diciamo che non c’è una famiglia normale, ma proprio questa è la sua bellezza,” dice Chiara Marchetti, responsabile del progetto.
I racconti delle famiglie e dei rifugiati che condividono questo percorso parlano di normalità e quotidianità, di nuovi legami che si stringono all’interno delle mura domestiche ma anche nell’intera comunità. Una fase del percorso d’integrazione che non sostituisce, anzi, completa le precedenti fasi dell’accoglienza.
Tra loro c’è Giorgio Campanini, professore di filosofia in pensione che ospita Mursal, somalo di 25 anni, con la speranza di rappresentare un ponte verso un pieno inserimento del giovane nella società parmense. “Ho ritenuto doveroso fare anch’io la mia parte, e la farò volentieri. Una piccola parte, un atomo di un grande aggregato, ma l’aggregato è fatto appunto di atomi,” racconta.
Mursal svolge un tirocinio presso una fabbrica di metalmeccanica e frequenta le scuole serali per conseguire il diploma di ragioneria. Quando ritorna la sera a casa trova sempre la cena pronta: “Una cosa che mi rende felice, non me l’aspettavo ma l’ho trovata qua.”
Oscar e Sabrina, infermieri e genitori di Rocco, 9 anni, e Manuel, 5 anni, hanno scelto di opsitare Siraj un giorno parlando in cucina. “Chiesi a Sabrina cosa ne pensasse dell'idea di ospitare un profugo rifugiato nella nostra famiglia e lei mi rispose con semplicità disarmante che sì, era d'accordo.” Così ha avuto inizio la loro avventura con Siraj, padre di due bambini lasciati in Somalia. Arrivato a Lampedusa nel 2013, mai avrebbe pensato di vivere un giorno con una famiglia italiana.
Ma questa è anche la storia di Stefania, che ha sempre voluto trasmettere alle sue figlie i valori dell’amore e dell’accoglienza e che ha tradotto in pratica quest’insegnamento accogliendo Kady, rifugiata della Costa D’Avorio.
E’ la storia di Jacopo e Chantal che vogliono insegnare ai loro figli “che, sì, abbiamo le nostre belle cose ma si può anche condividere con chi, temporaneamente, è in difficoltà.”
E’ la storia di Massimo e Salah, iraniano arrivato a Parma del 2011, che sono riusciti a trovare un incontro sulle posizioni politiche come anche sulle preferenze dei programmi televisivi e che alla fine hanno deciso di continuare a vivere insieme anche dopo la chiusura del progetto.
Questa è la storia di tutte le persone che hanno scelto di aprire le loro porte per accogliere un rifugiato a Parma e provincia. La storia di un paese che accoglie.
Riportiamo il testo dell’appello al Parlamento italiano lanciato il 16 marzo 2016 dai membri delle Scuole di partecipazione del Movimento politico per l’unità, insieme ai Giovani per un mondo unito. Una scelta di pace che esige il rispetto della legge 185/90 sull’invio di armi nei Paesi in guerra, una finanza disarmata, la riconversione delle industrie belliche, l’investimento sul dialogo, l’accoglienza e la cooperazione internazionale
«Mercoledì 16 marzo 2016, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, abbiamo promosso un dialogo con alcuni parlamentari su alcuni temi scottanti - il dialogo tra esponenti di religioni diverse, il rispetto delle limitazioni nella vendita delle armi stabilite dalla legge 185 del 1990, la riconversione delle industrie belliche - nell’ottica di un ampio dibattito sulla fraternità universale, intesa come categoria politica.
Cristina Montoya, a researcher in social communications and politics at the Sophia University Institute, offers a retrospective reading of the fruits of Chiara Lubich’s spirituality in the tormented peace process her country, Colombia, is undergoing
«The contrary of peace in Colombia is the armed conflict that has been going on for more than 50 years, the second longest in current history. It is a clash that has taken on multiple dimensions, and is fruit of inequality and political asymmetry, blown up to the extremes due to the establishment of a logic of illicit economies such as narcotraffic. More than 4.5 million people have been evacuated, 220,000 assassinated, and 25,000 officially registered as “desaparecidos.”
"Il suo dono ci ha dato l'opportunità di mostrare alla gente che c'è
sempre una via da percorre, anche quando si è affetti da autismo. La mia
speranza è che le persone possano vedere che c'è un futuro ed è
luminoso". A parlare è Arabella, la mamma di Iris Grace, una bambina di
sei anni affetta da autismo, conosciuta in tutto il mondo per i suoi
dipinti.
Era il 2014 quando i suoi lavori divennero famosi, contribuendo a creare
una consapevolezza diversa sull'autismo. Che non è fatta di
commiserazione, che non guarda chi ne è affetto pensando a una cura, ma
percepisce l'altro come essere umano e alle volte, come nel caso di
Iris, dotato di capacità straordinarie.