giovedì 10 novembre 2011

Bangkok: Da un appello sul social network

"Ho trovato sul social network un appello di un amico che era in partenza per le zone dove l’alluvione è stata più grave: mi sono messa  in contatto con lui e gli ho detto che volevo anch’io dare qualcosa. Ne ho parlato anche con mia madre che ha preso alcuni suoi abiti e ha poi chiesto ad un’altra signora del mio paese se non voleva anche lei inviare del vestiario. Questa signora ci ha mandato tre grosse borse di vestiti da parte sua, della figlia e del genero insieme a del denaro.
Il giorno dopo siamo andate a casa di una zia che, sentito quanto era accaduto, è andata subito nella sua stanza per prendere vestiario e soldi che mi ha consegnato. La sera ceno con i parenti e un cugino mi mette in mano altri soldi.

Resta di andare ad acquistare i viveri: io e una cugina andiamo al supermercato per comprare cibo in scatola e lei mi raccomanda: “Non prendiamo quello che costa di meno, per gli altri bisogna scegliere le cose migliori”. Poi vuole pagare lei una parte del conto. Restano ancora soldi e mia cugina, che conoscevo come una donna presa solo dagli affari, mi sorprende ancora: “Compra della biancheria personale. A questa nessuno ci pensa…”.
Posso così portare tutto all’amico di face-book e all’ultimo momento mia madre aggiunge ancora soldi!
Ho pensato inoltre di mandare una lettera di appello ai genitori dei bambini che frequentano il mio asilo per fare una raccolta di vestiario. Potrò poi io stessa portarlo ai bambini delle famiglie alluvionate rifugiate presso un’università.
Questa esperienza, se pur piccola, mi ha reso felice anche perché ho potuto coinvolgere altre persone ad amare concretamente."
K.A.

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