sabato 25 ottobre 2014

HOPE behind bars

Discovering hope in others leads to hope in oneself. Like happiness, it is achieved from others.
Perhaps it’s only fair for society to imprison unlawful citizens. Most of them may deserve what they get. For some of them, though, change comes later through an awakening of conscience or perhaps from the depths of despair. In fact, they spend most of their time in agony. The majority of law-abiding citizens remains indifferent to their condition. Once they are locked up in bleak cells, they are forgotten.
One Saturday afternoon, I had a chance to walk around the unfamiliar grounds of the National Prison. Together with my family, and with some hospital Volunteers, we went to visit the ailing prisoners. I expected it to be like in the movies, only less high tech and probably polluted as well. But it wasn’t like that at all. I was surprised to find it much like a regular community. People were walking around freely, a church stood on one side and a few vendors were in sight. Yet even in this friendly atmosphere I could imagine the brutality and corruption under the surface. I took my first few steps in fear and curiosity. Not knowing what to say or do, I asked God’s guidance.
We reached the medical ward and to my surprise, it was right beside the psychiatric ward. The moment I stepped inside the room, my fear gave way to sadness. I tried to act normal because the last thing they needed was a look of pity. Here I saw men whose hopes are confided to their pillows. They only grasp at them when they dream. But even when these men awake they remain close to their dreams because they haven’t got much to do but sleep, eat and survive. Staying in the medical ward doesn’t really mean they will be cured. Patients are just separated to prevent their infecting the rest. The treatment they get is not enough for them to fully recover.

giovedì 23 ottobre 2014

GMU ROMA: “Cantiere legalità”

Ero straniero e tu…. Cosa c’è dietro le migrazioni”. Questo il titolo dell’incontro organizzato questa sera a Roma dai giovani del Movimento dei Focolari. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio, chiamato “Cantiere legalità” che prevede in tutto il territorio nazionale momenti formativi, incontri con testimoni e visite a luoghi significativi su una questione, la legalità appunto, che risulta cruciale per la politica, l‘economia e la società in Italia. Per saperne di più Adriana Masotti ha intervistato Maria Chiara Cefaloni, tra gli organizzatori del “Cantiere legalità” di Roma:
R. – Il “Cantiere Legalità”, in tutta Italia, è nato ormai da tre anni, in un momento nel quale ci siamo messi a riflettere su come poter incidere concretamente nella vita del nostro Paese e, in questo senso, essere cittadini attivi e responsabili. La sfida che ci siamo posti è stata quella di rileggere la realtà, secondo il principio della fraternità universale, sia nella vita di tutti i giorni sia nelle questioni che hanno una rilevanza sociale, politica e che coinvolgono tutto quanto il Paese. Tre anni fa, quindi, è iniziato un percorso che ci ha visti protagonisti di attività ed eventi sul tema della legalità, un argomento che copre a 360 gradi tantissime questioni che hanno una rilevanza politica e sociale nel nostro Paese e che soprattutto viene messa in discussione in tanti momenti diversi. In tutta Italia - a Trento, a Milano, a Firenze, a Roma e poi ancora a Napoli e in tutta la Sicilia - abbiamo iniziato ad organizzare questi incontri di riflessione e approfondimento su temi come il lavoro, l’immigrazione, l’ecomafia, l’economia, per poi promuovere delle attività concrete sui nostri territori.

Yaaba [1989 - 90']

Fonte: CINADO
Yaaba (la nonna) è il secondo lungometraggio del regista Idrissa Ouedraogo del Burkina Faso. L’africa nera che il regista di Tilai ci racconta (vedi scheda del film) praticamente non esiste più. Restano però i valori - e le contraddizioni - di popoli che hanno ancora tanto da insegnare a noi occidentali.
Yaaba - la nonna - è considerata una strega e quindi messa al bando dal villaggio.  Si tratta solo di pregiudizi (nati soprattutto da pettegolezzi), che Bila e Nopoko - i due preadolescenti protagonisti - non prendono neanche in considerazione. Partendo dalle loro osservazioni della vita quotidiana, il film ci aiuta a entrare con grande sensibilità nel quotidiano di un villaggio sperso nella savana, con le qualità e le miserie di tutte le sociatà umane.  Nessun idillio quindi per farci rimpiangere un’epoca passata, ma un sano realismo - quasi documentario - per conoscere una civiltà, alquanto lontana per alcuni dei lettori di questo blog.
Il film si presta però a parlare di tante situazioni anche vicine, e dialogare su come i pregiudizi possano falsare tutti i rapporti.

Dai 14 anni in su.

martedì 21 ottobre 2014

PerugiAssisi: una società in cammino

E’ stata una giornata indimenticabile, di affermazioni dei diritti, di presenza di giovani, di solidarietà. Oltre 100mila marciatori e marciatrici in un clima sereno, allegro, festoso. Cambiamento, lotta alla miseria, giustizia, le principali parole d’ordine.
Succede quando si da spazio alla scuola e ai giovani. Succede che la scuola e i giovani riescono a fare le cose più belle. Succede che anche i più disincantati, davanti a un simile spettacolo, riescano ad emozionarsi.
Non c’era nulla di retorico nei quindici chilometri di gente che ieri si sono mossi da Perugia ad Assisi. C’era una società in cammino. Più di 100.000 persone giunte da ogni parte d’Italia senza troppe etichette, bandiere e distinguo. Ciascuno con le proprie ragioni e tutti con qualcosa di positivo in testa e tra le mani. Talmente positivo da generare un clima gioioso, sereno. Il contrasto con la tensione e la conflittualità di tutti i giorni era netto e non scontato.

lunedì 20 ottobre 2014

The ABC of Dialogue

FOR DIALOGUE WE NEED TO REDISCOVER OUR OWN IDENTITY
By: Jesús Morán, “Dialogue - Some anthropologists and cultural aspects”; Amman, August 2013
In the light of the secular tradition and culture of humanity (despite its failures) what could be the strong points of a culture of dialogue, which we can to live by in everyday life?
  • First. Dialogue is inscribed in human nature. A person becomes more of a human being through dialogue.
  • In dialogue each person is completed by the gift of the other. We need one another so as to be ourselves. In dialogue I give to the other my being different, my diversity.
  • Every dialogue is always a personal encounter. Hence, it is not a matter of words or ideas, but it’s a matter of giving of ourselves.
  • Dialogue requires silence and a listening ear. In the message for the 46th Communications Day, Pope Benedict XVI says: «Silence is an integral element of communication; in its absence, words rich in content cannot exist. In silence, we are better able to listen to and understand ourselves; ideas come to birth and acquire depth; we understand with greater clarity what it is we want to say and what we expect from others; and we choose how to express ourselves.»

sabato 18 ottobre 2014

Myanmar: Trovare una vita nuova

“Dopo alcuni incontri con giovani al largo, all’inizio di ottobre, ci siamo sentiti spinti ad organizzare qualcosa con e per gli amici. Così è partita l’idea di questo “Youth Camp”. Ci ha accolto una piccola communità nel sud del paese, un villaggio a maggioranza Cristiana. Con 23 giovani da Yangon, abbiamo raggiunto con pullman e barca questo villaggio sperduto dove la strada non arriva nemeno. Altri circa 60 giovani dai dintorni ci hanno raggiunti (alcuni facendo fino a 2 ore di motorino).
Per tanti era la primissima volta di partecipare ad un incontro giovanile di questo tipo. Dal primo momento, c’è stata un’aria speciale con un ascolto attento. Il programma si è svolto intorno alla figura di Chiara Luce Badano. Nel momento di dover guardare il video sintesi della sua beatificazione, la pioggia era tale che ci impediva di sentire qualsiasi cosa. Allora abbiamo improvvisato alcuni giochi mentre aspettavamo che si diminuisca la pioggia. Dopo un po’ abbiamo guardato il video e la testimonianza di vita di Chiara Luce è entrata nel cuore di ogni giovane. C’erano brividi nella sala!!! Tanti volevano ringraziarla e chiedevano di saperne ancora di più.
Ci siamo lanciati a fare un’azione utile per il villaggio. Nonostante il caldo, ci siamo messi a togliere le erbaccie cresciute lungo il fiume. È stato un lavoro faticoso fisico in mezzo al fango, ai serpenti, alle zanzarre… C’era chi faceva questo lavoro per la prima volta mentre altri erano già abituati… ma in tutti trabbocava la gioia!! E dietro di noi, è rimasto un bel giardino!

Alla sera abbiamo fatto una grande festa, accogliendo le famiglie dei giovani del posto e le signore che ci hanno aiutato per preparare i pasti di quei giorni. Superando la timidezza, tanti talenti sono venuti fuori.
Abbiamo anche dedicato un momento alla pace, pace dentro di noi (con perdono), con i vicini e Time out per il mondo. Tanti giovani hanno fatto passi decisivi nel voler impegnarsi ad amare specialmente i più vicini, i famigliari…