mercoledì 1 aprile 2015

Per il dialogo abbiamo bisogno di amare gli altri come se stessi



Mutare prospettiva  
            Se definiamo l’amore come il desiderio genuino di saper felice un altro, ne consegue che ciascuno di noi in realtà ama sé stesso: tutti noi desideriamo sinceramente la nostra felicità.
            Per raggiungere il nostro pieno potenziale umano, dobbiamo riuscire a bilanciare l’esigenza di intimità e unione con il senso di autonomia, ovvero con quel bisogno di rivolgere l’attenzione verso noi stessi che è parte integrante della nostra evoluzione di individui.
            Mutare prospettiva è spesso uno degli strumenti più potenti ed efficaci che abbiamo a disposizione quando ci confrontiamo con i problemi quotidiani della vita.
            Sostanzialmente mutare prospettiva non vuol dire essere incoerenti oppure essere come bandiere al vento. Ma se è espressione della nostra voglia di capire gli altri, ciò rispecchia la capacità di guardare la situazione da un altro punto di vista che in certe situazioni potrebbe essere anche quello del nostro peggior nemico.

14° Dalai Lama, “L’arte della felicità”

lunedì 30 marzo 2015

Dall'Atlante della Fraternità - Frammento Gerusalemme

Gerusalemme, Israele
Latitudine: 31° 46’ 8” N - Longitudine: 35° 12’ 58” E

La fraternità può non essere un atto unidirezionale e può generare una spirale positiva. Lo prova Vidah: «Con alcuni giovani di Gerusalemme e dei Territori Palestinesi avevamo messo in programma di partecipare al Genfest a Budapest. Il viaggio era molto costoso e i soldi a disposizione non erano sufficienti. Eravamo venuti a conoscenza che in un convento di Gerusalemme si stava svolgendo un campo scuola per bambini. I frati avevano bisogno di qualcuno che lavasse i piatti dopo i pasti. Ma alcuni giorni prima di intraprendere quest’avventura, il 20 maggio 2012, c’è stato in Italia, nella regione dell’Emilia Romagna un violento terremoto. Non potevamo pensare al nostro interesse, non in quel momento, perché c’era di fronte a noi una necessità più impellente. Dopo esserci confrontati, abbiamo deciso di inviare alle vittime del terremoto i fondi che avremmo ricevuto dal lavaggio dei piatti. Da allora, ogni giorno andavamo ad aiutare i monaci con ancora più entusiasmo. Alla fine abbiamo avuto un buon ricavato che abbiamo devoluto totalmente per le vittime del terremoto. Il viaggio, in una logica non-fraterna, sarebbe sfumato. E invece, con grande sorpresa alcune persone ci hanno donato dei soldi che avrebbero coperto esattamente le spese per andare alla festa dei giovani dei Focolari a Budapest».

http://www.unitedworldproject.org/it/dossier-uwp-it/doc_download/57-atlante-della-fraternita-universale.html

domenica 29 marzo 2015

Il Mediterraneo unisce e non separa

Il terrorismo arriva nel cuore del Maghreb, nel Paese che più di altri sembra aver imboccato la via della democrazia. Serve moderazione e lungimiranza, anche agli europei. Parla Adnane Mokrani


Come sempre accade, il terrorismo appare d’improvviso dove meno ce lo si aspetterebbe. E colpisce questa volta anche gli italiani, così come il resto dell’Europa. I più di venti morti del Museo del Bardo – simbolo della migliore stagione romana in Africa settentrionale, quella dell’arte – suonano come quelli di Charlie Hebdo e di Copenhagen: un attacco al cuore della cultura europea. In realtà i terroristi (Isis? Al-Qaeda? Gruppi sciolti? Ancora non è chiaro, ma in fondo poco importa) volevano colpire il simbolo della democrazia nel mondo arabo, quel parlamento che aveva saputo coraggiosamente redigere una costituzione aperta e che aveva cominciato a conoscere quel meccanismo virtuoso della democrazia che è l’alternanza. L’attacco ai turisti è stato un ripiego, ma le modalità e il luogo sono stati altamente simbolici.

venerdì 27 marzo 2015

Per il dialogo abbiamo bisogno di amare tutti

Dall’evitare all’amare


Nel riflettere su come vivere il Vangelo in modo autentico mi sono resa conto che ho dovuto affrontare alcune sfide con il "raggiungere il più piccolo", nella mia famiglia. Recentemente mi sono trasferita a una certa distanza dalla mia famiglia e cerco di tenermi regolarmente in contatto per telefono. Molte volte la nostra posizione all'interno della famiglia influenza la nostra vicinanza ai nostri fratelli. Nel mio caso, io ho una sorella gemella a cui sono molto vicina.
La chiamo spesso e ci scambiamo le notizie delle nostre famiglie, dei nostri figli e dtutte le avventure e i successi dei nostri nipoti. Facciamo molte conversazioni e passiamo momenti meravigliosi insieme.
Tuttavia, ho anche un’altra sorella più giovane, single, con cui non condivido la stessa vicinanza. Con lei in realtà passo molti momenti difficili a causa della sua forte personalità e delle sue opinioni forti su molte questioni, tra cui argomenti interni alla famiglia! Mi sono anche ritrovata a chiamarla e lasciarle dei messaggi quando so che lei è al lavoro per evitare conversazioni telefoniche. Ripensando al mio comportamento, mi sono resa conto che questo mio atteggiamento di chiamare la sorella che preferisco non era giusto. Amare tutti, aiutare gli ultimi - in questo caso la mia sorella single – era una cosa in cui dovevo cambiare. In diversi momenti lei mi aveva anche fatto sapere quanto era sola a volte.
Sentivo che Dio mi stava sfidando ad accogliere le chiamate di questa sorella con lo stesso amore con cui accoglievo le chiamate della mia sorella gemella! Questo nuovo atteggiamento di amore verso la mia sorella single è diventato l'occasione per scoprire le sue doti, i suoi doni, e costruire un rapporto più stretto con lei. Ora a dire il vero non vedo l'ora che mi chiami. Abbiamo ancora molte differenze, ma ho deciso di concentrarmi sugli aspetti positivi. Ho scoperto la gioia di poterla conoscere meglio, approfondendo le relazioni nella nostra famiglia.

J.C.