lunedì 15 settembre 2014

Spreco di cibo nel mondo la colpa è delle etichette


Per la rivista americana FuturFood 2050 ogni anno nel mondo si buttano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, per l’incapacità di leggere le scadenze. E nella sola Australia un milione di bambini patiscono la fame
Tra un terzo e la metà del cibo prodotto ogni anno a livello globale va a finire nella pattumiera. La colpa è delle etichette, che spesso poco chiare, creano confusione tra i consumatori. A ricordarlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Nella sua Newsletter riporta i dati pubblicati sull’Australian Institute of Food Safety e quindi le stime di FutureFood 2050, la rivista dell’Institute of Food Technologists(Ift) di Chicago. Secondo gli americani, gettiamo via 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, che potrebbero nutrire più di un miliardo e 25 milioni di persone. Solo negli Stati Uniti si spreca il 31% del cibo, per un valore di 162 miliardi di dollari.

sabato 13 settembre 2014

General Assembly Elects Maria Voce President of the Focolare

 Friday, September 12, 2014
I accept.” These were the words the Assembly was waiting to hear from Maria Voce after she had been elected president of the Focolare Movement for the next six years.
 The Holy See immediately confirmed her election, as prescribed by the Statutes of the Work of Mary. Cardinal Rylko, of the Pontifical Council for the Laity, wrote: “At the beginning of this second term we invoke the special assistance of the Holy Spirit for Maria Voce, and we entrust her service to the maternal intercession of Mary Most Holy whose Holy Name we celebrate today.
“In declaring her acceptance, Maria Voce noted the happy coincidence of today being the feast day of the Holy Name of Mary: “Mary had to put her seal on this. I trust she’ll continue to do it.” She went on to say: “The Work of Mary around the world is growing in prayer and in love, and this is already a great fruit of the work we are doing together. Thank you, everyone!”

venerdì 12 settembre 2014

Sopravvissuti al tifone Yolanda

Fonte: www.focolare.org
Il racconto di una famiglia filippina scampata al forte tifone che ha colpito il paese asiatico nel novembre 2013. Il progetto di ricostruzione portato avanti dai Focolari.
Minx e Alfred, abitano a Kalibo, isola filippina nella Provincia delle Visayas Occidentali, particolarmente colpita dal tifone Yolanda (Haiyan), l’8 novembre 2013. Da quando hanno incontrato il Movimento dei Focolari, 29 anni fa, la loro vita è cambiata: “Ci siamo messi a servire Dio in ogni prossimo”, dicono.
«Il giorno prima dell’arrivo del tifone – raccontano –, eravamo stati avvertiti da TV e radio ma abbiamo ascoltato la notizia come fosse uno dei tanti già subiti in passato. I nostri 4 figli erano a casa per le vacanze di fine semestre a scuola. Eravamo perciò tutti insieme quando i forti venti e le piogge sono cominciate. Per la prima volta sperimentavamo una tempesta così forte: le finestre tremavano, il tetto iniziava a staccarsi pezzo per pezzo e il grande albero di mango si è sradicato ed è caduto senza, per fortuna, colpire la casa. L’acqua della pioggia iniziava ad entrare dappertutto fino ad allagare tutta la casa. Quando il secondo piano ha cominciato a tremare, abbiamo pensato  che tutto sarebbe stato distrutto».

giovedì 11 settembre 2014

FOCOLARE: THE PLANETARY LABORATORY

FROM 137 COUNTRIES, 494 PARTICIPANTS TO DELINEATE NEW SCENARIOS AND ELECT THE PRESIDENT. AMONG THOSE WHO WERE INVITED, CHRISTIANS FROM VARIOUS CHURCHES, MEMBERS OF OTHER RELIGIONS, PERSONS OF NON RELIGIOUS CONVICTIONS
An interview of Paolo Loriga to Maria (Emmaus) Voce
From the requests for change, what is it that struck you the most?
“There are those that ask to lighten-up the structures, in order that they may serve life better, but without turning the existing order upside-down.
However, most requests demanded a greater commitment. From this one deduces a double need: to be united amongst us and to be better formed in order to respond better, to the light of the charisma of unity, to today’s challenges”.
Will the Assembly primarily concentrate its attention to the themes or to the persons to be elected?
“Primary importance is given to the themes. After the initial three days of spiritual retreat, we programmed to have the final report of the presidency, followed by a debate.
Later, the principal themes will be dealt with in different groups followed by a discussion in a plenary session. Through dialogue, there will be a way of getting to know the persons who are more gifted and prepared to be elected.”

mercoledì 10 settembre 2014

Sentirci veri fratelli

 “Mi chiamo Jean Paul e sono un Giovane per un Mondo Unito (GMU) del Burundi. Da 4 anni vivo in Algeria dove il mio paese mi ha mandato per fare l’università. Era la prima volta che lasciavo la casa per più tempo. Sapendo che partivo per un paese musulmano dentro di me sentivo una certa paura che mi minacciava.
Appena arrivato ho preso contatto con il focolare e ho trovato persino un gruppo di GMU che stava proprio per nascere. E a mia grande sorpresa tutti i GMU erano musulmani. Ho cominciato a fare gli incontri con loro ma dentro di me mi dicevo che era impossibile che dei musulmani potessero vivere per la fraternità universale come me.
Dopo alcuni incontri mi sono reso conto che c’era una certa riluttanza al mio linguaggio solito cristiano e questo mi ha messo in guardia e mi sono detto: ‘vorrei prima scoprire questi amici.
Un adulto cristiano che ci accompagnava negli incontri aveva un linguaggio aperto e questo mi ha aiutato a fargli delle domande. E lui mi ha dato alcune indicazioni.
Poi gli ho chiesto: ma loro danno lo stesso significato alla sofferenza come noi cristiani? E la risposta era: ‘comunque loro abbracciano il dolore’. Per me è stata una grande scoperta e mi sono detto: ‘ma sono come me!
A questo punto mi sono messo a costruire rapporti con ciascuno di loro e mi sono detto che anch’io devo perdere il mio linguaggio. Poco a poco, la realtà dell’insieme è cresciuta come numero e come maturità. Abbiamo vissuto tante esperienze che ci hanno portato a sentirci veri fratelli.
Qualche mese fa mi hanno detto: ‘Jean Paul si direbbe che sei diventato musulmano perché non si vede il tuo essere cristiano.’ E mi hanno chiesto di condividere con loro il mio essere cristiano, soprattutto il linguaggio cristiano che volevano conoscere anche loro, perché hanno visto che facevo mio il loro linguaggio.