giovedì 30 ottobre 2014

A glimpse at Chiara Luce’s last months of her life

In summer 1988 something totally unforeseen happened. While playing tennis one day, Chiara Luce experiences a very sharp pain in her shoulder. At first she did not take much notice and neither does her doctor. However, since the pain persists, the doctor carried out further tests. The verdict: osteogenic sarcoma – one of the most serious and painful forms of cancer and it has already started spreading.
In February 1989, Chiara Luce underwent her first surgery.
On hearing this news, Chiara Luce, after a moment’s silence, accepted the outcome courageously, without tears or rebellion. “I’m young. I’m sure I’ll make it,” she says.
In June 1989, Chiara Luce underwent a secondo surgery. This time, hopes were slim.
She is admitted to hospital many times and her kindness and unselfishness really stand out. Setting aside her own need to rest, she spent time walking around the wards with a drug-dependent girl suffering from serious depression. This meant getting out of bed despite the pain caused by the huge growth on her spine. “I’ll have time to rest later,” she used to say.
While Chiara Luce was in hospital, young and adult friends of the Focolare Movement used to take turns in hospital in order to give her support. The treatment was painful and she wanted to know every detail of her illness. For each new, painful surprise, her offering was firm: “For you, Jesus, if you want it, I want it too!

martedì 28 ottobre 2014

UN GRIDO DI PACE

Dai confini della Terra: un grido per la pace! Giovani del Movimento dei Focolari in Nuova Zelanda hanno dedicato una serata per la pace, soprattutto in quei paesi che stanno attraversando momenti atroci a causa di guerre, violenze e malattie.
“Siamo in Nuova Zelanda, nel cuore di Wellington, capitale di questa terra all’apparenza lontana e ai confini,  eppure terra che ha aperto le braccia e le porte a tanti popoli.
Mossi dalle notizie delle guerre in corso in Iraq, Gaza, Ukraine, Centro Africa così come dal crescente timore per l’incapacità di far fronte all’avanzare di Ebola, mossi dagli appelli alla Pace del Papa in tantissime occasioni così come dalle persone della comunità del Movimento, e non solo, provenienti da questi paesi, i giovani hanno sentito l’ urgenza, la voglia, il desiderio, di ritrovarsi in un luogo pubblico e dar voce all’ansia di Pace che portano dentro e che condividono con tanti, primo fra tutti, con Papa Francesco.
L’Arcivescovo di Wellington, John Dew, che ha avuto la gioia di conoscere la Presidente del Movimento dei Focolari, Maria Emmaus, durante la sua visita in Nuova Zelanda nel Febbraio 2013, era presente e ha offerto un suo contributo alla serata, fra canti, preghiere e testimonianze.
Fra tutte, quella sera, una testimonianza forte, chiara, semplice di due ragazze, entrambe provenienti dall’Iraq, che si sono conosciute in Nuova Zelanda, dopo che, entrambe le famiglie, si sono trasferite in questa terra.
Sendirella e Ayssar, la prima cattolica, la seconda musulmana. Quella sera parlano del loro paese, della loro amicizia, di ciò che hanno in cuore e che le unisce. Si incontrano per la prima volta a casa di amici comuni e da lì cominciano un’amicizia che le ha portate a condivedere sogni, studi, passioni e viaggi.
Quella sera si alternano nel parlare, prima l’una e dopo l’altra. Sendirella dice, siamo diverse e subito Aysser aggiunge, ma siamo uguali. Poi continuano dicendo come per molte persone la religione è proprio una delle più grandi diversità fra loro, forse anche un ostacolo e di come invece la religione non è mai stato un problema, anzi le ha avvicinate. Nella religione dell’una, dice Sendrella, abbiamo sempre visto e riconosciuto elementi della religione dell’altra.

lunedì 27 ottobre 2014

“Una città non basta”

Messaggio di Chiara Lubich ai giovani radunati a Loppiano, vicino a Firenze, per il 1° maggio
“Carissimi tutti che oggi siete a Loppiano,
vi mando un saluto di cuore per questo 1 Maggio 2006, festa dei giovani e nuova tappa del nostro cammino verso un mondo unito! E’ attuale ed esigente il programma che vi siete proposti, quasi una sfida: “Una città non basta”.
Mi avete chiesto una parola.
Carissimi giovani, voi sapete che, quando avevo la vostra età, ho avuto da Dio il dono di dargli la mia vita per far crescere sulla terra un popolo nuovo, nato dal Vangelo. E abbiamo iniziato da Trento, la nostra città.
E voi, oggi? Se volete trasformare una città, cominciate a unirvi con chi ha il vostro stesso ideale. Mettete Dio prima di ogni altra cosa. Promettetevi amore reciproco fino ad essere pronti a dare la vita l’uno per l’altro e custodite questo Patto costi quello che costi: Lui presente in mezzo a voi vi suggerirà i passi da muovere, vi sosterrà nelle inevitabili difficoltà.

sabato 25 ottobre 2014

HOPE behind bars

Discovering hope in others leads to hope in oneself. Like happiness, it is achieved from others.
Perhaps it’s only fair for society to imprison unlawful citizens. Most of them may deserve what they get. For some of them, though, change comes later through an awakening of conscience or perhaps from the depths of despair. In fact, they spend most of their time in agony. The majority of law-abiding citizens remains indifferent to their condition. Once they are locked up in bleak cells, they are forgotten.
One Saturday afternoon, I had a chance to walk around the unfamiliar grounds of the National Prison. Together with my family, and with some hospital Volunteers, we went to visit the ailing prisoners. I expected it to be like in the movies, only less high tech and probably polluted as well. But it wasn’t like that at all. I was surprised to find it much like a regular community. People were walking around freely, a church stood on one side and a few vendors were in sight. Yet even in this friendly atmosphere I could imagine the brutality and corruption under the surface. I took my first few steps in fear and curiosity. Not knowing what to say or do, I asked God’s guidance.
We reached the medical ward and to my surprise, it was right beside the psychiatric ward. The moment I stepped inside the room, my fear gave way to sadness. I tried to act normal because the last thing they needed was a look of pity. Here I saw men whose hopes are confided to their pillows. They only grasp at them when they dream. But even when these men awake they remain close to their dreams because they haven’t got much to do but sleep, eat and survive. Staying in the medical ward doesn’t really mean they will be cured. Patients are just separated to prevent their infecting the rest. The treatment they get is not enough for them to fully recover.

giovedì 23 ottobre 2014

GMU ROMA: “Cantiere legalità”

Ero straniero e tu…. Cosa c’è dietro le migrazioni”. Questo il titolo dell’incontro organizzato questa sera a Roma dai giovani del Movimento dei Focolari. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio, chiamato “Cantiere legalità” che prevede in tutto il territorio nazionale momenti formativi, incontri con testimoni e visite a luoghi significativi su una questione, la legalità appunto, che risulta cruciale per la politica, l‘economia e la società in Italia. Per saperne di più Adriana Masotti ha intervistato Maria Chiara Cefaloni, tra gli organizzatori del “Cantiere legalità” di Roma:
R. – Il “Cantiere Legalità”, in tutta Italia, è nato ormai da tre anni, in un momento nel quale ci siamo messi a riflettere su come poter incidere concretamente nella vita del nostro Paese e, in questo senso, essere cittadini attivi e responsabili. La sfida che ci siamo posti è stata quella di rileggere la realtà, secondo il principio della fraternità universale, sia nella vita di tutti i giorni sia nelle questioni che hanno una rilevanza sociale, politica e che coinvolgono tutto quanto il Paese. Tre anni fa, quindi, è iniziato un percorso che ci ha visti protagonisti di attività ed eventi sul tema della legalità, un argomento che copre a 360 gradi tantissime questioni che hanno una rilevanza politica e sociale nel nostro Paese e che soprattutto viene messa in discussione in tanti momenti diversi. In tutta Italia - a Trento, a Milano, a Firenze, a Roma e poi ancora a Napoli e in tutta la Sicilia - abbiamo iniziato ad organizzare questi incontri di riflessione e approfondimento su temi come il lavoro, l’immigrazione, l’ecomafia, l’economia, per poi promuovere delle attività concrete sui nostri territori.

Yaaba [1989 - 90']

Fonte: CINADO
Yaaba (la nonna) è il secondo lungometraggio del regista Idrissa Ouedraogo del Burkina Faso. L’africa nera che il regista di Tilai ci racconta (vedi scheda del film) praticamente non esiste più. Restano però i valori - e le contraddizioni - di popoli che hanno ancora tanto da insegnare a noi occidentali.
Yaaba - la nonna - è considerata una strega e quindi messa al bando dal villaggio.  Si tratta solo di pregiudizi (nati soprattutto da pettegolezzi), che Bila e Nopoko - i due preadolescenti protagonisti - non prendono neanche in considerazione. Partendo dalle loro osservazioni della vita quotidiana, il film ci aiuta a entrare con grande sensibilità nel quotidiano di un villaggio sperso nella savana, con le qualità e le miserie di tutte le sociatà umane.  Nessun idillio quindi per farci rimpiangere un’epoca passata, ma un sano realismo - quasi documentario - per conoscere una civiltà, alquanto lontana per alcuni dei lettori di questo blog.
Il film si presta però a parlare di tante situazioni anche vicine, e dialogare su come i pregiudizi possano falsare tutti i rapporti.

Dai 14 anni in su.