venerdì 27 febbraio 2015

Dall'Atlante della Fraternità - Messico


Netzahiualcóyotl, Messico Latitudine: 19° 24’ 00” N Longitudine: 98° 59’ 20” O –

Margarita racconta che «nella periferia della Città del Messico, nel comune di Netzahualcóyotl (comune di un milione di abitanti e con una densità di 20mila abitanti per Km2, ndr.), si sono rapidamente formati agglomerati di case, con gente giunta da tutta la nazione per cercare lavoro. Sono quartieri,
sorti vorticosamente e in modo sproporzionato.
Tanta è la povertà, imponenti i problemi sociali e sanitari, che toccano l’80 per cento di chi vi abita. Nel 1998, alcuni giovani e adulti di buona volontà – su richiesta della Chiesa locale – hanno deciso di unire le loro capacità e offrire alla comunità servizi sanitari accessibili. Si è aperto il dispensario “Igino Giordani” che offre assistenza sanitaria di qualità e in modo gratuito a chi non può
permettersi cure pubbliche. Accanto al servizio medico di base c’è anche un servizio odontoiatrico ed oculistico, assistenza dietologica per migliorare il livello nutrizionale e si distribuiscono indumenti e giocattoli. Ogni anno sono circa duemila le persone assistite e facendo un rapido calcolo da quando è stato avviato il centro, cioè 15 anni, sono stati circa 25mila gli utenti. Lo scopo, però, non è solo assistere le persone da un punto di vista sanitario, ma anche creare delle relazioni fraterne, fondate sull’ascolto e sulla reciproca condivisione».

mercoledì 25 febbraio 2015

#DoYouCare? Ti importa del dialogo?


fonte: focolare.org
È il tema del “Regenerate” di quest’anno, l’appuntamento annuale del giovani di Irlanda e Gran Bretagna promosso dal Movimento dei Focolari. Sullo sfondo dei fatti di Parigi la questione del dialogo interpella in modo pressante.

20150219-01Un gruppo di 80 giovani cristiani e musulmani. Un argomento: multiculturalismo, diverse religioni, dialogo. Una domanda: ti importa? Un format: quello di “Regenerate”, due giorni nell’Hertfordshire, in un clima rilassato dove si possono affrontare anche temi scottanti. Protagonisti sono i giovani per un Mondo Unito dell'Inghilterra e dell'Irlanda, quest’anno insieme a un gruppo della Islamic Unity Society con i quali da mesi cresce l’amicizia e la stima reciproca, e con cui hanno svolto diverse iniziative, da sessioni di studio al piantare alberi per la pace.

venerdì 20 febbraio 2015

Dall'Atlante della Fraternità - Frammento Costa D'Avorio

Abidijan, Costa d’Avorio Latitudine: 5° 25’ 0” N
Longitudine: 4° 1’ 60” O –
«Nel 2002 è scoppiata la guerra in Costa d’Avorio», racconta con profonda commozione Rosine. «Dietro ogni conflitto armato c’è sempre tanta sofferenza. Rapporti spezzati, incomprensioni, morte, sfiducia, insicurezza. La paura era tanta, anche in noi. Con alcuni amici, però, ci siamo detti che la fraternità non si costruisce con le parole, ma con fatti concreti. Abbiamo pensato al “dado dell’amore”29. La proposta fatta a giovani, bambini, adulti e anziani era semplice: leggere la frase scritta su una delle sei facce e cercare di viverla durante tutto il giorno. Noi per primi ci siamo impegnati a farlo e l’abbiamo proposto ovunque ci trovassimo: a lavoro, nelle parrocchie, nei quartieri, nelle scuole e in famiglia. Di sera ciascun gruppo si incontrava per condividere come aveva vissuto per la fraternità nel corso della giornata. In questi anni quest’azione è stata di aiuto ad una riconciliazione duratura: perdono reciproco fra individui e gruppi, dentro le famiglie, in villaggi e comunità. Insomma, l’amore è permeato fra migliaia di persone». Qui la cruda realtà della guerra non ha avuto l’ultima parola.

http://www.unitedworldproject.org/it/dossier-uwp-it/doc_download/57-atlante-della-fraternita-universale.html

giovedì 19 febbraio 2015

Libia e Isis. Chi fornisce le armi?


di Carlo Cefaloni
fonte: Città Nuova 

Intervista a Maurizio Simoncelli, Archivio disarmo, sul flusso di armamenti che alimenta il caos generato nella regione dall’intervento  militare del 2011: una guerra voluta dalla Francia e  criticata da  pochi mezzi di informazione (Citta Nuova ad esempio)
isis

È prevista per giovedì 19 febbraio l’audizione in Parlamento del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che domenica scorsa ha affermato che Il peggioramento della situazione richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità e pertanto «l'Italia è pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni delle Nazioni Unite».  Secondo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervistata da Il Messaggero, dipenderà dagli scenari che si andranno a configurare l’eventuale «schieramento di truppe di terra» perché «L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un Paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente». Il premier Renzi invita a temporeggiare in vista della posizione dell’Onu («La situazione è difficile ma non è tempo per una soluzione militare») mente Romano Prodi, dall’alto della sua grande esperienza internazionale, invita a cercare ogni forma di mediazione per scongiurare la guerra anche se, osserva, «il problema è che all’Onu oggi manca una guida».

mercoledì 18 febbraio 2015

Zoom sull’Ucraina

fonte: Città Nuova


Dal culmine della protesta nel febbraio 2014 ai 5mila morti in un anno: la lettura della tragedia ucraina e le prospettive di fraternità dalla voce di padre Mychayl da Kiev.
20150212-aPadre Mychayl è un sacerdote greco-cattolico che vive la spiritualità dei Focolari. Dalle pagine di Città Nuova ci ha aiutato a seguire le vicende del suo amato e devastato Paese. Ad un anno dallo scoppio del conflitto gli abbiamo chiesto di rileggere quanto accaduto.
«Dalla rivolta di Piazza Maidan al conflitto nel sud-est è passato quasi un anno e finora sono stati 5mila i morti e oltre un milione i profughi. Già da mesi dura la guerra nel Donbass. La gente sta morendo, l’infrastruttura è al collasso, centinaia di migliaia di persone sono in fuga. Nel patchwork di territori controllati da ucraini e da separatisti, nel caos di bande, comandanti in guerra tra loro, eserciti male armati e peggio addestrati, potrebbe esserci l’effetto collaterale di una guerra di tutti contro tutti».