Ultimamente un gruppo di noi accompagnati da Tessa che è originaria di Miyako, una delle città devastate dal terremoto e dallo tsunami del marzo scorso, siamo andati a visitare quest’area per due giorni. Lo scopo della visita era di conoscere meglio quanto è già stato fatto, individuare le attuali necessità e capire l’utilizzo degli ulteriori fondi disponibili Yen 4.516.000,00 (Euro 41.054,00) raccolti sia qui o pervenuti da attività del Movimento dei Focolari e soprattutto dai Giovani per un Mondo Unito. Fino ad ora infatti avevamo inviato, parte dei fondi raccolti dalla nostra comunità Yen 4.240.000.00 (Euro 38.545.00) tramite le diocesi di Sendai e Saitama nelle quali ci sono tante città devastate e materiali di prima necessità direttamente sul posto ad un’amica nostra, Saito che con l’aiuto della Parrocchia e delle sue amiche aveva in vari modi provveduto a distribuirli.
Arrivati a Miyako erano ad attenderci Saito, i genitori di Tessa, il parroco e una cristiana che poi ci hanno assistiti costantemente. Siamo stati alloggiati nella parrocchia; anche la chiesa viene utilizzata per far dormire i volontari inviati dalla diocesi di Sapporo.
Prima di iniziare la visita ai luoghi e alle persone, ci hanno raccontato quello che loro avevano vissuto e con che anima. Si intuiva già quello che poi durante le due giornate abbiamo constatato nei vari incontri: la tragedia e la distruzione è stata enorme, quasi inimmaginabile nonostante le immagini video trasmesse in diretta che tutti conosciamo, ma le devastazioni più difficili da sanare restano quelle nascoste nel cuore delle persone.
Nella zona visitata, tutti i rifugiati che avevano perso le abitazioni hanno potuto lasciare i posti di fortuna (palestre, tende ecc.) previste dai piani di emergenza e sono stati trasferiti in piccolissimi prefabbricati costruiti quà e là nelle campagne, per lo più lontane dai centri abitati. L’assistenza governativa, oltre alla rimozione delle macerie e la ricerca dei dispersi ancora in atto, ha fornito ai rifugiati anche viveri e l’indispensabile, fino a prima del trasferimento nei prefabbricati.
Sul posto sono ancora presenti ed attive persone inviate da organizzazioni di volontariato, le più varie. Queste per lo più, fino ad ora, hanno affiancato il lavoro concreto di sgombro delle macerie, ripulitura degli ambienti esterni e distribuzione, sotto varie forme, di oggetti e materiali ricevuti tramite le loro organizzazioni.
Anche i gruppi di volontari arrivati tramite l’organizzazione della Chiesa, (Diocesi e Caritas) hanno svolto gli stessi compiti. Saito, e le sue collaboratrici a cui i nostri del Movimento hanno inviato i pacchi di vestiario e i generi di prime necessità avevano fatto altrettanto. In parrocchia è nata pure l’idea di allestire dei “Caffè mobili” in cui si dispongono dei tavolini si offre bevande, si crea un ambiente il più possibile accogliente e ora, con il permesso e il contributo delle autorità locali, si prepara a turno, prima in un quartiere e dopo alcuni giorni ci si sposta in altro più lontano. Le persone vi si recano soprattutto per avere la possibilità di comunicare; trovarsi con qualcuno che li ascolta riaccende in loro la speranza perchè sperimentano che non sono più soli.
Emblematica è stata l’esperienza della Hakoishi, una signora non cristiana diventata amica e collaboratrice di Saito, a cui abbiamo fatto visita nel prefabbricato dove vive da pochi giorni. Ha perso tutto, ha visto il suo quartiere e la sua casa mentre veniva distrutta nella forma più sconcertante, una sua figlia di 34 anni dispersa di cui l’unico segno tangibile rimastole è un piccolo album con le foto bruciacchiate ritrovato tra le macerie. Ci diceva con tale serenità e amore come fino ad ora, lavorando per altri che sono in condizioni simili alle sue, poteva portare con leggerezza le sue disgrazie, ma nei momenti di solitudine sentiva il suo cuore rabbuiarsi e il peso divenire gravoso. Ciò che ci impressionava di più non era tanto la tragedia stessa ma era la dignità con cui lei la sta vivendo. Sentivamo la presenza della mano di Dio, altrimenti, non si spiega.
Le necessità materiali sono ancora ingenti e di ogni genere, ora con l’entrata nella stagione invernale è facile individuare gli obbiettivi (stufe, vestiario pesante, …) Cercheremo di impegnare i fondi di cui disponiamo, cercando che l’utilizzo venga fatto il più possibile in loco in modo che vi sia un beneficio anche per i pochi negozi rimasti attivi nell’area.Le esperienze del parroco e delle altre persone incontrate ci confermavano che in questa fase è ancora più sentita la necessità che ci siano persone che sappiano ascoltare e condividere. Cercheremo di agire in questa prospettiva incrementando i rapporti che già ci sono, sostenendo chi si dedica a questo e mantenendo viva la possibilità che si aprano altre vie.
Alcune settimane fa, alcuni giovani del Focolare si sono recati nello stesso posto. Hanno visitato anche un asilo nido al quale avevamo mandando vari materiali di prima neccesità, hanno cantato alcune canzoni ai bambini che erano felicissimi di questo dono; non finivano di ridere e di saltare dalla gioia dicendo “venite ancora!”. Questi giovani sono andati anche a pulire il giardino della casa di una signora della parrocchia di Miyako. Prima di ripartire per Tokyo, i giovani Gen si sono presentati ai parrocchiani e un giovane del posto si è avvicinato dicendo: “fino adesso ho sentito tante canzoni per i terremotati, ma ascoltando voi oggi, sentivo che siamo una cosa sola. Se fate qualche attività, me la fate sapere, anche se Tokyo è lontano, vorrei venire anch’io.”
Mentre ringraziamo ciascuno per gli aiuti che ci sono arrivati, vogliamo mettercela tutta per continuare ad assistere queste persone in difficoltà.
Da Tokyo, Renata e Austin
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