mercoledì 18 gennaio 2012

Il rischio di essere respinta

Mi chiamo Anne, ho 22 anni e sono francese. Ho appena preso il diploca di educatrice di comunità. In Francia la fede si custodisce all’interno della vita personale, nel privato e non si parla di religione negli ambienti pubblici, a scuola, al lavoro, soprattutto nel lavoro sociale.
La scelta di vivere per l’unità fa parte di me fin da piccola e Gesù c’entra con tutte le decisioni importanti che ho preso. Solo per fare un esempio, mi sono iscritta alla scuola di servizio sociale perché vorrei portare il suo amore a quelli che hanno di meno, agli ultimi... che per Lui sono i primi.
Quando ho partecipato al test di ammissione alla Scuola, anche se questo era il motivo essenziale per me, alcuni amici mi hanno consigliato di non fare nessun accenno alla fede, per non rischiare di essere respinta.
Ho fatto così, ma è stato proprio l’esaminatore a chiedermi di spiegare di più il motivo che mi spingeva a scegliere quella professione. Mi ha detto che anche lui era cristiano... Allora mi si è sciolta la lingua e ho detto tutto quello che avevo in cuore. E’ stato un momento molto forte per sperimentare che la coerenza ci fa costruire rapporti veri.
Poi, per 3 anni, la vita degli studenti: il desiderio di fare gruppo, di stare bene con gli altri. La sera, si usciva insieme e si parlava di tante cose.
Tanti erano impegnati in un rapporto di coppia. Un giorno, un ragazzo mi ha preso in giro a lungo perché non capiva il valore che davo alla purezza; per lui vivere così era pura follia. Ero tentata di lasciar perdere: a cosa poteva servire parlare, in una situazione in cui tutti la pensano in modo diverso? Ma poi ho deciso di mettermi in gioco. Vivere il Vangelo per me non è una follia. Ho cercato di donare serenamente il mio pensiero. E invece di sentirmi isolata o rifiutata, ho visto crescere l’interesse negli altri verso quello stile di vita.
Un’altra volta, abbiamo lavorato per una settimana su varie tecniche di mediazione. Dovevo scrivere un testo personale da leggere davanti a tutti, studenti e docenti. Così ho parlato della mia scelta professionale come impegno a vivere la carità, la fede, essendo questa la mia motivazione principale. La presentazione è stata accolta bene. Ancora una conferma che, in fondo, tutti cerchiamo la verità, tutti vogliamo puntare in alto.
Nei giorni successivi, quando capitava di cominciare a parlare tra di noi di vari argomenti, non c’era più superficialità, o imbarazzo: nascevano subito tante domande e si andava in profondità. Forse anche questo ci ha aiutato a volerci più bene.

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