I protagonisti sono una coppia modesta, che sopravvive in un quartiere della periferia di Le Havre, grande porto del nord della Francia. Marcel ha lasciato la letteratura per fare il lustrascarpe - per essere più vicino alla gente - almeno dice lui. Sua moglie Arletty è una donna immigrata che, con grande dignità, tiene la casa e gestisce le poche entrate. Il quartiere sembra fatto per questa coppia stile anni '60, con drogheria, fruttivendolo e "bistrot" che fanno volentieri credito (la solidarietà del quartiere è uno dei tanti valori del film). Tutto sembra funzionare bene fin quando, su un registro più contemporaneo, Idrissa fugge da un container di immigrati clandestini ed è ricercato dalla polizia. Marcel si imbatte nel giovane gabonese e decide di aiutarlo. Dalla routine e la modestia del lustrascarpe, l'uomo si trasforma allora pian piano in un'altra persona. La solidarietà diventa il filo conduttore del racconto, con tutta la fantasia che la vera generosità può "sbrigliare".Miracolo a Le Havre - come parecchi film usciti nella stessa stagione - ci trasmette fede nell'umanità, generosità, energia per affrontare la vita. E il tutto senza illusioni o sentimentalismi.
Il film si presta a un dibattito sull'immigrazione, ma soprattutto a come mettere in moto quella generosità che è nascosta in ciascuno di noi. Dai 14 anni in su.
Mario Ponta
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