Mi chiamo Claudine e vivo a Bujumbura, nel Burundi, un paese di splendide colline verdi e altopiani. In questo scenario, quando avevo 4 anni, nel 1993, è scoppiata una guerra terribile che è durata 12 anni. Anche la mia famiglia ha perso tutto; noi siamo 8 fratelli, la nostra casa è stata distrutta e siamo dovuti scappare.
Nella mia famiglia, non si è più voluto parlare di quel periodo. Quando facevo qualche domanda alla mamma, mi rispondeva sempre che l’essenziale era che fossimo vivi, che c’era solo da ringraziare Dio. Facevo quello che lei mi diceva, ringraziavo Dio e lo pregavo per la pace nel mondo.
Ma le domande restavano chiuse nel mio cuore e sono cresciuta in un clima di paura. Avevo negli occhi la violenza che avevo visto. Poco alla volta mi sono rifiutata di guardare la televisione, i giornali; la notte non riuscivo a dormire. Anche se a scuola avevo buoni risultati, quella paura non mi lasciava.
Qualche anno dopo, quando il mio papà è morto per una malattia, le domande sono cresciute: perché la morte? Perché il mio papà era partito per il Cielo così presto?Eppure Dio mi attendeva, anzi non mi aveva mai dimenticato. In quei mesi, qualcuno mi ha invitato ad un incontro dei Giovani per un Mondo Unito e lì ho capito che Dio mi ama immensamente e, con lo stesso amore immenso, ama la mia famiglia, il mio popolo: Lui ci sostiene in mezzo ai dolori più grandi.
Con Lui ha senso vivere e ricostruire la pace e l’unità. Oggi tutto è nuovo, è cominciata una vita nuova. Voglio imparare a vivere l’arte di amare (amare tutti, amare per prima, soffrire con che soffre e gioire con chi è nella gioia, vedere Gesù negli altri), l’amore del Vangelo, così da essere un contributo insieme a tanti altri giovani per il mio Paese e per la fraternità universale.
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